Officina Magazine
Magazine online d'attualità e opinioni

5 consigli dal Torino Film Festival

Le scelte di Officina Magazine dal TFF

Lo scorso 28 novembre si è conclusa la 38esima edizione del Torino Film Festival, manifestazione che quest’anno, per via della pandemia da Covid-19, si è svolta interamente tramite l’utilizzo di piattaforme digitali streaming come RaiPlay, Facebook, YouTube e MyMovies, quest’ultima per la fruizione delle opere presentate.

Nella settimana andata in scena tra venerdì 20 novembre e la giornata conclusiva, il già citato 28 novembre, abbiamo avuto modo di visionare diversi lavori in concorso.

In questo breve articolo vogliamo proporvi e consigliarvi 5 opere di quelle che abbiamo visto!

 


1 – Las Niñas – Schoolgirls (Pilar Palomero, Spagna, 2020)

Las Ninas - Schoolgirls

 

Una rappresentazione delicata e nostalgica dell’inizio della fase adolescenziale e della pubertà, ambientata nella Spagna degli anni Novanta, nella quale vengono rievocate le sensazioni, le scoperte e i rituali che contraddistinguono questo periodo della vita: la formazione dei tratti sessuali, il contenuto dell’armadio che cambia, il trucco, la musica di riferimento, le sigarette e l’alcol, la discoteca e il doversi sentire parte di un gruppo, con le contraddizioni che ne derivano da esso; ancora: i ragazzi, la scoperta del sesso e della propria sessualità.

La protagonista è Celia, una ragazza in piena transizione tra l’infanzia e l’adolescenza. Ella conduce una ricerca personale insicura, fatta di domande a cui cerca risposte andando contro a quelle figure che percepisce come autorità.

La regista, attraverso il racconto della storia di Celia, sembra voler definire l’adolescenza come l’età di mezzo: ci si vuol svezzare individualmente, con le proprie singole forze, ma allo stesso tempo si cerca un riparo sicuro nei propri genitori; né un’azione né l’altra però si riescono a ottenere.

 


2 – Moving On (Dan-bin Yoon, Corea del Sud, 2019)

Moving On

 

Un ritratto familiare che delinea le trasformazioni in atto all’interno della società orientale e i contrasti generati dalle differenze tra le quattro età dell’uomo rappresentate lungo la storia della pellicola: la serena e spensierata infanzia del giovanissimo Dongju, le inquietudini adolescenziali della sorella Okju, i fallimenti lavorativi e di vita degli adulti, del proprio padre e della zia, e infine l’età senile del loro anziano nonno, nella casa del quale, all’inizio del film, si trasferiscono.

Il desiderio di Okju di raggiungere un amore autentico, sincero e genuino che emerge dal suo guardare i ritratti e gli album fotografici vecchi del nonno assieme alla nonna si contrappone ai fallimenti amorosi del padre, divorziato, e della zia, prossima al divorzio. La paura della morte dei due giovani si scontra col desiderio dolce del nonno di poter riabbracciare quanto prima in cielo la propria compagna di vita.

Ed è proprio l’amore che sembra avvicinare e accomunare le due generazioni più distanti, decretando il fallimento dell’operato degli adulti, che han preferito il materialismo al sentimento stesso dell’amore.

 


3 – Camp de Maci (Eugen Jebeleanu, Romania, 2020)

Camp de Maci

 

Un film che mostra ed espone le difficoltà di condurre una vita differente dall’eteronormatività vigente e insinuata in ogni aspetto quotidiano e istituzionale in un paese come la Romania.

Cristi è il protagonista del racconto, un giovane poliziotto che ha deciso di mutare la propria identità di genere, lasciando la sua vecchia fidanzata in seno alla scoperta del proprio amore omosessuale. Una scelta e un’esplorazione sofferenti, di cui egli prova sconforto e un senso di timore nei confronti della propria sorella ma soprattutto dei suoi colleghi di lavoro e dell’intera istituzione poliziesca in senso più ampio. Un corpo, specchio del paese, che non accetta ancora forme d’amore diverse, nel quale domina il machismo.

Nel corso della pellicola si entra in contatto con il dissidio interiore, con il nervosismo, con le insicurezze e le paure che attanagliano Cristi durante l’intervento della polizia in una sala cinematografica, irruzione dovuta alla manifestazione di un gruppo nazionalista e omofobo che sospende e non permette la proiezione di un film dalle tematiche queer.

 


4 – Mickey on the road (Mian Mian Lu, Taiwan, 2020)

Mickey on the road

 

Un viaggio per ritrovarsi, per raggiungere una matura consapevolezza di sé, arrivando a ottenere risposte che infrangono le proprie iniziali speranze.

Mickey e Gin Gin, protagoniste del film, sono due ragazze taiwanesi profondamente diverse ma unite da uno stretto legame di amicizia: Mickey si occupa di accudire la madre, sofferente di depressione e in cerca di qualcuno che la faccia sentire amata e meno sola; nel tempo libero frequenta il centro di arti marziali, vorrebbe entrare nella squadra del centro, ma è impossibilitata per il motivo di essere donna. Gin Gin è invece estroversa, lavora come ballerina in una discoteca e si fa simbolo dell’oggettivizzazione del corpo femminile, estremamente opposta alla raffigurazione androgina di Mickey.

Il viaggio che le due amiche decidono di compiere andando a Guangzhou permetterà loro di colmare i dubbi da cui si sentivano oppresse: la speranza d’un amore per Gin Gin, il ricongiungimento e il conseguente ritorno a casa del padre per Mickey.

La pellicola mostra inoltre le contraddizioni delle due realtà asiatiche protagoniste: le vivaci e colorate serate alle luci al neon accostate alle arcaiche tradizioni religiose a Taiwan, l’esaltazione del progressismo e della democrazia contrapposta alla censura per la Cina.

 


5 – Une dernière fois (Olympe de G., Francia, 2020)  

Une dernière fois

 

Si fanno sempre migliaia di aspettative nei confronti della prima volta, ma come sarà la nostra ultima volta?

Questa è la domanda che diventa il leitmotiv dell’intero racconto filmico nel quale Salomé, una donna di 69 anni, rifletterà e cercherà una definitiva risposta prima della sua morte programmata, poiché ella non vuol vivere in una società che non presta attenzione agli anziani.
In questa sua intenzione verrà aiutata da una sua amica, una giovane regista che si occuperà di documentare le ultime prove sessuali della donna attraverso la camera.

A dominare sono l’esplorazione dei corpi, dei piaceri e delle emozioni carnali nuove, mai provate prima in vita e della conseguente apertura sessuale che si crea; la ricerca di una continua instaurazione di sguardo, del farsi guardare e dell’osservazione voyeuristica, tutto in un film pornografico in cui a trionfare e ad avere il controllo della situazione sono lo sguardo e i desideri femminili.
Un’opera, quindi, che si distacca dalla stereotipata rappresentazione classica in cui a comandare sono le ossessioni maschili.