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Crisi pandemica, sarà quella diversa?

Coronavirus, ecco qual è il vocabolo di questo lustro

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Gli effetti generati dal gettare un jolly del mazzo dei virus in un mondo globalizzato hanno inevitabilmente causato uno sconvolgimento mondiale, oggigiorno enfatizzato dai rapporti conflittuali che coinvolgono Paesi floridi di materie prime, quali Taiwan e la Federazione Russa. Parrebbe però che il mazzo del mondo abbia carte migliori rispetto a quelle degli anni 1929 e 2008 per affrontare quella ancora in corso, ormai comunemente individuata come crisi pandemica del 2020.

 

Quante volte dovremo ancora pescare e saltare il turno?

Occorre necessario esplicitare che la crisi attuale mostra punti di contatto e notevoli differenze con quelle verificatesi nel 1929 e 2008, ammessi questi sarà chiaro l’andamento disgiunto o allineato che ha assunto e assumerà il fenomeno fino al momento in cui si potrà dire concluso.

Innanzitutto, pare scontato evidenziare la diversa genesi delle crisi: le prime risultano derivanti da comportamenti finanziari quali l’investimento a fini speculativi, la cartolarizzazione dei titoli di credito, la sottoscrizione di mutui ad alto rischio, le pratiche derivanti da periodi di sviluppo individuabili nei Ruggenti anni Venti e nel crollo dell’URSS insieme all’entrata in vigore della moneta unica dell’Unione Europea.

Nessuno di questi risulta una delle cause generanti della crisi attuale: diversamente dai precedenti, il fattore scatenante dell’attuale stato di incertezza infatti non si è primariamente sviluppato nei mercati americani, ciononostante la crisi ha rapidamente superato confini e dogane divenendo globale nel breve periodo, producendo inevitabilmente effetti economici sul sistema globale.

 

Giocare a carte scoperte

In Italia e nell’Unione Europea in generale, è individuabile anche una diversa tecnica di affronto per contrastare il giullare sulla carta. C’è stato un approccio diverso rispetto a quello avuto per la crisi del 2008, infatti il nostro presidente del Consiglio dei Ministri in carica durante lo scoppio dell’emergenza ha riconosciuto la gravità della situazione e, consapevole dell’internazionalizzazione del Paese, è riuscito – sempre con non poche difficoltà, enfatizzate dalle posizioni dell’opposizione – a guidare lo Stato e ad investire un ruolo attivo nell’Unione, non nascondendosi dietro l’idea di irrilevanza degli istituti bancari e finanziari italiani sulla scena globale come fece il Capo del Governo del 2008. Egli infatti, non considerando il trasferimento della situazione americana ed europea attraverso le pratiche di importazione ed esportazione, non era pronto per affrontare una crisi di tale portata.

Una posizione chiara, trasparente e determinata non è stata mantenuta dal potere esecutivo delle potenze mondiali, negli USA il Presidente in carica ha mantenuto una politica simile a quella degli anni Venti del ‘900 di Hoover: un dannoso negazionismo iniziale che ha peggiorato la situazione, a cui è seguita un’incapacità di risollevare completamente lo Stato a causa di precedenti gravose dichiarazioni.

 

Come affrontare le variabili del mazzo

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La crisi attuale mostra differenze con quelle del 2008 e 1929 anche per quanto concerne il tema della fiducia, sia nei mercati che nei confronti dei governanti.

Durante le precedenti, l’eccessiva fiducia negli istituti finanziari aveva lasciato il posto alla sfiducia nel mercato e nello Stato, mentre l’incertezza del 2020 ha generato una sfiducia iniziale che è stata con il tempo attenuata grazie all’erogazione di sussidi, bonus, incentivi e fondi statali ed europei, all’abolizione progressiva delle restrizioni e della campagna vaccinale, nonostante la presenza di altre variabili del mazzo, identificabili per esempio nel susseguirsi di ondate generate dalle mutazioni del virus.

Ciò risulta tangibile dal punto di vista economico e finanziario e permette di assumere che la crisi pandemica sia la prima a cui politiche di Governo possano essere capaci di porre fine.

 

Potremo finalmente tornare a giocare al prossimo giro senza pescare? 

La crisi del 1929, secondo i critici, non ha trovato la chiave di volta nel New Deal elaborato da Roosevelt e Keynes, che ha prodotto effetti solo nel breve termine, riducendo solo per il primo biennio in maniera incisiva il fenomeno della disoccupazione e aumentando il potere di acquisto in modo non omogeneo, tuttavia nell’impegno degli USA nel secondo conflitto mondiale, evento che ha segnato la fine della stagnazione economica nordamericana. 

Mentre per la crisi del 2008 nonostante sia stata nazionalizzata e finanziariamente aiutata con 110 miliardi di sterline la Northern Rock Bank, principale banca britannica, sia stato utilizzato per la prima volta il fondo EFSE per risollevare l’economia spagnola, si dovette attendere il 2012 per ottenere un Regolamento europeo in materia di vigilanza e un provvedimento per la sicurezza dei mercati borsistici emanato dalla CONSOB.

Dai dati riportati risulta che lo studio dei fenomeni e degli eventi passati abbia permesso oggigiorno di affrontare in modo consapevole l’attuale stato di incertezza, pertanto le misure attuali potrebbero risultare vincenti per affrontare questa nuova normalità.

Tangibile è l’imprevedibilità attuale, causata da fattori esogeni, di forza maggiore: l’ultima parola spetta all’evoluzione degli eventi, alle aspettative dei cittadini, alla loro fiducia nel Governo e al contesto geopolitico globale.

Bisogna aspettare la carta giusta.