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Aboubakar Soumahoro e la lotta contro i padroni

Esistono ancora i padroni e gli sfruttati, esistono ancora diritti per cui lottare

È una calda serata di giugno. Sacko Soumayla, ventinovenne maliano, viene colpito dagli spari di un fucile. Muore sul colpo. Il presunto autore, Antonio Pontoriero – ora a processo – avrebbe sparato perché infastidito dalla continua presenza di extracomunitari fra delle baracche che riteneva fossero di proprietà della sua famiglia.

Sacko Soumayla stava cercando delle lamiere per riparare la sua baracca. Come tanti altri, è costretto a vivere in una baraccopoli nella piana di Gioia Tauro, vittima del caporalato. Lavorano per ore sotto il sole, sottopagati e senza alcuna garanzia. Dietro gli sfruttatori si nascondono le mafie locali, che si arricchiscono con questo sistema.

Sacko Soumayla aveva deciso di opporsi a questo sistema: attivista sindacale dell’Usb, da sempre in prima fila nelle lotte sindacali per difendere i diritti dei braccianti agricoli sfruttati nella Piana di Gioia Tauro e costretti a vivere in condizioni fatiscenti nella tendopoli di San Ferdinando. Con lui combatteva Aboubakar Soumahoro, una delle avanguardie della sinistra italiana in un tempo di avvilente assenza di personalità significative. E se già si sprecano gli inviti a identificarlo come nuovo simbolo della sinistra – ricordiamo il Reato di la sinistra riparta da -, lui prosegue con le sue lotte anche dopo la morte del compagno.

È proprio il tragico evento che lo porta nei salotti televisivi, che gli fa conoscere una fama che merita. Le capacità di Soumahoro sono infatti notevoli, anche nel campo della capacità comunicativa. Una laurea in sociologia presso l’università Federico II di Napoli e una vita a lottare per i diritti dei diseredati, dei braccianti, dei migranti, di chi è sfruttato.

Pare quindi naturale che ieri, sabato 11 maggio, ci fosse una fila lunghissima di persone che aspiravano a entrare nella sala dove si sarebbe tenuta la sua conferenza. Insieme a lui Michela Murgia, nota scrittrice e critica letteraria. Da loro parte la denuncia: la lotta al caporalato, e al precariato in generale, non è più un tema centrale per la politica.

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Alla domanda “Esiste ancora il padrone?”, Soumahoro risponde “Sì. Ci hanno detto che la classe operaia non esisteva più. Falso. Oggi non c’è la fabbrica di massa, ma siamo di fronte ad una proliferazione di massa di operai che fanno attività diverse, che sono attoniti, oppressi e invisibili”.

E se la politica non è più capace a difendere i lavoratori precari, non resta che riprendersi i propri diritti con la lotta. Anche a costo di risultare invisi a un’opinione pubblica sempre più inquadrata, fascista.

Ai manganelli e al silenzio s’opporrà la dignità. Non ci si toglie il cappello davanti al padrone.

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