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Il fenomeno “Gino” e il potere dell’opinione pubblica

Il fenomeno mediatico "Gino", che ha invaso le bacheche dei social networks a fine anno, mostra quanto facilmente le nostre azioni possano essere indirizzate dal web e da chi lo sa sfruttare a proprio vantaggio

Nell’ultimo giorno del 2017 abbiamo assistito, sul web, ad un altro fenomeno virale: lo spopolare nei commenti di Instagram della parola “Gino”. Esso sembra essere nato dalla richiesta esplicita di un famoso youtuber (Blur) ai suoi seguaci per chiudere l’anno appena trascorso con un segno tangibile.

Al di là delle reazioni di alcuni personaggi noti, bisognerebbe riflettere su ciò che questo evento, potenzialmente, ci può insegnare.

Innanzitutto, che alcune persone hanno una potenza mediatica tale da poter influenzare il proprio pubblico e spingerlo nella direzione desiderata. Ciò ci fa arrivare alla conclusione che in rete, a differenza dei mass media tradizionali, sono coloro che hanno più seguito a poter manovrare le dinamiche sociali.

È noto ormai da tempo, infatti, come internet sia diventato un luogo (seppur virtuale) attraverso cui influenzare l’opinione pubblica. Basti pensare agli scontri politici che ogni giorno avvengono su Twitter tra i vari esponenti delle diverse forze sociali.

Nella società odierna, che si proclama democratica, è quindi importante il ruolo svolto sia dai mezzi di informazione tradizionale che quello svolto dai personaggi della rete.

Come già affermava Walter Lippmann nel ventesimo secolo, il cittadino non ha la possibilità di comprendere del tutto la realtà sociale poiché è inserito in uno “pseudoambiente” pieno di stereotipi, in cui la realtà è distorta.

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Spetterebbe perciò a chi ha una posizione di supremazia mediatica, in questo caso gli influencers del web, indirizzare la massa (digitale) verso comportamenti proficui che puntino ad educare alla vita civica e alla costruzione di una società sostanzialmente democratica.

Infatti, solo con una corretta informazione, l’essere umano è in grado di esercitare autonomamente e coscientemente il proprio pensiero.

Nonostante ciò, ognuno di noi è però responsabile singolarmente e personalmente delle azioni compiute sul web, benché ci si senta protetti dalla apparente inoffensività di uno schermo.

In conclusione tale evento ha la facoltà di farci comprendere come oggi più che mai, in una società in cui circolano una quantità spropositata di informazioni, è fondamentale imparare a codificare quel che ci viene detto, e ciò lo si può fare solamente con una corretta educazione al pensiero critico, per non essere spettatori passivi o “oggetto” di fenomeni sociali di varia natura.

Come diceva Kant in Risposta alla domanda: Che cos’è l’Illuminismo?, abbiate il coraggio di servirvi della vostra propria intelligenza.

Se poi i fenomeni virali che seguiamo possono essere considerati il simbolo, nella nostra società digitalizzata, del livello di maturità di un popolo (o almeno di una parte di esso), chi o che cosa dovremmo seguire?

Non è forse vero che seguiamo chi ci rappresenta e le persone a cui crediamo di somigliare?