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Black Axe, la “nuova” e macabra mafia d’Italia

Un’indagine durata tre anni, 14 condannati, oltre 100 anni di carcere e i macabri racconti dei testimoni nel processo di Palermo. Le ombre sull’omicidio di Pamela a Macerata, i traffici di droga e la prostituzione. E la sensazione che sull’Italia si stia affacciando lo spettro di una “nuova” ed emergente mafia: la Black Axe.

Le origini. La Black Axe, anche conosciuta come Neo Black Movement of Africa, nasce in Nigeria nel 1977 in ambienti universitari. Nata come confraternita religiosa dalla volontà di nove ragazzi di “sconfiggere l’ingiustizia sociale” si è in poco tempo diffusa in tutta la Nigeria e ora mira ad espandersi nel mondo. Considerata una vera e propria setta, è illegale nella Nigeria meridionale, dove avvengono i riti di iniziazione per i nuovi affiliati. Sono definiti “gruesome, bloody and barbaric”. Macabri, sanguinosi, barbarici. In questo ritratto del rito offerto dal sociologo Daniel Offiong emergono offerte di sangue, droghe, scene di danze e stupri, oltre alla raccapricciante “prova di virilità”, secondo la quale l’iniziato, per lo più reclutato attraverso cooptazione, deve essere frustrato e bastonato da nudo. Infine, per concludere il rito, alle prime ora del mattino avviene la processione finale, la cosiddetta “Jolly”. Propaganda e disinformazione hanno fatto sì che questa confraternita diventasse in poco tempo una vera e propria organizzazione criminale.

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Il presente.

 Oggi è conosciuta come una delle mafie più letali al mondo. In Italia è presente da almeno dieci anni, arricchitasi sfruttando il mercato della prostituzione e della droga. Mantenendo un regime di terrore nei “loro territori”, i boss nigeriani sembrano aver cominciato la loro carriera criminale in Italia nelle province di Brescia e Torino, per poi espandersi in tutto il paese, arrivando a stringere patti con Cosa Nostra in Sicilia. Le prime inchieste sulla cosiddetta “Cosa Nera” sono state attuate proprio in Piemonte, dove sono stati condannati 36 imputati, con condanne che vanno dai 4 ai 14 anni. Le ombre della mafia nigeriana si estendono inoltre sul tragico omicidio di Pamela Mastropietro avvenuto qualche mese fa a Macerata, nonostante al momento non esistono prove tangibili che ne possano confermare il coinvolgimento.

La tratta. La loro principale fonte di ricchezza è la prostituzione, strettamente collegata alla tratta di esseri umani. Secondo l’Oim, organizzazione internazionale per le migrazioni, circa l’80% delle migranti che giungono via mare in Italia sono destinate al mercato della prostituzione e la maggior parte sono minorenni, tra i 15 e i 17 anni. Le donne nigeriane vengono allontanate dal proprio paese attraverso minacce, o nel peggiore dei casi con il rapimento dei familiari, per lo più figli. Un altro metodo di “reclutamento” è l’utilizzo del rito magico, noto come juju o vudu, spesso coinvolgendo la religione, creando un forte legame tra la donna e lo schiavista. Durante il tragitto che porta in Italia, vengono puntualmente rinchiuse in “prigioni” libiche in condizioni disumane, nelle quali subiscono stupri e violenze. Se al momento consideriamo che le uniche proposte di soluzione che emergono dal dibattito politico italiano riguardano un eventuale blocco di sbarchi, la situazione non sembra poter migliorare. Curare gli effetti e non la causa del problema è sempre stato e sempre sarà un metodo superficiale e inefficace.

Così, letale e silenziosa, la mafia nigeriana si sta diffondendo in Italia. Già in passato il Belpaese ha trascurato una mafia, quella calabrese, e oggi ne paga le conseguenze. Ma la memoria è controproducente se non seguita dall’impegno. Vogliamo davvero ripetere gli stessi errori del passato?

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