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Ciò che ieri era scandaloso, oggi è la normalità

Esistono opere d'arte scandalose? Forse. Oppure è solo il filtro spazio temporale del luogo e del tempo in cui viviamo. Può la paura dei cambiamenti fermarli? Forse. Anche se lo scherno non ha mai reso nessuno meno gay.

“Esistono opere d’arte scandalose?”

Questa è la domanda che ieri è stata posta ai followers di Officina Magazine nelle instagram stories.

Sì? No? Il 38% di voi ha risposto in maniera positiva, il 62% invece sostiene il contrario. Chi ha ragione e chi ha torto? Io non sono stata in grado di rispondere, o meglio non ho potuto rispondere. Mi mancava il tasto “dipende”.

Credo infatti che non esistano opere d’arte di per sé scandalose. Il fatto che un dipinto, una scultura, un libro o qualsiasi altra opera venga considerata “scandalosa” è relativo al tempo, alla cultura e agli occhi di chi osserva.

Basta pensare alla censura effettuata dai regimi e dai credi religiosi nel corso della storia. Oppure anche solo al rifiuto da parte del popolo di certe opere in alcune epoche, perché considerate inappropriate. 

Oggi invece molte di queste opere un tempo ripudiate le ammiriamo, e ai nostri occhi non sembrano colorarsi di tutte quelle sfumature di scandalo che i nostri antenati percepivano.

Il Meraviglioso Mago di Oz” è uno di questi. Se oggi può essere considerato un’allegra ed avvincente fiaba per bambini, quando fu pubblicato alle prime luci del ‘900, le reazioni di puritani e bibliotecari non furono positive. Secondo loro dall’opera emergeva la “mancanza di guida spirituale, l’esaltazione di una qualche mollezza codarda, l’inservibile ruolo dell’utopia pasticciata in salsa animalista e animistica (oggetti e cose, come bestie e materia parlano, ragionano, discorrono)[1]. Tutti elementi negativi insomma, che avrebbero potuto avere una cattiva influenza sui giovani. Tuttavia ciò non bastò a fermare l’onda di successo che l’opera stava cavalcando tra i lettori, per farla arrivare sino a noi oggi, che la percepiamo come un’avvincente avventura in un mondo fantastico.

Il “Giudizio Universale”, 1535-1541, di Michelangelo Buonarroti. Prima della censura dei nudi Marcello Venusti e Giulio Giovio fecero delle copie, così da avere oggi delle immagini dell’opera originale del maestro.

Un altro esempio sono i nudi dipinti da Michelangelo nel “Giudizio Universale” nella Cappella Sistina. Nel 1564, un anno dopo il Concilio di Trento, furono vestiti, perché considerati scandalosi. Per “fortuna” l’autore era morto il 18 febbraio dello stesso anno e non dovette assistere alle modifiche che vennero apportate dal suo capolavoro. Oggi molti critici ed amanti dell’arte sono rattristati per questa censura. Agli occhi del popolo quei nudi non parrebbero più così scandalosi, anzi, ai giorni nostri sarebbe emozionante poter vedere il disegno originale del maestro. Per quanto riguarda la Chiesa invece, forse quei nudi dovrebbero continuare a rimanere coperti.

Questione di prospettive, luoghi e costumi.

Tutto questo per dire che non c’è un giusto o uno sbagliato, il morale o l’immorale assoluto. E’ tutto filtrato dai pregiudizi culturali che sin da quando siamo piccini si sono insinuati nei nostri modi di pensare e di agire.

Il ruolo dell’arte

Cinquanta Sfumature Di Grigio”, il bestseller erotico che ha scosso l’Occidente, superando i limiti di ciò che si pensava potesse essere accettabile scrivere in un libro e cosa no.

Dopotutto non è forse questo uno degli scopi dell’arte? Far riflettere, mettendo il luce problematiche e contraddizioni di ogni epoca per poi superarle? A questo punto non è quindi logico che molte opere d’arte siano per natura sul momento scandalose? Una “scandalosità” però superabile oltrepassando le barriere del tempo, plasmando nuove credenze e nuovi standard.

