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Generazioni connesse: la luce blu dei dispositivi non ci fa dormire

C’è stato un momento storico in cui è avvenuto un gap generazionale. Con l’arrivo dei dispositivi smart dotati di luce blu sono cambiate le abitudini del sonno e lo sforzo neurovisivo.

C’è stato un momento della mia vita in cui ho avvertito il sonno e la stanchezza cambiare completamente all’improvviso.

Ed è stato quando ho iniziato l’università. Prima alle superiori mi imponevo di andare a dormire presto e svegliarmi presto per avere il cervello riposato e arrivare a lezione in tempo.

Avevo un ritmo biologico quasi perfetto. Quando ho iniziato gli studi non avevo orari fissi delle lezioni, leggevo libri e file, guardavo video per documentarmi fino a tarda notte. Senza rendermene conto avevo sempre più bisogno di tempo per nutrire il cervello e fare cose e ne avevo sempre di meno.

Finivo così per rimanere fino a notte fonda con gli occhi attaccati allo schermo o con la luce puntata sui testi senza riuscire mai a finire tutto e mi svegliavo sempre più stanco di prima, il cervello e gli occhi avevano i crampi.

Mia sorella ha 10 anni meno di me e già dalle medie vedo che ha avuto la mia stessa tendenza. Quando parliamo con mio padre della nostra generazione l’aggettivo che usa sempre è ‘pigri’.

Lui è stato fin da piccolo abituato ad alzarsi all’alba per andare a lavorare e a 50 anni ancora si alza alle 4 e va a dormire poco dopo cena.

 

Il fatto che nel momento in cui lui si sveglia per andare a lavorare, i suoi figli hanno appena finito di studiare o lavorare al computer gli sembra assurdo e inconcepibile.

 

Generazioni Connesse

Il ministero dell’Istruzione ha creato una ricerca chiamata “Generazioni Connesse”. Le statistiche al pari del resto del mondo dicono che la media di ore passate su internet era di un’ora al giorno, oggi si parla di 6 ore al giorno al minimo.

Questa connessione cronica ha un proprio sole: la luce blu, quella che riflette i pixel e irradia da ogni dispositivo le immagini che vediamo ogni giorno. Secondo la stessa ricerca, la luce blu è per gli occhi come una scarica di fulmini costanti e affatica enormemente il nervo ottico.

La sovraeccitazione del nervo ottico è alla base dei disturbi del sonno. Vedersi un video su Youtube prima di andare a dormire è come una scarica di adrenalina per il cervello: anche se chiudi gli occhi e cerchi di dormire, il cervello è sovrastimolato per le immagini che l’occhio ha fotografato. Un po’ come un flash o le luci strobo della disco, quello che vede l’occhio viene registrato nel cervello con del ritardo ed elaborato nel tempo. Quindi possono passare anche molti minuti prima che tutto quello che hai visto viene assorbito e il cervello vada in stand-by.

 

FOMO

Ma perché questa connessione endovenosa che ci accompagna come una protesi costante in tutto il giorno, perché non si può semplicemente staccare? Il motivo è un disturbo definito FOMO (‘fear of missing out’), ovvero la paura di perdersi qualcosa o essere isolato dal mondo che ti sei creato intorno. Perché dentro la rete ci sono i nostri affetti, le notizie, il sapere, il nostro microcosmo. Il passato, i ricordi, il futuro di ciò che ancora non sappiamo e possiamo scoprire semplicemente digitando, ma anche il presente: se non guardo il telefono può essere che mi perdo un messaggio, e magari si offende, e magari domani potevo fare qualcosa e non mi invitano, e magari mi sono dimenticato qualcosa fammi ricontrollare, ma l’ordine deve arrivare che giorno, aspetta che ripasso gli appunti sul telefono, aspetta come si chiamava quella cosa fammi rivedere…

 

E come in una palla di sapere che rotola su se stessa, non finiamo mai di sbirciare il telefono semmai qualcosa è andata perduta. Dormire vuol dire perdere tempo. Tempo che può essere utilizzato per navigare e conoscere nuovi contenuti, aprire nuovi mondi.

 

La connessione web è infinita, senza limite nello spaziotempo e questo disperde i limiti del reale spaziotempo in cui è immerso il nostro corpo.

 

Ho Bisogno Di Una Botta

 

L’unico modo per permettere al nostro corpo di superare i suoi limiti e avvicinarsi a quella realtà liquida e acronica, per nutrire il cervello di sempre più visioni e fare sempre più cose senza badare al tempo sono: le sostanze eccitanti.

“Il caffè dello studente” (o doppio caffè, quando nella moka si fa bollire il caffè non con dell’acqua ma con dell’altro caffè; vecchio rimedio da volpe che gli studenti usano da qualche anno per stare svegli più ore a studiare). Gli energy drink a qualsiasi ora: per dare la botta che serve a star svegli e mantenere il cervello più attivo e concentrato a fare quello che c’è da fare senza badare al sonno (sia in discoteca, ad esempio nella Vodka Red Bull sia fino a sostituire l’acqua quando si mangia- l’European food safety authority dice che un adolescente in media ne beve 4 litri al mese, anche in paesi come Lettonia e Lituania dove sono vietati ai minorenni). Per non parlare del dilagante consumo di cocaina tra i teenager.

La verità è che dentro quella luce blu c’è tutto o molto di quello di cui abbiamo bisogno. Non si può semplicemente negare o vietare l’utilizzo come punizione.

Sono stati creati di recenti alcuni dispositivi con retroilluminazione attiva (come Amazon Kindle) che hanno schermi che permettono di mimare la luce naturale del sole. Però i dispositivi con questa luce sono molto più costosi, e la luce blu rimane il mezzo più economico per le compagnie.

Servono risorse e abitudini nuove, concrete.

Nel frattempo il momento di dormire rimane e coincide esattamente col momento in cui ci si annoia o non ci viene più in mente nulla da scoprire.