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I rasoi da uomo sono davvero tassati al 4%? – Fact Checking

Tassazione di lusso, assorbenti e rasoi: facciamo chiarezza

BusinessInsider, FiscoEquo, IlFattoQuotidiano: sono numerose le testate online che denunciano una tassazione agevolata riservata ai rasoi da uomo, perché classificati come beni di prima necessità. Al contempo gli assorbenti sono tassati come beni di lusso.  Ma è davvero così?

In Italia non esiste più un’aliquota IVA che tassi i beni di lusso, quindi affermare che gli assorbenti siano tassati come tali è errato. Attualmente l’imposta applicata è del 22%, la stessa di tutti i beni “ordinari”.

Le aliquote previste sono suddivisibili in due gruppi: l’aliquota ordinaria, al 22%, e le aliquote ridotte. Secondo la direttiva 2006/112/CE possono essere al massimo due, ma in Italia sono tre: 4%, 5% e 10%. Indicano a quali beni e servizi possono essere applicate le aliquote ridotte gli allegati della stessa direttiva, ma si trova un elenco più dettagliato consultando l’allegato A del decreto del Presidente della Repubblica n.633 del 26/10/1972. Nonostante il testo dell’atto sia stato successivamente modificato, l’elenco non è stato cambiato nella sostanza e in nessuna delle versioni figurano rasoi da barba o oggetti per la cura della persona in generale.

Considerando che l’aliquota ordinaria è assegnata, per esclusione, a tutti i beni non presenti nell’elenco, possiamo affermare che

i rasoi sono tassati al 22%, al pari degli assorbenti.

Ciò non toglie che donne non possano fare a meno degli assorbenti e che le alternative più ecologiche non si adattino alle esigenze di tutte. Che fare quindi? Abbassare l’Imposta di Valore Aggiunto, cioè l’IVA, sugli assorbenti (e sugli analoghi beni di prima necessità) è una proposta già avanzata nel 2016 da Giuseppe Civati, leader di Possibile, ma mai discussa alla Camera. Se si considerasse il costo, proibitivo per alcuni redditi, che questi dispositivi sanitari hanno, si prenderebbe forse esempio dalla Scozia, che li distribuisce gratuitamente alle studentesse, o almeno dalla Francia e dalla Spagna, che stanno riducendo le imposte.