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Guerra e Pace: film, libro o canzone?

Una riflessione su due parole agli antipodi

Se si prendesse un dispositivo elettronico dotato di accesso alla rete, si cliccasse su un qualsiasi motore di ricerca e si digitassero consecutivi i caratteri “g u e r r a e p a c e”, i primi risultati ottenuti sarebbero un romanzo storico di Lev Tolstoj, una pellicola diretta da King Vidor e un singolo di Psicologi, ma guerra e pace si limitano a essere questo?

Recati in una biblioteca. Cerca tra i volumi più impolverati. Scegli un vocabolario. Meglio se della lingua italiana. Insegui la lettera P. Sfoglia le pagine. Più velocemente. Pa. Pac. Pace. Ecco: Pace.
Uno degli innumerevoli sostantivi femminili elencato nei dizionari italiani, un significante con una pronuncia e una definizione, come prevede la prassi, ma con un significato impossibile da descrivere con il limitante uso di sparuti caratteri pubblicati su facciate intere di volumi ciclopici e obliati.

Un vocabolo la cui esplicazione iniziale era congruente a una situazione avversa a un qualsivoglia stato di belligeranza, ma il cui effettivo significato, scontato nell’Italia degli anni Venti del 2000, risulta antiteticamente ancora non familiare e poco noto.

Un termine la cui determinazione risultò incompleta a seguito delle analisi storiografiche che videro essere le guerre non solo eventi di combattimento bellico e impiego di risorse militari, tuttavia finanche tutti i rapporti di conflittualità tra una molteplicità di soggetti, che siano persone fisiche, giuridiche o gruppi organizzati.

Un sostantivo che andava via via affinando la scultura del proprio marmo grazie agli studi, ai concordati internazionali e alla moderna educazione civica della collettività, e, ignaro, sfrecciava a ritroso verso la premessa della sua concretizzazione, dal momento che una volta ancora nella storia si verificava la strumentalizzazione del progresso: l’accanito inseguimento del “politicamente corretto” comportò la visione di ogni contrasto e divergenza paritaria a una guerra combattuta con armi, mezzi economico-politici e soft power.

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Qui in primis si sgretola la pace statuaria a causa della mancanza di rispetto per le vittime di tutti quei conflitti che possono effettivamente definirsi tali, e tale epiteto va disgregandosi perché le guerre senza artiglieria esistono, innegabili risultano essere somme esemplificazioni quali la Guerra Fredda o i rapporti conflittuali tra il popolo copto e i cittadini degli Stati-nazione di cui occupa parte del territorio, ma netta e la divergenza tra questi ed eventi di cronaca quali il caso astioso Twitter-Trump.

Così i frammenti di roccia del concetto andavano abbandonando il corpo centrale del vocabolo scolpito, in quanto risulta impossibile evitare ogni divergenza tra esseri dotati di ragione e capaci nella formulazione di un pensiero critico.

Il crollo degli ottavi di Doriforo della nuova accezione pacifica risultano la salvezza dall’omologazione, la caduta dell’interdizione al confronto e alla discussione, l’abilità riconquistata di espressione, critica e opinione.

Le demarcazioni di guerra e pace risultano ancora non definite, sono dipendenti dalla cornice, ma beninteso l’ultima non è congruente allo stato di compiacimento dell’ideologia di una parte diversa da quella considerata.

Guerra e pace sono tutto: romanzo, pellicola, singolo, e molto altro ancora.