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Droghe invisibili: di cosa si tratta?

Sul mercato degli stupefacenti fanno la loro comparsa nuovi tipi di droghe difficili da rilevare

Cosa sono le droghe invisibili?

Il film “Smetto quando voglio” ironizza sulla situazione della ricerca in Italia, raccontando la storia di un gruppo di brillanti ricercatori che, per sfuggire alla precarietà lavorativa,cominciano a produrre e poi a spacciare una nuova e potentissima droga sintetica, non rilevabile dai controlli.

La droga creata dagli ex ricercatori universitari non sembra molto diversa dalle nuove “droghe invisibili” , che hanno fatto la loro comparsa negli ultimi tempi anche in Italia. Si tratta infatti di molecole sintetiche di ultima generazione, non ancora classificate come stupefacenti, per le quali i centri di analisi italiani sono decisamente inadeguati. Vengono create in vitro in laboratori asiatici, americani o dell’est europeo, acquistate successivamente sui social e nelle chat del “dark web”, o “deep web”. Questi termini fanno infatti riferimento a quella parte di Internet a cui i comuni motori di ricerca non riescono ad accedere, utilizzata spesso per commerci illegali. Una delle novità di queste sostanze è infatti proprio l’utilizzo delle pagine e chat online come piazze di spaccio, sfruttando la dimestichezza con i social che hanno i potenziali consumatori, che sono sia giovani che over 40, con un 15% di acquirenti di età inferiore ai 15 anni.

Quali caratteristiche possiedono?

Le nuove droghe sono appetibili per il prezzo contenuto (ogni dose costa infatti tra i 15 e i 30 euro), per la loro invisibilità ai drug-test e per la grande efficacia ai fini dello sballo. Si tratta infatti di molecole decine di volte più potenti delle “classiche” cocaina ed ectsasy. Alterano la percezione di sé e provocano allucinazioni, danneggiando irreversibilmente il sistema nervoso centrale. Inoltre, sono caratterizzate da un continuo “turn-over” chimico, che ne rende ancor più difficile l’identificazione e la stima degli effetti che provocano sull’organismo. Per ogni sostanza dichiarata illegale, ne compare una nuova ancora invisibile ai test. Infatti, come sostiene Piero Papa, responsabile del laboratorio di tossicologia del Policlinico San Matteo di Pavia, intervistato da Ansa , negli ultimi dieci anni, si sono già avvicendate quattro generazioni di stupefacenti.

Quali sono le tipologie di droghe più diffuse?

L’ Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze ha rilevato solo nel 2018, 60 nuove molecole, di cui il 45% fa parte del gruppo dei cannabinoidi sintetici e delle fenetilamine e il 30% appartiene invece ad una nuova generazione di catinoni sintetici.
Sul magazine dell’Istituto Europeo delle Dipendenze vi è una guida dettagliata sulle principali tipologie di droghe invisibili, che sono raggruppabili nelle seguenti “famiglie”:

Cannabinoidi sintetici:

Sono chiamati anche “spice drugs”, sono dotati di una struttura chimica diversa dalla cannabis: hanno una quantità di THC maggiore e, dal momento che non è presente il cannabidiolo, sono molto più potenti di essa. Tendenzialmente sono utilizzati insieme ad altre nuove droghe, e i loro effetti psicoattivi non sono ancora stati ben definiti.

Fenetilamine :

Sono una classe di molecole ad azione psicoattiva di cui fan parte anche le anfetamine. Si sintetizzano chimicamente a partire dal precursore fenetilamina e vengono consumate sotto forma di capsule e compresse. Come le anfetamine, sono sostanze bifasiche, ovvero cominciano ad avere effetto stimolante ed euforizzante solamente un’ora dopo l’assunzione.

