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Dio perdona tutto, lo Stato anche

Di Italia, debiti e condoni

Ecco arrivato il fazzoletto per l’influenza primaverile della nostra cara Italia. Il panno lindo che libererà le vie respiratorie del Bel Paese, dispensando dai propri debiti i cittadini italiani, è nuovamente disponibile. 

Non è più tempo di attesa per i connazionali congestionati, i quali, in qualità di debitori dello Stato, sin dalla genesi del Regno d’Italia, ottengono regolarmente un fazzoletto pronto a tamponare il loro malessere, un legale esonero da obblighi fiscali. 

Il rettangolo aureo oggi è stato concesso dal governo Draghi che nel tentativo di lasciarlo intonso ha imposto insulse limitazioni ai soggetti malati, cui il bene di lusso potrà essere concesso solo per disturbi meno critici. 

Sorge quindi spontaneo domandarsi se coloro i quali hanno adottato e autofinanziato misure per non contrarre il virus influenzale non fossero a conoscenza della promozione che avrebbero potuto ottenere beffando i regolamenti vigenti, infrangendo le normative imposte, contravvenendo alla legge, o se la loro mente manca di astuzia. 

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Non ammettendo ignoranza data la frequenza biennale della pratica che perdura da ben 160 anni, come dimostrato dalla Banca d’Italia, si sottolinea l’assenza di furbizia nell’ammalarsi, poiché il tamponamento non è risolutivo. Ciò chiarito, la risposta è ovvia: ci sono Italiani che essendo parte di uno Stato si sentono responsabili del bene comune e operano nell’interesse collettivo al fine di promuovere il funzionamento del Pese, purtroppo però ancora troppi italiani si permettono di arrogarsi sempre e comunque il beneficio del perdono, vantando scaltrezza, che non può corrispondere che a immaturo egoismo. 

La complicazione, dovuta al comportamento infimo, non può essere risolta con condoni, strappacartelle, scudi fiscali o sanatorie, in quanto, come un bianco guanciale, favoriscono sogni felici, tuttavia al risveglio procurano dolori dorsali che possono essere messi a tacere solo da cuscini sempre più morbidi e costosi. Ciò è dimostrato dalla necessità del terzo condono edilizio di cui alla legge 326/2003, conseguente a quelli del 1985 e 1994, con i quali l’abusivismo edilizio non andò scemando, al contrario la pratica disonesta incalzò l’andatura nella certezza di essere stata legittimata. 

La visione corrotta prediligeva e predilige la soddisfazione del proprio ego, limitata solo dal pagamento di una irrisoria penale, al sottostare a leggi che paiono voler essere infrante. 

Qui entra in gioco il meccanismo del perdono, che prevede il superamento del fallimento con mezzi per non contrarre l’infezione, ma non assolutamente la sua giustificazione con il bonus fazzoletti: sbagliando si impara, ma se si asseconda l’errore anziché evidenziarlo, esso continuerà ad essere commesso. 

Dunque, al fine ultimo di mantenimento dello Stato, l’assoluzione da un obbligo è rovinosa, tanto più se principio in essere e le giustificazioni promosse sono al pari dei livelli, poiché, citando il diplomatico Baldassarre Castiglione, Perdonando troppo a chi falla, si fa ingiustizia a chi non falla.