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8 marzo: scriviamo il futuro in chiave femminista

Oggi è l’otto marzo, festa della donna. Noi di Officina teniamo alle donne e, per celebrarle, abbiamo deciso di dedicare a tutti, uomini e donne, questa riflessione, perchè le donne vanno trattate come un fiore tutto l’anno, e non solo l’8 marzo.

La Giornata internazionale della donna si festeggia come ogni anno l’8 marzo, in molti Paesi del mondo. Fu istituita per celebrare i diritti ottenuti dalle donne nell’ultimo secolo, e sensibilizzare su quelli ancora da ottenere, più di quanto non avvenga negli altri 364 giorni dell’anno. Nacque nel 1909 negli Stati Uniti, dove si svolse una manifestazione a favore del diritto di voto delle donne. La “festa” della donna è in realtà un campanellino che suona nella coscienza collettiva. Ricorda quanto ci sia ancora da fare per tutte le donne del mondo e per le future generazioni.

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Si dice spesso che il femminismo riguardi solo le donne vittime della società del passato, ma, in realtà, il femminismo è tutt’altro che antiquato, e si è solo adeguato ai tempi che corrono. Dovremmo essere tutti femministi, per le nostre sorelle nel mondo, che sono ancora costrette a matrimoni prematuri, alla prostituzione, al lavoro forzato. In ogni guerra oggi, la maggior parte delle vittime sono civili, soprattutto donne, che si ritrovano vedove con bambini che non vogliono o non possono nutrire. Loro non hanno il controllo sui loro corpi o sulle loro vite. Non sono andate a scuola e non hanno libertà. Vengono violentate, picchiate e a volte uccise con impunità. Il femminismo vuole a questo proposito, la parità di genere, il rispetto per le donne, per la loro libertà.

Che tipo di mondo vogliamo? Vogliamo un mondo dove la vita venga preservata e la sua qualità arricchita per tutti. È giunta dunque l’ora di attuare cambiamenti fondamentali nella nostra civiltà. Ma per cambiamenti reali abbiamo bisogno dell’energia femminile nella gestione del mondo. Abbiamo bisogno di un numero consistente di donne in posizioni di potere. Sebbene le donne svolgano già due terzi del lavoro, hanno meno dell’ 1% dei beni del mondo. Sono pagate meno degli uomini per lo stesso lavoro – se sono pagate – e rimangono vulnerabili perché non hanno l’indipendenza economica e sono constantamente minacciate dallo sfruttamento dalla violenza e dall’abuso. Dare alle donne una formazione, un lavoro, la possibilità di controllare il proprio reddito ed avere una proprietà è un beneficio per la società. Se una donna è competente i suoi figli e la sua famiglia hanno più vantaggi, poichè può offrire loro risorse che possono essere sfruttati per la loro formazione. Se le famiglie prosperano, la città prospera, e alla fine prospera tutta la nazione. Le società più povere e meno sviluppate sono infatti anche quelle che reprimono di più le donne. Nonostante ciò, questa ovvia verità viene ignorata dai governi ed anche dalla solidarietà. Le donne sono il 51 % dell’ umanità. Responsabilizzarle cambierà tutto – più della tecnologia, più del design e più dell’ intrattenimento. Le donne che lavorano insieme, informate e formate, possono portare la pace e la prosperità in questo pianeta. Inoltre devono anche essere collegate, sostenersi a vicenda, e non farsi la guerra fra loro stesse, altrimenti non si va avanti nel progresso.
Vorrei chiedervi quindi di iniziare a sognare e preparare un mondo diverso, un mondo più giusto, un mondo di uomini e donne più felici che sono più sinceri con se stessi. Ed ecco come si inizia: dobbiamo crescere le nostre figlie e i nostri figli in modo diverso. Facciamo un grosso danno ai ragazzi per come li cresciamo, soffochiamo la loro umanità. Insegniamo loro a temere la debolezza e la vulnerabilità. Insegniamo loro a nascondere chi sono realmente perché devono apparire “uomini duri”. Più gli uomini sentono di dover essere dei machi, più il loro ego è debole. Facciamo un danno anche più grande alle ragazze perché le educhiamo a compiacere il fragile ego degli uomini. Insegniamo loro a limitarsi, a farsi più piccole, ad aspirare al matrimonio. In molti Paesi del mondo le spose bambine sono costrette ad abbandonarsi alla compagnia di un marito molto più grande di loro. In paesi più vicini al nostro invece, le giovani donne subiscono la pressione del patriarcato affinchè si sposino, altrimenti sono etichettate come un fallimento.
Il problema con il genere, è che ci detta come dovremmo essere piuttosto che riconoscere come siamo. Pensate a quanto saremmo più felici, più liberi di essere noi stessi, se non avessimo il peso delle aspettative dettate dal genere. I ragazzi e le ragazze sono innegabilmente diversi biologicamente, ma la società esaspera queste differenze e diventa un circolo vizioso. Si insegna l’onore ai ragazzi, la vergogna alle ragazze. “Chiudi le gambe”. “Copriti”. Si fanno sentire le donne come se, essendo nate femmine, sono già colpevoli di qualcosa. Ogni giorno si sentono casi di abusi. La risposta di molte persone, sia uomini che donne, è qualcosa del tipo: “Certo, lo stupro è sbagliato. Ma cosa ci faceva una ragazza in giro di notte mezza nuda?” come se il corpo femminile sia già di per sè una colpa. Al contrario un uomo selvaggio, senza nessun controllo è in qualche modo ‘accettato’ e non colpevolizzato. Così le ragazze crescono e diventano donne che hanno paura, che si reprimono, mentre i ragazzi crescono e diventano uomini che hanno paura di mostrare che provano questo sentimento umano.
Il genere, così come funziona oggi, è una grave ingiustizia. Le ingiustizie suscitano rabbia e quest’altro sentimento comune – al contrario della paura – ha una lunga storia di cambiamenti positivi. Credo profondamente nelle abilità degli esseri umani di inventare e reinventarsi per migliorare. La cultura non crea la gente, la gente crea la cultura. Allora dobbiamo creare la nostra cultura.
Per oggi, in occasione della Giornata internazionale della donna, in Italia e in più di settanta Paesi del mondo, è in programma un grande sciopero delle donne per protestare contro le forme di disuguaglianza tra uomini e donne. È organizzato da diversi movimenti femministi e, in Italia, da Non Una Di Meno. È uno sciopero femminista, sociale e politico, e non solo uno sciopero dal lavoro classicamente inteso: è un’astensione da ogni attività anche di cura, formale o informale, gratuita o retribuita ed è uno sciopero dal consumo e dai ruoli imposti dagli stereotipi di genere. Sul sito di Non Una di Meno si spiega bene l’obiettivo della mobilitazione di oggi: combattere tutte le forme di violenza di genere. Ci vediamo in piazza per scrivere il futuro! #TimeIsNow