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Briseide: le lacrime hanno il peso della parola

Briseide, graziosa sacerdotessa di Apollo e protagonista di un famoso episodio dell'Iliade, diventa per Ovidio e per noi un esempio letterario di denuncia dell'infelice condizione femminile

Dopo poche pagine dall’inizio dell’Iliade, Omero ci racconta il momento in cui Achille viene costretto a consegnare il suo giovane dono, la bella Briseide, nelle mani del desideroso Agamenonne. (Iliade, Libro I, vv. 304-348)

Briseide, patronimico per Ippodamia, figlia di Briseo, era una sacerdotessa troiana di Apollo, catturata da Achille come schiava e dunque amante, dopo che l’eroe greco le aveva ucciso il marito, Minete, re di Cilicia.

Achille, vedendosi portare via ingiustamente Briseide guancia graziosa, piange in riva al mare, implorando l’intervento della madre Teti.

Questo episodio dell’Iliade sarà oggetto della letteratura di Ovidio (43-17 a.C.). Il poeta latino, nella III lettera delle Heroides, una raccolta di epistole fittizie scritte da famose eroine ai loro mariti o amanti, immagina che Briseide scriva una lettera al suo amato Achille.

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Briseide scrive una lettera piena di rimpianto per non aver dato l’ultimo bacio all’amato: “Nell’allontanarmi non ti diedi neanche un bacio! Ma versai lacrime senza fine e mi strappai i capelli: mi sembrò, sventurata, di essere fatta schiava una seconda volta“.

Una lettera piena di incomprensione sul perché, consegnata ad Agamenonne, non viene più da lui richiesta indietro:“Sono lontana da tante notti e tu non mi reclami; indugi e la tua ira è lenta”. Un messaggio di fragile e impotente audacia femminile: “Molte volte decisi di ritornare, ingannando la sorveglianza del custode; ma c’era un nemico pronto a restituirmi impaurita. […] Tutte le cancellature che vedrai, sono state le lacrime a farle; ma, nondimeno, anche le lacrime hanno il peso della parola”. E chi ha pianto tanto, sa quanto pesa un fardello di lacrime.

Nella Casa del Poeta Tragico a Pompei, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il proprietario aveva fatto dipingere una bellissima e luminosa raffigurazione, riproducente proprio il momento della consegna di Briseide da parte di Achille. La scena è colma di personaggi: in secondo piano, un gran numero di soldati, inviati da Agamennone; in primo piano, l’imponente figura di Achille, che volge i mesti occhi a chi gli viene portata via. Dietro di lui l’anziano Fenice, il saggio educatore che lo sprona a trattenere l’ira, poi Patroclo, visto di schiena, e lei, la Briseide guancia graziosa.

 

Briseide è coperta quasi interamente da un bianco velo, con lo sguardo rivolto a terra; ha l’aspetto di quelle donne che vengono condotte al matrimonio senza conoscere il futuro marito. Così, nella nostra interpretazione, le lacrime di Briseide assumono la forma di una silenziosa protesta: il lamento delle tante spose bambine che, ancora oggi in molte società, si trovano costrette a sposare un uomo sconosciuto secondo l’usanza del matrimonio combinato. Forse, come Briseide, anche loro hanno scritto lettere o pagine di diario nel tentativo di alzare la propria voce per lamentare una condizione di sopruso. Come Briseide, restano sole, resta un pianto di denuncia. Ma, nondimeno, anche le lacrime hanno il peso della parola.