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L’analfabetismo funzionale

Se ne sente parlare ovunque e diffusamente, ma che cos’è questo problema che affligge una parte di italiani? Quali sono le cause? Quali le conseguenze?

La neonata Italia del 1861 contava un tasso di analfabetismo medio del 78%, con picchi fino al 90% in certe aree della penisola. Oggi il problema non riguarda più l’alfabetizzazione semplice, ma l’analfabetismo funzionale.

Dall’indagine statistica Skills Matter condotta da PIAAC-OCSE nel 2016 emerge un quadro preoccupante. Ben il 28% degli italiani tra i 16 e i 65 è analfabeta funzionale.

Una percentuale che ci fa classificare, a pari merito con Israele e Spagna, quarti tra gli Stati OCSE e primi della UE. Peggio di noi solo Indonesia (69%), Cile (58%) e Turchia (47%). Un risultato di cui non andare di certo fieri…

Le analisi prendono in considerazione tre macro-abilità: l’alfabetizzazione da testi in prosa, l’alfabetizzazione da documenti e l’alfabetizzazione quantitativa (il calcolo). E offrono uno spaccato su questo fenomeno tanto poliedrico quanto diffuso.

 

COS’È L’ANALFABETISMO FUNZIONALE

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) definisce l’analfabeta funzionale una persona «che non può impegnarsi in tutte quelle attività che richiedono l’alfabetizzazione per un efficace funzionamento del suo gruppo e della sua comunità e anche per consentirgli di continuare a usare la lettura, la scrittura e il calcolo per il proprio sviluppo e per quello della comunità».

Un analfabeta funzionale è sì in grado di leggere, scrivere e fare di conto, ma non riesce a trarre informazioni da queste operazioni. Quindi non è davvero capace di comprendere ciò che ha sotto gli occhi, perché ne ha una fruizione segmentata e incompleta.

L’analfabeta funzionale – functional illiterate in inglese – si distingue per le scarse capacità di comprendere testi informativi come i libretti d’istruzione, gli articoli di giornale, i regolamenti, oltre che per le grosse difficoltà nell’eseguire calcoli basilari. A ciò si aggiunga un’inadeguata attitudine all’utilizzo degli strumenti informatici e un senso critico poco sviluppato. Non è raro che questi soggetti facciano comparazioni con le proprie esperienze personali o con quelle delle persone più vicine, così da sviluppare una visione parziale e limitata di scienza, politica ed economia.

Questo fenomeno non va confuso con l’analfabetismo di ritorno, anche se le due cose possono avere punti di contatto. Nel secondo caso una persona, a causa della scarsa pratica, comincia a regredire nelle sue funzioni con il passare del tempo. In poche parole: più si invecchia e – senza un costante esercizio adeguato – più peggiorano le capacità di lettura, scrittura e calcolo. È un po’ lo stesso problema con cui ci si ritrova a fare i conti dopo che non si usa per lungo tempo una lingua straniera studiata in passato.

 

RICADUTE SOCIOPOLITICHE

Willie Peyote nella sua canzone Avanvera dice che: «Lanalfabetismo è funzionale, nel senso che serve a chi comanda». E in effetti sembra proprio che i nuovi analfabeti abbiano un ruolo di primo piano nel diffondere disinformazione, soprattutto online.

Questi presentano una tendenza maggiore a condividere fake news e a non verificare le fonti delle informazioni in cui si imbattono. Non sono in grado di leggere correttamente e comprendere articoli, post, infografiche. Si fidano della persona che ha condiviso l’articolo e, forti di ciò, sono pronti a condividerlo a loro volta. Si innesca perciò un circolo vizioso che permette una diffusione su ampia scala di notizie false.

È il popolo di quella schiera di utenti di social che sviluppano una visione miope e limitata del corposo flusso di post e informazioni che li bombarda. Questo atteggiamento alimenta il processo delle cosiddette cybercascade, la diffusione a cascata delle informazioni. In particolare, si ha qui a che fare con le cascate informative. Le persone smettono di affidarsi alle loro informazioni od opinioni personali e cominciano a prendere decisioni sulla base dei segnali e delle influenze altrui.

Inoltre, l’analfabetismo funzionale ha esiti negativi anche nella percezione della realtà. Stando ai risultati dell’indagine Perils of Perception condotta da IPSOS, gli italiani hanno una visione delle dinamiche sociali distorta e tutt’altro che realistica.

Questo frequente atteggiamento rischia di produrre conseguenze gravi anche in materia medica. Antivaccinismo e medicine alternative possono avere effetti devastanti dovuti a una propensione ad agire senza consultare gli esperti. La disinformazione su un medicinale può risultare letale. Così come può esserlo sul posto di lavoro. Gli USA hanno dimostrato che sono numerosi, e soprattutto costosi, i danni provocati da errori frutto di analfabetismo funzionale.

 

POSSIBILI ANTIDOTI

Come si può arginare questo fenomeno? Bastano esercizio e costanza quotidiani.

Si stima che la maggior parte degli analfabeti funzionali sia cresciuta in una casa contenente meno di venticinque libri. Un ottimo antidoto è ovviamente la lettura – libri o giornali che siano. E poi le parole crociate e i giochi enigmistici, per tenere allenato il cervello. Per prevenire invece, un ruolo cruciale lo ricoprono la famiglia e la scuola.

Insomma, basta una piccola dose di pratica ogni giorno per non finire impantanati in delle sabbie mobili cognitive da cui è molto difficile uscire.