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Il coming out di Elliot Page

Ecco perché è importante parlarne

In foto: Elliot Page

Elliot Page, attore famoso per aver recitato in “Juno” e in “The Umbrella Academy”, il primo dicembre ha fatto coming out come persona transessuale non binaria che utilizza i pronomi “he/they”.

Questo cosa vuol dire?

Una persona transessuale è una persona la cui identità di genere, cioè il genere a cui si sente di appartenere, non corrisponde al sesso biologico. Le persone transessuali possono essere FtM (Female to Male), MtF (Male to Female) oppure, come nel caso di Elliot, possono essere non binarie: vuol dire non riconoscersi nel binarismo di genere, che prevede la classificazione di tutti gli esseri umani nei due generi maschile e femminile e sentire che la propria identità non può essere rappresentata “banalmente” attraverso una scelta uomo/donna. In poche parole, Elliot non si riconosce nel sesso femminile di nascita e sente di essere una persona non binaria che si avvicina di più al genere maschile. Per questo motivo utilizza i pronomi “he” (maschile) e “they” (neutro).

In America e nella lingua inglese in generale, il pronome they ha iniziato ad assumere il significato di pronome neutro per coloro che non vogliono utilizzare quelli esplicitamente maschili o femminili. Bisogna anche notare che in inglese il genere viene espresso solo tramite i pronomi, mentre l’italiano è una lingua in cui è difficile evitare di dire il genere di qualcuno, proprio perché, per esempio, gli aggettivi e i participi concordano con esso. È molto più semplice in inglese dire “Elliot is a famous actor”, ma in italiano siamo obbligati a dire “Elliot è un famoso attore”. Per questo motivo, per usare un linguaggio inclusivo in italiano, si utilizza l’asterisco o altre lettere (come la schwa ə o la u) dove andrebbe la desinenza che porta il genere.

Qualcuno pensa che questo sia distruggere la lingua italiana e che essa sia una cosa immutabile, che non può essere aggiornata o modificata in nessun modo, ma basta pensare al fatto che non molto tempo fa non esistevano le varianti femminili di alcuni lavori, considerati sempre prettamente maschili. La lingua deve adattarsi al cambiamento della società e alle esigenze delle persone.

La transfobia nei media italiani…

Grazie al coming out di Elliot Page, è importante fare una riflessione sulla rappresentazione nei media italiani delle persone trans (spoiler: disastrosa). Molte testate giornalistiche hanno riportato il “deadname” di Elliot, cioè il nome anagrafico di nascita, e si sono riferite al suo passato al femminile. Niente di più sbagliato.

Il primo modo per portare rispetto verso una persona trans è parlare di essa in modo corretto e rispettoso. Non bisogna utilizzare o neanche citare il nome di nascita, perché le persone trans non ci si riconoscono in esso e non si sono mai sentite rappresentate da quel nome e da quel genere.

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Questo è lo stesso motivo per cui bisogna sempre rivolgersi, sia al presente che al passato di una persona trans, con il genere a cui si sentono di appartenere. Elliot è sempre stato Elliot, anche se ne ha preso consapevolezza dopo ed è giusto parlare del suo passato al maschile. Riportare informazioni sbagliate o rivolgersi in modo sbagliato alla comunità trans è estremamente dannoso, perché le persone al di fuori di queste tematiche crederanno che quello sia il modo giusto per parlare con e delle persone trans. Elliot è ed è sempre stato un attore, non un’attrice, come molti giornali lo hanno appellato.

Un altro errore molto tipico è quello di usare transessuale come sostantivo e non come aggettivo: non bisogna dire “un* transessuale”, ma “una persona transessuale”, perché l’essere trans non rappresenta l’intera identità di quella persona.

L’incompetenza e il poco rispetto per la comunità trans da parte dei media si può notare anche nella narrazione della storia di Ciro e Paola.
A Caivano, nella notte tra l’11 e il 12 settembre, Michele, il fratello di Paola, sale in moto e sperona lo scooter su cui viaggiavano Ciro e Paola, la quale muore sul colpo. Michele non sopportava l’idea che lei fosse innamorata di Ciro, un ragazzo trans, che prende a calci e pugni subito dopo.
“Era stata infettata”, così parla Michele dopo aver ucciso la sorella.
I media hanno raccontato la vicenda parlando di una coppia di lesbiche, o peggio amiche, e quei pochi giornali che riconoscono l’identità trans di Ciro, utilizzano spesso anche il nome anagrafico.

…e nelle Pubbliche Istituzioni.

La transfobia regna nei giornali e telegiornali italiani e purtroppo anche nelle aule della Camera. Il deputato leghista Cristian Invernizzi inizia un suo discorso alla Camera così:

“Onorevole sottosegretario, onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, in ossequio alla recentemente approvata ‘legge Zan’, permettetemi anche di salutare gli onorevoli colleghi che si sentono colleghe, le onorevoli colleghe che si sentono colleghi e gli onorevoli ‘collegh’ che ancora non hanno maturato una chiara identità sessuale”.

Fa riferimento alla legge Zan, approvata alla Camera dei deputati il 4 novembre 2020, che punisce discriminazioni in base al sesso, genere, orientamento sessuale o identità di genere. Per il centrodestra questa è una legge inutile e che impedirà alle persone di esprimere la propria opinione liberamente, ignorando la differenza tra opinione e discriminazione. Fino a quando l’identità di genere sarà vista, anche da deputati e parlamentari, come un qualcosa su cui fare ironia e scherzare, non possiamo sperare in un passo avanti verso il rispetto e l’accettazione di tutti gli orientamenti sessuali e le identità di genere.

Quanto è stato importante il coming out di Elliot Page per la comunità LGBTQI+?

Elliot, esponendosi e raccontando le sue paure e fragilità in un post poetico e toccante, ha dato molta visibilità alla causa trans, facendo vedere che le persone trans esistono ed è normale avere paura di fare coming out. Molte persone trans si ritrovano a non avere punti di riferimento o conoscenze sufficienti per capire la loro identità e questo li costringe a vivere una vita in solitudine. Grazie a chi si si espone e a chi racconta il proprio vissuto, le persone trans possono capire che non sono sole e che non sono le uniche a provare determinate sensazioni e paure per come la società li vedrà e per il percorso che dovranno affrontare. Più persone usciranno allo scoperto, più altre troveranno il coraggio di farlo, così da creare una rete e una comunità sempre più ricca e visibile.