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Cronache di Russia – Lunedì 2 luglio

Ai calci di rigore passano Russia e Croazia. Danimarca fuori a testa alta, la Spagna meno.

La giornata del 30 giungo vedeva in programma due sfide, Francia-Argentina e Uruguay-Portogallo, sul cui esito era possibile formulare ipotesi ma non certezze, tant’è vero che le gare in questione sono apparse come appese ad un filo finché i direttori di gara non hanno posto fine alle ostilità. Quel che alla fine ne scaturisce corrisponde alla definizione di un quarto di finale tra Francia ed Uruguay, vincenti rispettivamente per 4 a 3 e per 2 a 1.

Ieri era in ballo la composizione di un altro quarto di finale dei Mondiali di Russia 2018, un incontro inserito nella parte opposta del tabellone e derivante dagli esiti di Spagna-Russia e Croazia-Danimarca. A differenza delle partite disputatesi il giorno precedente, queste ultime risultavano apparentemente pronosticabili con maggior semplicità. A posteriori, tuttavia, è parso ulteriormente chiaro come questo sia a tutti gli effetti il campionato mondiale delle sorprese e dei verdetti non scontati.

 

SPAGNA – RUSSIA   1 – 1   ( 3 – 4 dcr ) 

Per quanto già nella fase a gironi si fossero verificati eventi inaspettati, l’ottavo di finale disputatosi allo stadio Luzhniki di Mosca aveva una favorita. In effetti, all’innegabile disparità di blasone intercorrente tra le due compagini, si aggiungeva la nettezza dei dati: da quando nell’Europeo 2016 l’Italia li aveva eliminati, gli spagnoli non avevano più conosciuto la sconfitta e, da quando l’Unione Sovietica era diventata Russia, questa non aveva mai battuto la Spagna.
Alla superiorità tecnica e di palleggio della squadra iberica era però pronto a contrapporsi un atteggiamento di gioco russo votato al pragmatismo, oltre che la spinta più che influente del pubblico di casa.

Al momento dell’annuncio delle formazioni, emerge una duplice sorpresa, con Iniesta e Cheryshev che non vengono impiegati dal primo minuti dai rispettivi commissari tecnici. Entreranno nel secondo tempo.
Fin dagli albori del match, il pubblico si accorge di quale sia il prevedibile copione tattico che si imporrà per tutto l’incontro: Spagna che gestisce il possesso palla e Russia compatta dietro la linea del pallone aspettando il momento giusto per implementare un contropiede pericoloso.

All’11° minuto un cross da calcio di punizione spiove nell’area russa in direzione di Ignashevich e Sergio Ramos. I due si strattonano precipitando entrambi a terra e, nel frattempo, il pallone colpisce la caviglia del difensore russo rotolando nella sua porta.
Il replay chiarisce come il vantaggio spagnolo sia frutto di un autogol e non di un presunto ultimo tocco di Sergio Ramos (che esulta indicandosi come a volersi attribuire la marcatura), oltre al fatto che, se la palla non fosse entrata, probabilmente sarebbe stato comunque fischiato il calcio di rigore.

Dopo l’1 a 0, la Russia continua ad attendere gli avversari senza buttarsi disperatamente in avanti anzitempo. I minuti da giocare sono ancora tanti e, per il momento, è saggio pensare a non peggiorare il passivo con la speranza che, prima o dopo, si possa raggiungere il pareggio.
Così, a cinque minuti dallo scadere della prima frazione, Piqué intercetta in area, con il braccio alto, un colpo di testa di Dzyuba. E’ proprio quest’ultimo a segnare il conseguente penalty e a portare la sua squadra sull’1 a 1.

Il secondo tempo, così come il primo, si caratterizza per un prolungato possesso palla della Spagna. Si tratta però di un tiki-taka tanto preciso quanto inconcludente, una circolazione della sfera che non sfocia quasi mai in una chiara occasione da rete poiché sempre interrotta nei pressi dell’area russa e costretta a ricominciare ancora e ancora. Il 75% di possesso della squadra di Hierro è figlio della imprudente e boriosa certezza di avere la partita in pugno, di essere di gran lunga superiori e di essere sempre ad un passo dal creare i presupposti per il definitivo vantaggio.
Ciò nonostante, anche al termine dei minuti di recupero il punteggio rimane in parità e si procede dunque con i tempi supplementari.

In occasione dell’extra-time i due allenatori, per via di un tratto innovativo del regolamento di questo torneo, hanno la possibilità di effettuare una quarta sostituzione.
Nel corso della mezz’ora aggiuntiva le poche e non clamorose occasioni spagnole sono sventate dal portiere russo Akinfeev che si mantiene così molto più sollecitato ed “allenato” in vista dei calci di rigore che seguiranno.

