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Eugenetica: tre miti da sfatare e una rinascita

Tre luoghi comuni da sfatare e un possibile risvolto positivo per una delle pratiche più discusse degli ultimi due secoli.

Εὐγενής, aggettivo che in greco significa “ben nato, di buona razza”, da cui deriva il termine decisamente più moderno di “eugenetica”. Si utilizza per definire quell’insieme di teorie e pratiche volte al miglioramento della razza umana, che spesso si scagliano contro le minoranze etniche, percepite come diverse e quindi inferiori, e contro individui ritenuti pericolosi per la società, ad esempio i malati di mente. Tuttavia, non sempre i dettagli dell’evoluzione di questa scienza sono noti al grande pubblico. In particolare, ci sono tre luoghi comuni che necessitano di essere sfatati.

Primo, l’eugenetica non si può ridurre all’esperienza nazista. Essa, infatti, è stata praticata sia prima che dopo gli anni 1939-45 e in anche in altri luoghi rispetto alla Germania. I germi di questa scienza erano già stati seminati nel corso del XIX secolo da vari intellettuali, che auspicavano il miglioramento della specie umana, identificando al suo interno razze superiori e razze inferiori e aborrendo il meticciato. Le prime leggi ad imporre la sterilizzazione forzata di alcune categorie di persone, invece, risalgono all’inizio del Novecento. Sono promulgate come parte integrante di una politica statale coercitiva, fondata su forti pregiudizi di classe (contro i più poveri) e razziali (contro i neri o le popolazioni indigene), ma giustificata da scarse conoscenze scientifiche. L’Indiana nel 1907 è il primo stato al mondo ad adottare una legge che imponesse la sterilizzazione forzata.

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Secondo, non termina con la caduta di Hitler nel 1945. In Alberta, infatti, la legislazione eugenetica è abolita soltanto nel 1972, in Svezia nel 1976, in Svizzera negli anni ‘80. Dunque una quarantina di anni fa. È ancora più sconcertante apprendere che ci siano degli Stati che proprio una quarantina di anni fa queste leggi non le hanno abolite, bensì introdotte. Un esempio è la Cecoslovacchia che a partire dal 1973 ha condotto una politica di sterilizzazione delle donne Rom, proseguita fino a dopo il 1989. In Perù, il dittatore Alberto Fujimori, in carica dal 1990 al 2000, ha addirittura utilizzato i fondi dell’ONU per attuare pratiche di sterilizzazione forzata degli indios in nome di un “piano di salute pubblica che diminuisse le nascite nelle zone più povere”.

Terzo, non è peculiare di un orientamento politico conservatore ed autoritario. Molti sono stati i socialisti che hanno inneggiato all’eugenetica per eliminare le disuguaglianze biologiche prodotte dal capitalismo, in nome di una società più giusta.
Nonostante il grande numero di esperienze in cui il miglioramento della razza è stato inteso come eliminazione fisica o violenza perpetuata sui corpi di individui considerati inferiori, negli ultimi anni, grazie ai progressi compiuti dalla genetica e alla riscoperta delle leggi di Mendel, si è andata sviluppando un nuovo tipo di eugenetica. Abbandonata ogni forma di coercizione, essa si traduce in pratiche di counseling medico e di screening prenatale in modo tale da permettere ai genitori di individuare le malattie genetiche che potrebbero trasmettere al feto e compiere una scelta informata riguardo alla gravidanza. Ecco, dunque, come un’eugenetica negativa possa dar vita a un suo contraltare positivo, che rispetta la vita e cerca di preservarla.