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Boko Haram e la tragica sorte dei ragazzi nigeriani

Il gruppo terroristico Boko Haram costringe i giovani nigeriani ad abbandonare le proprie famiglie per divantare kamikaze.

Dal giorno in cui è nato, il gruppo terroristico Boko Haram ha preso sempre più potere nella Nigeria e nell’Africa in generale. L’obiettivo in comune con lo Stato Islamico, ovvero punire gli infedeli e combattere l’occidente, ha fatto sì che nascesse un’alleanza tra i due gruppi terroristici.

Nei suoi 15 anni di vita, Boko Haram, ha destabilizzato definitivamente un paese già in bilico come la Nigeria, oltre a causare un numero considerevole di morti, attraverso attentati terroristici e con una tecnica che è diventata, purtroppo, un loro “cavallo di battaglia”: i kamikaze.

Soldati nigeriani armati con fucili M-14

Ma se per quanto riguarda l’Isis conosciamo le caratteristiche dei loro foreign fighters, chi sono i kamikaze di Boko Haram?

A differenza dei loro alleati, il gruppo terroristico nigeriano non utilizza l’indottrinamento per aumentare il proprio esercito, ma approfittando della povertà e del caos nel continente africano, riesce ad arruolare ragazzi e ragazze, per lo più minori, costringendoli a compiere atti orribili, uccidendone i genitori o chiunque si opponga al loro reclutamento.

Secondo l’Unicef, dall’inizio dell’anno, sono circa 110 i minori utilizzati per attacchi terroristici

La pratica dei bambini-kamikaze è diventata talmente diffusa, che la polizia in Nigeria si occupa prevalentemente di allertare le famiglie e di tentare di togliere dalle mani dei terroristi il maggior numero di minori possibile.

Secondo l’Unicef, dall’inizio dell’anno, sono circa 110 i minori utilizzati per attacchi terroristici, e la maggior parte di loro, con meno di 15 anni. Con questo nuovo atroce metodo, gli attentati di Boko Haram nel 2017 sono raddoppiati rispetto al 2016, uccidendo in questi due anni oltre duemila persone.

E qui inizia la storia di Maryam, Fatima, Hadiza, Nana, intervistate dal NewYorkTimes, e la storia di molte altre ragazze, le quali però non hanno l’opportunità di raccontarla. Le prime tre hanno sedici anni, Nana addirittura tredici. “Un ragazzo pretendeva di sposarmi. Io rifiutai e mi disse: te ne pentirai’”.

Hadiza, 16 anni, racconta la sua tragica odissea, dopo essere stata rapita dai militanti di Boko Haram. “Mi dissero che mi avrebbero portato in un luogo che sarebbe stato un paradiso per me. Io pensai casa mia, ma intendevano il Paradiso vero”. Dopo averle messo la cintura alla vita, diedero ordine ad Hadiza di andare in un posto affollato, e farsi esplodere, perché Allah ne sarebbe stato contento. Ma Hadiza si è ribellata, lei come tante altre ragazze, chiedendo aiuto alla polizia, appena fuori dalla vista dei terroristi. E se gli attacchi non sono abbastanza, a vietare un’infanzia normale nella Nigeria è anche la psicosi causata da Boko Haram.

Si calcola che negli ultimi tre mesi del 2016 siano stati circa 13 i ragazzi uccisi dalla polizia, scambiati per terroristi. E le donne, temute dalle comunità, vengono evitate o allontanate. Infatti, le principali campagne antiterrorismo dell’esercito raffigurano ragazzine in procinto di farsi esplodere, promuovendo un video in cui si incoraggiano quest’ultime a chiedere aiuto.

La situazione in Nigeria non sembra migliorare, soprattutto a livello umanitario. Nonostante i militari abbiano recuperato terreno all’interno della nazione, Boko Haram continua con i suoi attacchi terroristici e soprattutto tattici, finalizzati a minare le finanze del governo. Ciò ha provocato fino ad adesso oltre due milioni di sfollati e un inizio di epidemia di colera, che renderebbe più grave la crisi umanitaria che la Nigeria sta vivendo.

Dimentichiamo i ragazzi nigeriani con un pallone tra i piedi, liberi di giocare a calcio, perché in Nigeria a quest’età inizia per loro una silenziosa marcia verso la morte. Qui indossare una cintura non è sinonimo di eleganza, di stile, non è un modo per sembrare più belle davanti al ragazzo carino della classe a fianco. Qui, a Maiduguri, città nigeriana, indossare una cintura significa morte. Ma nel silenzio, tra il fumo degli ordigni, c’è sempre una forte luce di speranza. E brilla negli occhi di Maryam, di Fatima, di Nana e Hadiza. Se la Nigeria ha ancora possibilità di rinascere, dopo anni di violenza e soprusi, di carestie e guerre, lo deve fare ripartendo da loro e dal loro coraggio.