Quando il momento dei tiri da dischetto arriva, il vantaggio psicologico della Russia appare evidente: la Spagna, dopo non essere mai stata veramente vicina alla seconda segnatura, ora ha tutto da perdere mentre, dall’altra parte, c’è un gruppo più modesto ma dimostratosi capace, spinto dal proprio popolo, di resistere agli attacchi avversari per 120 minuti.
La prima e la seconda serie di rigori sono trasformate ed è 2 a 2 (segnano anche Piqué ed Ignashevich facendosi perdonare le ingenuità che avevano causato i gol della partita). Dopodiché, Ankinfeev è bravo a respingere il tiro di Koke e Golovin si dimostra altrettanto pronto nel mettere dentro il rigore del 3 a 2 russo.
Dopo le segnature della quarta serie, il quinto rigore spagnolo di Iago Aspas è intercettato dal piede di richiamo del portiere della Russia.
La nazionale ospitante accede così, meritatamente, ai quarti di finale sconfiggendo dal dischetto una Spagna rea di aver proposto una prestazione al limite dell’arroganza.

In attesa di conoscere l’avversaria della Russia al prossimo turno, si profila una certezza: alla luce di questo risultato, dalla parte destra del tabellone uscirà inevitabilmente una finalista che non ha mai disputato una finale mondiale o che ne ha preso parte una sola volta, 52 anni fa (l’Inghilterra).

 

CROAZIA – DANIMARCA   1 – 1   ( 3 – 2 dcr )

Di fronte a quanto accaduto nell’ottavo di finale pomeridiano, la tensione dei tifosi croati sarà sicuramente aumentata data la numerosità dei colpi di scena alla quale si è fin qui assistito. Tra l’altro, è pur vero che la Croazia non può nascondersi dall’essere una delle nazionali aventi le carte in regola per la vittoria finale, ma sul suo cammino trova una Danimarca ostica, ordinata, compatta e campione del gioco aereo come da tradizione scandinava.
In un confronto da dentro o fuori, affrontare una squadra difficile da battere può equivalere a giocarsela contro un avversario dal quale è difficile non essere battuti.

Le caratteristiche della Danimarca, di cui sopra, ci mettono un minuto ad emergere: il primo fallo laterale in posizione avanzata, così come tutti quelli che seguiranno, viene battuto come se fosse un vero e proprio traversone e la palla raggiunge il cuore dell’area di rigore croata. Trasformare la rimessa laterale in una sorta di calcio d’angolo eseguito con le mani è utile a sfruttare l’altezza dei giocatori danesi che non ha eguali tra tutte le nazionali rimaste in corsa.
In questo caso, la palla raggiunge M. Jørgensen che ha il tempo di controllare e colpire verso la porta di un rivedibile Subašić che la devia goffamente senza evitare lo svantaggio dei suoi.

La risposta della Croazia è immediata è arriva solo 3 minuti dopo. Un difensore danese, tentando di spazzare l’area, colpisce un proprio compagno e la sfera raggiunge Mandžukić che, ben appostato, insacca la rete dell’1 a 1.

Dopo lo shock iniziale scandito da due gol in neanche cinque minuti, l’equilibrio comincia a regnare sovrano. La Croazia mostra a fasi alterne la superiore qualità tecnica dei suoi campioni ma non si sbilancia troppo in avanti poiché, di fronte, vi è una nazionale priva dell’intenzione di voler scombinare i propri equilibri difensivi e che è pronta in ogni momento ad essere pericolosa. Ciò avviene soprattutto attraverso le sopracitate rimesse laterali.
La consapevolezza è quella per cui, solo quando un episodio determinerà un altro gol, la partita acquisirà vivacità perché ci sarà chi comincerà a cercare con insistenza il pari, offrendo però il fianco ai contropiedi avversari. Il risultato però non si sblocca più.

Sugli spalti si segnala anche la presenza di moti tifosi argentini che avevano acquistato il biglietto della gara quando ancora era incerto chi avrebbe raggiunto il primo posto nel girone D.
Per il resto, i numerosi russi presenti allo stadio Nizhniy Novgorod sono stati impegnati nell’incitare la Danimarca auspicando il male minore in vista dei quarti di finale.

Durante i tempi supplementari la Danimarca si rende sempre più minacciosa e la Croazia sembra spegnersi. Ma, al 115′, Modric lancia in posizione regolare Rebic il quale scavalca il portiere avversario e, un attimo prima di ribadire facilmente in rete, viene steso da dietro ed il calcio di rigore che viene fischiato appare ineccepibile. Dagli undici metri si presenta proprio Modric e la sua conclusione è intercettata da Kasper Schmeichel che fa impazzire di gioia il padre Peter, portiere leggenda del calcio danese, in tribuna.
Avendo trascinato la partita ai calci di rigore quando tutto sembrava perduto, l’estremo difensore danese gestisce i momenti che precedono le esecuzioni dal dischetto col sorriso di chi ha comunque portato la propria nazionale ad un passo dall’impresa, comunque vada.

Le prime conclusioni sono ambedue parate, mentre i due successivi turni di rigori sono entrambi trasformati in rete, da una parte e dall’altra (segna anche Modric dopo l’errore di poco tempo prima), ed il punteggio è di 2 a 2. I due portieri hanno poi ulteriormente modo di ben figurare opponendosi efficacemente al quarto di rigore di Danimarca e Croazia.
Nella quinta e decisiva serie, Subašić respinge coi piedi il brutto tentativo di N. Jørgensen e urla verso i suoi quasi a chiedere al prossimo rigorista di metterla dentro e farla finita poiché, parando tre rigori, il suo compito è stato ampiamente assolto ed ora non bisogna più sbagliare.
Rakitic lo ascolta e manda la Croazia ai quarti di finale dove affronterà la Russia.

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