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Femminismo alla stazione di Porta Susa

Nonostante spesso i suoi treni siano in ritardo, forse questa volta Trenitalia è arrivata in anticipo, e ci illustra che cosa siano il rispetto e la parità.

Era un normalissimo martedì sera e stavo rientrando a casa dopo le lezioni all’università. Mi trovavo alla stazione di Torino Porta Susa, in attesa del treno. Erano le otto passate, ma sarebbe passata una buona mezz’ora prima dell’arrivo del mio mezzo. Così, in cerca di qualche cosa da fare per occupare il tempo, iniziai a passeggiare avanti ed indietro per il binario. Per me attendere il treno è ormai diventata una routine, quindi raramente presto attenzione ai particolari dello spazio che mi circonda. Ma quella sera ci fu qualcosa che catturò la mia attenzione, e mai mi sarei aspettata di vedere tanto femminismo in un luogo così pubblico.

Mi fermai ad osservarlo attentamente, incuriosita dalla novità della mia scoperta ed avida di conoscere il significato di ciò in cui mi ero appena imbattuta. Un manifesto pubblicitario, dritto davanti alle scale per scendere al binario cinque.

Non l’avevo mai visto prima. Sfondo rosa e soggetto in primo piano. Non una delle solite pubblicità che mostrano donne semi-nude con il viso pieno di trucco. Una bambina, con in testa il cappello indossato dai controllori di Trenitalia, ed una frase:

Da grande voglio fare lo stesso lavoro di mia mamma, non fatemi cambiare idea

Mi avvicino. Lei è Nicole e ha cinque anni; è figlia di Rachele, dipendente FS. Rimango a fissarla. Qual è il messaggio che vuole comunicare? Continuo a camminare e scorgo un altro manifesto. Questa volta a sfondo blu, il viso di un altro bambino; Riccardo, sette anni, figlio di Maria Luisa.

Mia madre controlla i biglietti, tu ti devi controllare da solo.

Capisco che ce ne potrebbero essere degli altri, così inizio a cercarli. Sfondo giallo, trovo Leonardo, sei anni, figlio di Micaela.

Mia mamma dice che non devo rispondere male e mica vale solo per me.

Proseguo. Sfondo nuovamente blu, ma questa volta è Raphael, cinque anni, figlio di Fabio.

Se sai come ci si difende dai bulli dillo a mio papà.

Su ogni colonna scorgo manifesti diversi, che riportano messaggi diversi. Sono accomunati da un’unica didascalia, scritta a caratteri maiuscoli, posta alla base di ogni cartellone pubblicitario.

Il personale FS subisce spesso aggressioni verbali e fisiche. Non voltarti dall’altra parte. In caso di bisogno, chiedi aiuto.

Quest’ultima la rileggo. La trovo ambigua. Non bisogna voltarsi dall’altra parte in caso di aggressioni al personale di Trenitalia; oppure è un appello di ordine più generale, che vuole incitare a chiedere aiuto in qualsiasi generico caso di aggressione? A questa domanda non ho una risposta; ma so che con questi manifesti Trenitalia ha posto l’accento su una questione delicata.

I movimenti femministi.

Negli ultimi anni i movimenti femministi si sono fatti sentire molto, soprattutto nel mondo virtuale. Personaggi famosi – come l’attrice Emma Watson, la top-model Cara Delevingne e l’ex First Lady Michelle Obama – hanno utilizzato i social networks come cassa di risonanza per la propaganda del movimento. L’apice c’è stato con la comparsa dell’hashtag #MeToo sul finire del 2017.

L’intento del femminismo dei giorni nostri è quello di far aprire gli occhi a uomini e donne sulle questioni riguardanti la parità dei sessi; in particolare sulla percezione della donna all’interno della società. Così è naturale che si vada a prestare una certa attenzione alla questione degli abusi e delle aggressioni; ed è proprio qui che viene a crearsi una sorta di malinteso.

Il confine tra femminismo e misandria nei confronti del genere maschile è molto sottile, ed oltrepassarlo significherebbe andare contro al femminismo stesso. Ciò che le femministe di oggi chiedono equivale a diritti, uguaglianza, libertà e rispetto per le donne; il femminismo non è infatti una forma di rivincita o di odio verso gli uomini.

Ma essere donne non implica essere delle femministe. La stessa Emma Watson – dopo un servizio fotografico per Vanity Fair nel quale appariva con alcune parti intime scoperte – era stata criticta da altre donne di utilizzare il proprio corpo come un oggetto per guadagnare più soldi ed attirare l’attenzione; e per questo era stata accusata di non essere una vera femminista.

It just always reveals to me how many misconceptions and what a misunderstanding there is about what feminism is. Feminism is about giving women choice. Feminism is not a stick with which to beat other women with. It’s about freedom, it’s about liberation, it’s about equality. I really don’t know what my tits have to do with it. It’s very confusing.

Con questa risposta Emma mise a tacere tutte le critiche. Il femminismo infatti vuole dare alle donne la possibilità di scegliere. Non è un bastone da usare contro coloro che consideriamo più emancipate. Riguarda la libertà e l’uguaglianza .

Il rispetto è alla base di tutto.

Lo spot di Trenitalia – che nasce in questo periodo di fermenti femministi – è forse un frutto di quest’apertura? Le aggressioni al personale FS ci sono sempre state, ma perché creare questi manifesti proprio adesso? Se vogliamo vivere in una società nella quale valgono i diritti, la libertà e l’uguaglianza dobbiamo renderci prima conto che questi principi devono poggiarsi su una base solida; e questa base è il rispetto.

Esso però non dev’essere solamente inteso in maniera fisica. Non rispettare gli altri verbalmente, attribuendogli aggettivi dispregiativi e volgarismi a partire dalle apparenze o da certi atteggiamenti, non ha nessuna utilità. Crea spaccature all’interno della società. Crea diffidenza e repulsione nei confronti degli altri individui. E sia che si tratti di uomini, sia che si tratti di donne, non arricchisce nessuno.

 

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