Catinoni sintetici:

Sono strutturati in modo simile alle anfetamine, hanno anche effetti dello stesso tipo, ma con potenza minore. Vengono assunti per via inalatoria ed orale, sotto forma di compresse e capsule e procurano una sensazione di benessere ed euforia, disinibimento ed aumento del desiderio sessuale. Grazie al loro effetto stimolante, sono utilizzati anche per la pratica del “chem-sex”, allo scopo di prolungare il piacere sessuale.

Farmaci:

Alcune droghe invisibili possono essere classificate come farmaci d’abuso: sia prodotti da banco acquistabili anche senza ricetta, sia sostanze vendute illegalmente nel “mercato nero”. I farmaci d’abuso più utilizzati sono il tramadolo e l’ossicodone, che agiscono sui recettori oppioidi. Inoltre alcuni farmaci anticonvulsionanti, se assunti insieme all’alcool, sono definiti farmaci d’abuso e sono considerati tali anche alcuni antisettici e anticolinergici.

Benzofurani:

Sono un gruppo che comprende sostanze con proprietà allucinogene e stimolanti, come ad esempio il “benzo-fury”, sostanza psicoattiva che si trova su internet, non regolamentata da alcuna legislazione.

Fenciclidine:

Le più note sono la ketamina e la metossietamina. La ketamina ha diverse consistenze: può essere infatti sniffata come polvere, ingerita o mescolata ad altre sostanze o ad un drink. Il precursore di molte di queste droghe è la fenciclidina, sostanza allucinogena di sintesi, che altera il sistema percettivo, facendo vivere a chi l’assume un’esperienza dissociativa, in cui ci si sente “fuori” dal proprio corpo.

Come reagiscono gli ospedali e i laboratori italiani?

Tuttavia, per la quasi totalità degli ospedali italiani, se si assumono queste sostanze si è comunque “puliti”. Nel nostro paese infatti i laboratori fanno fatica a censire le nuove droghe che compaiono periodicamente: delle 800 molecole messe in lista dall’Osservatorio Europeo, ne sono state censite solo 250 nel nostro paese e di queste, solo 50 negli ultimi anni. In questo modo però, si trasgredisce all’ articolo 187 del Codice della Strada, secondo il quale è necessario svolgere accertamenti medici sui conducenti coinvolti in incidenti stradali per ogni tipo di stupefacenti. Ma, come spiega Carlo Locatelli ad Ansa , ad eccezione del Centro Nazionale di Informazione Tossicologica, di cui è direttore, dell’ospedale Sant’Anna di Como e di pochi altri centri, “nessuno esegue analisi al di fuori delle classiche droghe”. Infatti nove laboratori su dieci in Italia sono impreparati a queste nuove sostanze.

Una delle eccezioni è il già nominato Ospedale Sant’Anna di San Fermo alla Battaglia, in provincia di Como, il cui laboratorio di tossicologia ha sviluppato un avanzato sistema, in grado di rilevare oltre 200 nuove sostanze in 35 minuti. I ricercatori del laboratorio sono riusciti infatti ad individuare le nuove sostanze psicotrope anche se presenti in basse percentuali, come succede nel caso dei fentanili sintetici, che possono essere fino a 1000 volte più potenti della morfina e che quindi sono assunti in quantità minime.

Il Sistema Nazionale di Allerta Precoce

Tutti questi dati dovrebbero confluire nel Sistema Nazionale di Allerta Precoce (SNAP) del dipartimento per le politiche antidroga e dell’Istituto superiore di sanità, un progetto attivato nel 2008, con lo scopo di individuare tempestivamente i fenomeni correlati all’assunzione delle nuove sostanze psicoattive, segnalando rapidamente i dati raccolti alle strutture sanitarie. Questo progetto dovrebbe costituire una concreta possibilità di sinergia e coordinamento tra ospedali, centri di ricerca e forze dell’ordine, ma purtroppo funziona ancora troppo lentamente. Ad oggi sembra quindi non esserci ancora un metodo realmente efficace e diffuso sull’intero territorio italiano per contrastare la rapida diffusione di queste nuove e pericolose droghe, che continuano a rimanere “invisibili”.