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Boris Vian e La schiuma dei giorni

Il romanzo capolavoro di Boris Vian del 1947 è un'opera unica: tragicomico, malinconico, poetico.

Le poete et trompettiste de jazz Boris Vian (1920-1959) ici au festival du jazz le 4 mai 1949 a Paris --- french poet and trumpet jazzman Boris Vian (1920-1959) during jazz festival in Paris may 04, 1949

Boris Vian fu un artista francese. La sua pagina di Wikipedia si dilunga in una lista interminabile di declinazioni di questo termine, nel tentativo di sintetizzare una vita che, seppur racchiusa in 39 anni, ebbe mille sfaccettature.
Poeta, scrittore, musicista e non solo, Boris Vian fu un’artista incredibilmente  effervescente, controverso e accattivante. Alla sua morte, giunta prematuramente nel 1959, lasciò tre raccolte di poesie, circa 500 canzoni, una decina di opere teatrali e altrettanti romanzi, tra cui lo scandaloso  “Sputerò sulle vostre tombe” (J’irai cracher su vos tombes).   

Forse più d’uno fra i lettori conosce la melodia della sua canzone più celebre, “Le déserteur”, grazie alla splendida versione italiana di Ivano Fossati : “Il disertore”.

La passione per la musica, l’irriverenza, la sfrenata creatività artistica di Boris Vian si riflettono in quello che è forse il suo romanzo più famoso e più bello. Sì, bello, perché l’estetica è parte integrante de “La schiuma dei giorni” (L’écume des jours). La bellezza scorre tra le sue pagine attraverso fiori, cocktail multicolore, sonate jazz e una struggente storia d’amore. Attenzione però, perché se è vero che La schiuma dei giorni racconta una storia d’amore, è anche vero che la storia sgorga da una piuma decisamente poco convenzionale.

Il favoloso mondo di Colin

Entrando nell’universo di questo romanzo, pubblicato nel 1947, è difficile non rimanere increduli. Protagonista del racconto è Colin, giovane e avvenente scapolo parigino a cui non mancano i mezzi economici. Tanto che si gode i servigi di un cuoco personale, Nicolas, pur non avendo mai lavorato un giorno della sua vita. Il favoloso mondo di Colin è una realtà assurda e spensierata, dove non è impossibile che un’anguilla spunti fuori dallo scarico del lavandino e venga servita per cena, dove il topolino d’appartamento è un cordialissimo inquilino con il quale scambiare due parole in amicizia. Dove esiste il Pianocktail, geniale strumento da lui stesso creato capace di trasformare le melodie prodotte dalla tastiera in vivacissimi e deliziosi cocktail.

Un mondo assurdo, raccontato da Vian con un registro realistico e per nulla immaginifico. I neologismi si mimetizzano in una narrazione apparentemente razionale, dando vita a un’atmosfera leggera, spumosa. Il tutto accompagnato dalla musica jazz di Duke Ellington.
Una volta superato l’effetto straniante iniziale, ci si addentra con piacere tra le pagine quasi fiabesche del romanzo.

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La favola incontra la disgrazia

L’atmosfera frivola e inebriante si concilia con il sentimento più travolgente: l’amore che solleva Chloé e Colin al di sopra della banalità della vita quotidiana.
Al ritmo jazz del racconto i due giovani sembrano danzare leggiadri sopra una nuvola. La schiuma dei giorni, la realtà ovattata, soffice e inaccessibile degli innamorati.

Ma questa realtà non è impermeabile alla disgrazia, che può farsi largo anche in un mondo strampalato dove sembra esserci spazio soltanto per la spensieratezza. All’improvviso, le malheur guasta l’idillio del romanzo. Lo fa in modo apparentemente innocuo, quasi dolce, travestendosi da ninfea. Allo stesso modo, l’unica soluzione al problema sembrano essere i fiori, tantissimi fiori. Nella ninfea e nei fiori, la favola incontra la disgrazia, la disperazione si ricopre di un manto di tenerezza, l’incubo non rinuncia alla bellezza. La ninfea è l’inizio di una spirale nefasta che investe l’intero surreale universo di Colin e guasta irrimediabilmente la realtà dorata e felice dei personaggi. Ne rompe il ritmo musicale e ne riduce le dimensioni a una claustrofobica camera da letto.

Meraviglia stilistica del romanzo è saper rendere naturale questo universo fantastico. Ne La schiuma dei giorni il surrealismo di Boris Vian trasforma l’orrore in bellezza, concilia umorismo e satira con la sofferenza più lacerante. È un racconto felice, ma anche tragico, molto divertente e altrettanto straziante. Forse proprio in queste multiple ambivalenze si trova il grande valore del racconto, ovvero una straordinaria poetica della sofferenza.

Un libro che riesce a farci sorridere raccontando di un dolore profondo, senza che questo diventi meno reale. Il racconto è assurdo e surreale, ma le emozioni, incluse quelle più cupe, emergono con forza.

Chiudendolo, il lettore è pervaso dalla malinconia di una disperazione ammantata di bellezza, proprio come una poesia.