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Fortunato chi parla l’arabo

La polemica controproducente tra Giorgia Meloni e Christian Greco.

È notizia recente la polemica portata avanti dal partito politico Fratelli d’Italia e dalla sua leader Giorgia Meloni, contro una promozione temporanea del Museo Egizio di Torino rivolta alle persone di lingua araba, che dal 6 dicembre 2017 al 31 marzo 2018 potranno visitare la collezione archeologica in due al prezzo di uno.

L’iniziativa si chiama “Fortunato chi parla l’arabo” e ha lo scopo di avvicinare a questo straordinario patrimonio storico e artistico i nuovi italiani, che spesso nei paesi di provenienza non hanno avuto occasione di conoscere questa cultura millenaria che proprio in quei luoghi ha avuto origine.

Fratelli d’Italia ha contestato al museo questa iniziativa, accusando di fare del “razzismo al contrario” discriminando gli italiani, che si troverebbero svantaggiati da questa promozione.

Il Museo Egizio di Torino è uno dei musei di antichità egizie più importanti al mondo: è infatti secondo solo a quello del Cairo sia per la vastità delle collezioni che per il loro valore, spesso inestimabile. Inoltre è da anni in cima alla classifica dei musei italiani più visitati, con più di 800 mila visitatori l’anno. È stato fondato nel 1824 e nel corso degli anni si è ampliato sempre di più, sino all’ultima restaurazione, terminata nel 2015, che ha raddoppiato la superficie espositiva, rendendola più fruibile. I suoi successi economici e gestionali si riflettono sulla città con un continuo flusso di turisti da ogni parte del mondo.

Dall’aprile 2014 il museo è diretto dal quarantenne Christian Greco, dottore di ricerca in Egittologia, un curriculum arricchito da numerose esperienze all’estero e una carriera segnata esclusivamente dal merito.

Christian Greco (a sinistra)

Proprio il direttore è sceso in strada venerdì 9 febbraio, per incontrare Giorgia Meloni, che si trovava a Torino per fare campagna elettorale e aveva organizzato un evento di protesta davanti all’ingresso del museo.  L’incontro tra i due è stato ripreso in un video che è stato rapidamente diffuso in rete e che mostra la schiacciante superiorità delle logiche argomentazioni di Greco alle critiche insensate della portavoce di Fratelli d’Italia.

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Il direttore infatti ha spiegato che la cultura è universale e il compito di un museo è proprio quello di renderla accessibile a tutti, anche a chi non se lo può permettere. Di fronte all’insistenza della Meloni nel sostenere la discriminazione verso gli italiani, Greco ha snocciolato tutte le altre promozioni attive al museo, come ad esempio quella per le coppie nel giorno di San Valentino, quella per gli studenti il giovedì, e le molte altre attività che cercano di includere il maggior numero di persone, proprio perché il museo è di tutti i cittadini.

Ha inoltre puntualizzato che non si tratta di una questione di religione, ma di lingua ( cosa che all’interlocutrice sembrava non essere chiara) e che le due cose non coincidono:  per esempio in Egitto vivono 15 milioni di cristiani copti, che tuttavia parlano arabo. In aggiunta, le campagne pubblicitarie per questo tipo di iniziative  sono organizzate privatamente dalla Fondazione che gestisce il museo e non ricevono dunque fondi pubblici, senza contare che il museo destina solo 100mila euro per l’intera campagna di comunicazione.

Successivamente a questo dibattito, Fratelli d’Italia ha comunicato che, se  il centrodestra andrà al governo, provvederanno alla sostituzione di tutti i direttori dei musei nazionali, cosa però impossibile per quanto riguarda il Museo Egizio, dal momento che la nomina del direttore non è di competenza statale.

Questa gaffe ha spaccato il centrodestra, i cui membri si sono espressi in diversi ed ambigui modi riguardo all’accaduto, cercando di rimediare alla figuraccia fatta e ha causato al contrario numerosissime manifestazioni e messaggi di solidarietà dei torinesi al museo e al suo direttore, lodato per la pacatezza con cui ha risposto alle critiche.

Giorgia Meloni

È interessante notare che la promozione per i parlanti arabo era già stata attivata con successo gli scorsi anni e a livello nazionale non aveva avuto alcuna rilevanza. Tuttavia quest’anno l’iniziativa si è presentata come una ghiotta occasione per la propaganda politica ed è stata malamente strumentalizzata ai fini della campagna elettorale.

Tuttavia, la cultura in tutte le sue forme è universale, indipendente e superiore a qualsiasi ideologia politica e questo episodio dimostra chiaramente quanto sia controproducente attaccare con un pretesto così sciocco, funzionale unicamente al tornaconto elettorale, un’istituzione culturale di questo calibro, così apprezzata dai torinesi e con un tale successo a livello nazionale ed  internazionale.