Officina Magazine
Magazine online d'attualità e opinioni

Clonati due macachi, quale futuro per l’uomo?

La clonazione dei due macachi cinesi consolida il successo della ricerca in campo medico, ma accende nuovamente il dibattito che vede contrapporsi scienza ed etica

Dopo anni di sforzi di ricerca, è successo di nuovo. Degli animali sono stati clonati con la stessa tecnica utilizzata per la pecora Dolly nel 1996: il trasferimento del nucleo di cellule somatiche. Il procedimento consiste nel prelevare il nucleo di una cellula da un tessuto animale e inserirlo in una cellula uovo di un animale diverso ma della stessa specie, dalla quale sia stato preventivamente rimosso il nucleo contenente il DNA.

Per la prima volta però, è accaduto con due macachi, grazie al coordinamento del ricercatore Zhen Liu della Chinese Academy of Science di Shangai.

Tale evento ha suscitato scalpore in ogni parte del globo, dato che questi animali sono incredibilmente vicini all’essere umano, e ha forse riaperto una ferita mai del tutto rimarginata: quella tra la scienza e la chiesa. Di fatti, il cardinale Elio Sgreccia ha commentato la notizia definendola “una minaccia per il futuro dell’uomo”. D’altra parte, il direttore di Biologia dello sviluppo dell’Università di Pavia ha affermato che è vero che oggi si hanno gli strumenti per clonare l’uomo, ma questo non significa in automatico che sia una via possibile, dato che servirebbero centinaia di ovuli femminili.

Tuttavia, che la si veda in un modo o in un altro, esiste un problema etico reale che porta a domandarsi: è giusto clonare?

Ti potrebbe interessare anche...

Per rispondere a tale quesito ci viene in soccorso un documento dell’Onu. Infatti, dal punto di vista giuridico, ogni forma di clonazione umana è vietata da una dichiarazione non vincolante, votata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2005.

Raggiungere tale accordo non era stato facile poiché alle tesi statunitensi e italiane, quest’ultime di ispirazione cattolica, si contrapponevano una trentina di stati, tra cui la Gran Bretagna, la Francia, il Belgio,  il Giappone, l’India ed, infine, proprio la Cina (luogo in cui sono nate le due scimmie, Zhong Zhong e Hua Hua). L’obiettivo di questi paesi era escludere dal divieto la così detta clonazione “terapeutica”, ovvero quella che un giorno potrebbe forse permettere la cura di malattie come l’Alzheimer e il Parkinson, oltre che i traumi della spina dorsale.

Di fatto, ad oggi, non avendo in realtà alcun vincolo, i paesi membri sono ed erano liberi di clonare in via sperimentale per motivi terapeutici.

Il dibattito acceso alla fine degli anni novanta rimane dunque aperto, poiché se da un lato non vi è alcun divieto giuridicamente vincolante, dall’altro è difficile capire fino a che punto il ricercatore si possa spingere e se sia veramente capace di mettere un paletto alla propria ricerca scientifica in nome di dubbi etici.

In fondo, come si affermava nel documento Onu del 2005, fondamentale è rispettare e preservare la dignità umana.