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Coll’anno nuovo si principierà la vita felice

Un passo interessante dalle Operette Morali

Passeggere. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.

Con tali parole Giacomo Leopardi conclude una delle sue Operette Morali. Grazie a questo piccolo estratto si nota come già nell’800 l’uomo era solito svalutare il proprio passato, tendendo a ricordarsi solo della sofferenza provata, e a riporre fiducia in un avvenire ricco di nuove possibilità e speranze. Capodanno era ed è appuntamento fisso per fare un bilancio della propria esistenza e per interrogarsi su ciò che ci aspetta. In quella notte ci fermiamo ad ammirare la strada che abbiamo davanti, che ci sembra più che mai costellata di promesse, incredibilmente sgombra di difficoltà. È la notte in cui sentiamo che tutto è possibile e che il nuovo anno sarà carico di soddisfazioni e vittorie. Per una sera, ci sentiamo invincibili.

Diverse culture, diverse epoche, diversi calendari, eppure ovunque e da sempre si è avvertita la necessità di eleggere un particolare giorno che simboleggiasse la rinascita, il lasciarsi alle spalle il passato e aprire le porte al futuro. L’Occidente ha fissato il 1 gennaio come primo giorno dell’anno già a partire dal 46 a.C., quando Giulio Cesare promulgò il calendario giuliano. Questa decisione è stata mantenuta con l’introduzione del calendario gregoriano valido tuttora e si ritrova anche nella cultura giapponese. Alcuni paesi arabi, tra cui Turchia e Iran, lo fanno coincidere, invece, con l’equinozio primaverile, ovvero il 21 marzo. Ancora una soluzione diversa è stata adottata per il capodanno ebraico, che cade nel mese di settembre.

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A diversi paesi corrispondono anche diverse usanze, alcune ormai radicate da diverse generazioni, altre di più recente acquisizione. Limitandoci alla sola Italia, cotechino e lenticchie non possono mai mancare sulla tavola imbandita: in epoca romana si usava, infatti, regalare un borsello di cuoio ripieno di questo legume per augurare che si trasformasse in denaro, mentre il maiale è una carne grassa e quindi simbolo di prosperità. Allo scoccare della mezzanotte, dopo il brindisi e i fuochi d’artificio, è considerato di buon auspicio incontrare un anziano o un gobbo, presagi di longevità e fortuna, di cattivo auspicio, invece, i bambini e i preti.

Si usa, inoltre, indossare intimo rosso, rigorosamente nuovo e regalato; bisogna però buttarlo il giorno dopo affinché porti fortuna e amore. I più romantici, invece, non si lasciano scappare l’occasione di un bacio sotto il vischio, perché “Chi sta insieme a capodanno sta insieme tutto l’anno”. Nell’ultimo periodo hanno trovato diffusione tra i giovani le mode delle lanterne di carta cinesi da affidare al cielo insieme ai propri desideri e della lista di buoni propositi da attuare nell’anno nuovo.

Al di là di tutti i riti e le scaramanzie c’è però da chiedersi, il nuovo anno sarà davvero il principio della vita felice? Perché – parliamoci chiaro – sarà pieno, costellato, ricolmo di delusioni, sofferenze, rabbia, litigi, offese, sconfitte, esattamente come quello vecchio. Alcune persone ci faranno del male, altre se ne andranno, falliremo e falliremo ancora perché non siamo perfetti. Eppure la magia è che in 365 giorni ci sarà ugualmente posto per tanta felicità, risate, piccoli gesti che scaldano il cuore, condivisione. Faremo nuove conoscenze, arriveremo in alto, anche più in alto di quanto pensassimo, riusciremo, troveremo l’amore (non fate quella faccia, prima o poi arriva per tutti), avremo accanto le persone importanti e vivremo immense avventure.

Eppure, arrivati al momento di tirare le somme, ci scorderemo di questa parte, convinti, come lo è il Passeggero di Leopardi, che le nostre speranze stiano tutte nell’avvenire. E forse è il caso di smetterla con liste di cui dimenticheremo l’esistenza e magari prefiggerci come unico proposito per l’anno nuovo quello di essere un po’ più positivi, o come minimo onesti. Perché il male c’è, ma c’è anche il bene, quello presente e quello passato, che nessuno può strapparci via o negare che sia esistito. E quindi smettiamola di fare affidamento esclusivamente sul futuro, di cui nulla ci è dato sapere.