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Blade Runner 2049, film difettoso o capolavoro del cinema?

Denis Villenueve dà vita ad un film noir caratterizzato dall'ambientazione e dall'atmosfera cupe

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Da ormai due settimane, la prima posizione del boxoffice italiano è occupata da un film che ha sollevato molte controversie: ovviamente sto parlando di Blade Runner 2049, sequel del cult del 1982, diretto da Ridley Scott.

Su questa pellicola, dove Scott compare come produttore e la regia viene affidata a Denis Villenueve, messosi in luce grazie a Sicario e Arrival, la critica si è divisa. Se oltreoceano il film ha avuto ottime recensioni, in Italia non tutti ne sono stati entusiasti. Al botteghino statunitense però il film non è andato così bene, soprattutto in relazione alle aspettative: l’incasso di 85 milioni di dollari non è nulla confronto alle spese di produzione, che ammontano a 250 milioni.

Dettagli tecnici a parte, passiamo alla trama.
Anno 2049. Dopo un colossale blackout avvenuto nel 2020, che ha causato la perdita di tutti i dati e una carestia planetaria, il genere umano è riuscito a sopravvivere facendo affidamento sui replicanti di nuova generazione e sulle colture sintetiche. L’agente K (Ryan Gosling) è uno dei nuovi replicanti ed ha il compito di scovare ed uccidere tutti i vecchi modelli superstiti, messi al bando da tempo. Durante la sua missione verrà a conoscenza di un segreto che potrebbe sconvolgere totalmente il mondo in cui vive, e che lo costringe a fare i conti con il suo passato.

La vera forza di questo film non sta tanto nella trama, per molti il punto più debole, quanto nelle ambientazioni e nell’atmosfera che Villenueve riesce a creare. Il mondo di Blade Runner 2049 è immerso nell’ordine più totale, al contrario delle ambientazioni piene di spazzatura e disordine tipiche del film di Scott, e ciò contribuisce ad aumentare la malinconia della quale il film è carico. Il regista canadese (anche grazie alla fotografia di Roger Deakins e alla colonna sonora di Hans Zimmer) dà vita ad un capolavoro visivo, confermando quanto di buono aveva fatto vedere con i suoi film precedenti.

La vera forza di questo film non sta tanto nella trama, per molti il punto più debole, quanto nelle ambientazioni e nell’atmosfera che Villenueve riesce a creare.

In questa pellicola possiamo trovare una perfetta commistione del vecchio con il nuovo, con annesse tutte le contraddizioni che ne possono derivare. La voce di Sinatra, gli spettacoli di Elvis e di Marylin sembrano fantasmi in un mondo che non è riuscito a credere nei propri sogni, vecchie illusioni di una vita passata alle quali nessuno fa più caso. D’altra parte anche la coscienza dei replicanti è diversa, molto più complessa ed “umana” rispetto al Blade Runner originale.

Il vero problema di questo film è che risulta essere un’unione di troppi concetti. Blade Runner 2049 dà vita a molti spunti diversi non sempre approfonditi a dovere, nonostante la lunghezza del film. Ad esempio il personaggio interpretato da Jared Leto, Niander Wallace, risulta piatto ed inconsistente, togliendo credibilità all’antagonista che sembrava essere invece ricco di sfumature.
Nel complesso però il film funziona, eccome.

Questo sequel, del tutto inaspettatamente, riesce a restare in linea con l’originale, aggiungendo però una nuova prospettiva nel mondo fantascientifico di Scott. Villenueve non tradisce le aspettative, anzi, le supera dando vita ad un film davvero sofisticato, ma allo stesso tempo scorrevole. Ambientazioni, atmosfere e recitazione rendono Blade Runner 2049 un sequel all’altezza dell’originale.