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Chi mai avrebbe pensato vent’anni fa che un giorno, film, libri e serie tv con personaggi omosessuali potessero diventare socialmente accettabili?

Il nostro secolo passerà probabilmente alla storia come il secolo del Pride, dell’apertura e dell’accettazione verso forme di amore non tradizionali. Passerà alla storia come il secolo della lotta per l’uguaglianza, tra uomini, donne e chi si identifica solo nella parola “essere umano”. Passerà alla storia come il secolo dell’apertura, e dell’aspirazione alla libertà nel senso più totale, verso la demolizione dei tradizionali stereotipi di genere, di razza, di cultura, di provenienza e di stato sociale. Perché questa è la direzione nella quale moltissimi giovani del nostro mondo puntano.

Ci tengo però a sottolineare del nostro mondo, poiché le differenze ci sono sempre state e continueranno ad esserci. I nostri avanzamenti non vanno di pari passo con quelli del Terzo Mondo, della Cina o di altri paesi non occidentali. Per quanto siamo tutti più social e tutti più vicini, alcune realtà sono ancora ben lontane da dove noi ci troviamo ora. Non mi piace nemmeno usare con troppa leggerezza la parola avanzamenti. Chi dice che il nostro progresso sia per forza positivo? Agli occhi di Kim Jong Un forse tutto questo appare come una sciocchezza. Come lo appare davanti agli occhi dei più anziani e dei conservatori, che si chiedono in che direzione stia andando il mondo.

La paura dei cambiamenti

Qualche tempo fa ebbi una conversazione particolarmente interessante con una paesana di una città in montagna sulla sessantina, proprietaria di un’azienda agricola. Era preoccupata del fatto che sua figlia fosse in procinto di mettere su famiglia senza l’intenzione di sposarsi. Dal mio punto di vista avere una famiglia senza la benedizione dell’unione in Chiesa o l’ufficializzazione in Comune non rappresenta un motivo di turbamento. Per la donna invece è abbastanza scandaloso.

Parlando più a fondo mi è sembrato di capire che il suo sentirsi scandalizzata nascesse a un timore più profondo. La paura che il futuro prenda una piega negativa, nella quale i giovani smettano di dare il giusto peso ed il giusto valore a quegli elementi necessari alla felicità e alla realizzazione di un complesso solido di famiglia. La perdita delle radici, della propria cultura e delle tradizioni del luogo in cui si è nati: della propria identità.

Questo era per lei lo scandaloso. L’immagine di un futuro frivolo, fatto di persone vuote e superficiali, senza riferimenti, senza storia, perse nel marasma del mondo.

Evoluzione e adattamento

Ma è davvero questa la direzione in cui stiamo andando? Non lo sapremo finché non ci arriveremo. E’ chiaro però che ci stiamo staccando da quegli standard tradizionali che per decenni, se non secoli, hanno definito il “retto” modo di vivere.

“Cinquanta Sfumature Di Grigio” ha causato scalpore, “Cinquanta Sfumature Di Nero” è stato meno intenso, mentre a “Cinquanta Sfumature Di Rosso” avevamo già fatto l’abitudine. Come le prime volte che vedemmo apparire sui social foto di pizze e primi piatti la reazione fu: “Ma cosa ce ne importa di cosa mangia la gente?”, adesso invece è normale vedere su Instagram le foto di quello che hanno ordinato gli amici al ristorante. Stesso discorso per i selfie, ora li fanno tutti senza porsi tanti quesiti. Perché questo è il potere che ha lo scorrere del tempo: assorbire i cambiamenti.

L’arte quindi spesso provoca, ma l’umano evolve con il passare dei giorni, in un progresso che come diceva Darwin non è per forza positivo. E’ semplicemente un cambiamento, un adattamento a ciò che prima era strano e scandaloso, ma dopo è standard, accettato, normale.

Come il disprezzo ed il rifiuto di puritani e bibliotecari nei confronti del Mago di Oz non hanno impedito all’opera di diffondersi, la repulsione degli scandalizzati non sarà mai abbastanza per fermare ciò che davvero il popolo vuole.

Cito un verso della nuova hit di Taylor Swift: “Shade never made anybody less gay” – “Lo scherno non ha mai reso nessuno meno gay”.