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All’Ombra della Cattedrale: Primo Atto

Anatomia di un pregiudizio

È stato angosciante seguire lo sviluppo della guerra ucraina senza la possibilità di fare nulla. TG, social media, newsletter: la sofferenza dei profughi e la ferocia dei combattimenti sembrano aver invaso le nostre vite. Quanto spesso è stato usato il termine “medievale” per descrivere quella devastazione! Questo mi ha fatto riflettere. E così, mentre i bombardamenti continuano a Kharkiv, rifletto su quanto sia facile pervertire la Storia.

 

Amo et Odi

Con nessuna epoca gli europei hanno un rapporto così contraddittorio come con il Medioevo. L’etichetta che gli abbiamo affibbiato è quella di “periodo oscuro”. Secoli barbarici in cui il progresso si è fermato e i traguardi raggiunti dai romani si sono azzerati, almeno fino al fiorire del Rinascimento.

Al tempo stesso, però, cresciamo con il mito di Re Artù e della Spada nella Roccia – chi non ha realizzato un elmo medievale con la confezione del pandoro da piccolo –, di Robin Hood, di Lancillotto e Ginevra. Per apprezzare le buone maniere di un uomo lo definiamo un “cavaliere” – e i cavalieri sono figure medievali. Ogni donna si immagina come “principessa” nel giorno del suo matrimonio – e le principesse sono figure medievali. Dirò di più, molti dei monumenti davanti ai quali ci scattiamo un selfie – cattedrali, conventi, piazze e castelli – sono appunto medievali.

Come può un’epoca che ha forgiato a tal punto il nostro immaginario essere “oscura”? Fin dove si spinge il pregiudizio e fin dove riesce ad arrivare la verità storica?

 

Come nasce un pregiudizio

Cominciamo con il dire che il Medioevo è penalizzato già dalla scelta del nome: “Età di Mezzo”. È assurdo considerare come un blocco monolitico mille anni di storia che hanno racchiuso infiniti corsi e ricorsi. L’età moderna ha periodizzazioni molto più precise – Umanesimo, della durata di un secolo; Rinascimento, della durata inferiore a un secolo – che consentono una presa di coscienza più esatta, perché l’oggetto è circoscritto. Quando si parla di Medioevo, ognuno è autorizzato a intendere ciò che preferisce: i longobardi, Carlo Magno, le crociate e Giotto sono tutti medievali.

Il pregiudizio contro il Medioevo è nato proprio quando è stato inventato il termine “Medioevo”, ovvero agli albori dell’Umanesimo. In un contesto di ritrovata ammirazione per le opere artistiche e letterarie della Classicità greco-romana, si pensò bene di condannare i tempi in cui i canoni di bellezza e valore artistico erano diversi da quelli classici. Niente di politico, ancora. Le strutture sociali e politiche del tardo Medioevo non si erano modificate al punto di consentire al disprezzo per il passato di non colpire il presente.

Una volta posta la prima pietra, fu facile costruirvi sopra. Giungiamo così all’Illuminismo, sistema di pensiero i cui cardini furono razionalità e scientificità. Sotto il suo influsso il pregiudizio estetico assunse una valenza culturale. Nasce il mito del Medioevo oscurantista, un’epoca fanatica in cui la Chiesa dominava sulle coscienze e sui potenti del mondo: roghi di eretici, crociate, tortura, Inquisizione.

Ultima fase di costruzione del pregiudizio fu quella in ambito politico e sociale. I rivoluzionari francesi inneggiarono alla loro impresa come all’abolizione della tirannia feudale – era inevitabile, dato l’impianto ideologico di matrice illuminista della Rivoluzione. La cosa curiosa? Non sapevano che l’Ancien Regime era distinto e per certi versi opposto all’esperienza del feudalesimo medievale.

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La domanda che sorge spontanea è perciò: come mai il Medioevo si è attirato tutti questi pregiudizi, e le altre epoche no? Non se lo sarà meritato?

 

Equivoci

I primi a incoraggiare il pregiudizio furono gli umanisti rinascimentali, persone senza dubbio geniali, ma con uno scarso interesse per la ricerca storica imparziale. In quanto artefici di sorprendenti scoperte e meravigliose opere d’arte, anche il disprezzo di cui investirono il Medioevo fu rafforzato dalla loro autorevolezza intellettuale. Da allora chiunque volesse trovare nell’Età di Mezzo un facile repertorio di oscurantismo, misoginia e fanatismo poté farlo senza temere di essere criticato: persone del calibro di Vasari per prime avevano giudicato senza fare ricerca.

