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Conclusa la conferenza sul clima, c’è ancora molto da fare

L'insuccesso della COP 24 di Katowice

Dal 4 al 15 dicembre, un giorno in più rispetto a quelli previsti, si è tenuta la conferenza sul clima Cop 24 a Kotwice, in Polonia.

Cosa si è ottenuto? Secondo molti un risultato parziale e insoddisfacente. Di fatti, l’associazione Greenpeace denuncia il fatto che nessun impegno chiaro e vincolante sia stato raggiunto fra gli oltre 200 stati partecipanti.

Sebbene si sia approvato un regolamento relativo all’accordo di Parigi del 2015 (rulebook), gli obiettivi di azione sul clima (Ncd) sembrano ancora lontani dall’essere raggiunti, primo fra tutti quello di tentare di mantenere l’innalzamento della temperatura media globale al di sotto dei 2 gradi °C.

Eppure gli ultimi studi sul tema affermano a gran voce e in modo allarmante che abbiamo pochi decenni per cambiare le nostre abitudini e stili di vita per salvare il pianeta. Ormai non si tratta più di fermare il fenomeno ma di limitare i danni.

Il patetico spettacolo degli interessi economici che prevalgono sulla salute e sicurezza nazionale e globale sembra però ripetersi anche questa volta.

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I governi sembrano indifferenti alle grida degli scienziati e dei cittadini, in prima fila, logicamente, i Paesi con le più grandi riserve petrolifere: Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita e Kuwait.

Di clima si parla poco all’interno dei salotti televisivi, nel dibattito pubblico e politico. Sembra quasi essere una questione di poco conto. In fondo, nella vita quotidiana di ognuno di noi, il problema pare non esistere. Tuttavia lo sarà sicuramente per i nostri figli e nipoti se non decidiamo di agire rapidamente con strumenti efficaci.

Le evidenze scientifiche negate porteranno a gravi conseguenze per l’umanità, sia questo fatto per non perdere profitti o consenso politico. Si veda quel che è successo in Francia.

In riferimento a quest’ultima vicenda è importante anche comprendere che i provvedimenti volti a ridurre l’inquinamento devono saper ben integrarsi con le condizioni socio-economiche dei gruppi destinatari. È impensabile, ad esempio, credere di poter tassare i carburanti senza offrire un’alternativa di trasporto pubblico efficiente ed ecologico.

Per questa ragione è importante iniziare a parlare del problema del clima all’opinione pubblica con una certa continuità e franchezza. Bisogna infatti far comprendere che il problema esiste ed è una crisi globale tremendamente reale. Vi deve essere una rinuncia collettiva e consapevole a modi di vivere e pensare che danneggiano il nostro pianeta per far accettare i radicali provvedimenti politici che si dovrebbero mettere in atto. Solo cosi, forse, i nostri governanti potranno smettere di essere spaventati dallo spettro del consenso ed inizieranno ad agire.

Tutto si riassume nelle parole di Greta Thunberg, una lungimirante ragazzina svedese che ha tenuto un discorso alla conferenza. Vi invito ad ascoltarla.