Può sembrare un alibi, ma un rapido sguardo agli sviluppi più recenti della vicenda convince del contrario. Negli ultimi due secoli non si sono aggiunti nuovi elementi al pregiudizio contro il Medioevo, ma i falsi miti hanno continuato ad accumularsi “per inerzia”. Ci sono pletore di esempi a disposizione, quindi porto i tre che più mi hanno colpito:

  1. Il Mito della Terra Piatta. Nel Medioevo non era opinione diffusa che la Terra fosse piatta. Era universalmente riconosciuta come valida la cosmografia aristotelico-tolemaica, in cui la Terra è rappresentata come una sfera. Brunetto Latini, magistrato e studioso fiorentino che fu maestro di Dante, descrive molto chiaramente la sfericità della Terra. Nel Tractatus de Sphaera sono riportati algoritmi per calcolare la circonferenza terrestre. Ed era il Duecento!
  2. Il Mito del Superpotere della Chiesa. Questo è un fatto politico e, come ogni fatto politico, è soggetto a mutamenti anche importanti allo scorrere del tempo. Certo è che la Chiesa non riuscì mai a imporre un regime totalitario che si espandesse su tutti i territori della Cristianità. I papi furono spesso soggetti alle pressioni dell’aristocrazia romana; la loro autorità fu sfidata dal Sacro Romano Impero – basti pensare alla Lotta per le Investiture – e dalle dinastie sveve; Filippo IV di Francia ridusse i pontefici a suoi burattini nel Trecento, costringendoli addirittura a risiedere presso Avignone.
  3. Il Medioevo fu un’epoca di ignoranza. È un’asserzione così infondata che risulta difficile smentirla. L’ignoranza è assenza di cultura, concetto quest’ultimo che assume varie declinazioni. Il Medioevo ha conservato la cultura accumulatasi nei secoli classici grazie agli scriptoria di abbazie e monasteri. Ha altresì ampliato la cultura e la tecnica in numerosi campi, come l’architettura (basti pensare a gioielli come Westminster e Notre-Dame), la letteratura, la teologia (oggi bistrattata perché ritenuta inutile e clericale) e le arti figurative. Ogni miniatura medievale è un capolavoro di dimensioni ridotte, e alcuni manoscritti ne contengono fino a quattromila! La lingua italiana è stata creata nel Medioevo grazie al lavoro di letterati quali Andrea da Grosseto, Dante, Boccaccio e Petrarca. Come può definirsi “ignorante” una siffatta epoca storica?

 

Lo specchio della menzogna

Creare i cosiddetti “falsi storici”, ovvero fake news su argomenti passati anziché attuali, è semplicissimo. Si è spesso portato a esempio la frase del legato pontificio che, durante la Crociata Albigese, ordinò alle truppe di sterminare tutti coloro che si fossero trovati davanti, perché “Dio avrebbe riconosciuto i suoi”. Non ci sono evidenze che il legato abbia pronunciato quella frase, perché la sua unica attestazione è rinvenibile nel Dialogus Miraculorum di Cesario di Heisterbach, opera posteriore di venti anni alla Crociata, il cui autore era noto per la fervida immaginazione. Per non parlare dell’Inquisizione, la quale talvolta ricorse alla pena dell’immuramento: solo che non consisteva nel murare vivi i condannati, come si credette successivamente, bensì nel loro imprigionamento. Il “muro stretto” era termine inquisitorio per la cella carceraria, mentre il “muro largo” indicava invece una residenza sorvegliata, equivalente ai moderni domiciliari.

Medioevo, quindi: epoca poco conosciuta e ancor meno compresa, che oltre agli inevitabili difetti ebbe anche molti pregi. Gli si ascrivono ingiustamente eventi e tendenze storiche che mai hanno avuto luogo, o che hanno avuto luogo in altri periodi. L’impressione che ho riportato è quella di un’epoca-alibi, cui intestare tutto ciò di sgradevole che si è avuto dalla caduta dell’Impero Romano fino al Rinascimento. I roghi delle streghe e l’Inquisizione sono un fenomeno che contraddistinse il Cinquecento ben più del Medioevo, ma nell’immaginario comune questo dato non è stato introiettato. Come se per il Medioevo si puntasse il faro solo sui lati negativi, e per la Romanità e il Rinascimento solo su quelli positivi.
L’uso del termine “medievale” in senso dispregiativo si è ormai diffuso a macchia d’olio, tanto da renderne inutile lo scoraggiamento, perché il linguaggio è materia viva che non si può plasmare a comando.

Affrontare queste tematiche in Italia presenta anche difficoltà ulteriori legate alla nostra storia. Noi italiani abbiamo un rapporto “estremo” con la Chiesa: la maggior parte di noi è cattolica o anticlericale, ci sono poche sfumature. Ma buona parte delle conquiste culturali del Medioevo sono anche conquiste culturali della Chiesa, perciò per molti è difficile riconoscerle.
In secondo luogo, la gloria romana e lo splendore rinascimentale sono i nostri due principali motivi di orgoglio nazionale: adoriamo pensare all’Italia come il Paese dei grandi imperatori e dei grandi artisti. Dato che il pregiudizio contro il Medioevo è sempre stato vissuto in chiave comparatistica con il Rinascimento o la Classicità, per sconfiggerlo è necessario evidenziare tanto i lati positivi del Medioevo quanto i lati negativi degli altri due periodi. Per gli italiani è difficile non leggere questo revisionismo come un attacco più o meno involontario alle nostre radici.

Io, però, essendo cresciuto con i cartoni di Re Artù e i romanzi di Doherty, voglio ribadire la mia ammirazione per ciò che accadeva all’ombra delle cattedrali. Vi assicuro che non erano solo barbare esecuzioni e roghi di eretici.