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Il Popolo della paura

Il commento di Giulia Covalea riguardo i risultati delle elezioni politiche di domenica.

27/01/2014 Firenze, giornata della memoria, nella foto il sindaco Matteo Renzi

Erano le 4.30 del 5 mattina, appena uscita dalla sezione dove facevo la scrutatrice, ho aperto il cellulare per vedere i primi risultati e ho sentito una grande delusione, un senso di sconforto per il futuro dell’Italia, una sconfitta amara che porta lacrime amare.

Mentre continuano a uscire i risultati dallo spoglio dei seggi, per tutto il giorno dopo le elezioni, aumenta la delusione infinita degli elettori di sinistra. Un tonfo nel vuoto pazzesco, peggio di ogni previsione più pessimista. È la fine. Ma il vero problema è che non è solo la fine della sinistra (poco male osservando i partiti che così si definiscono), qui si parla della fine di qualcosa di più grande e più importante: si parla di una mentalità, dello spirito con cui il Paese affronta le sfide del futuro, si parla di noi.

Personalmente avevo grandi aspettative su queste elezioni, al limite dell’entusiasmo. Credevo che ci fosse un partito, di cui per correttezza non farò il nome, che seppur nel suo piccolo avrebbe potuto portare questo Paese a essere quello che merita. E invece no, ci siamo ritrovati un voto che magari rende felice qualcuno che, però, non si è accorto di quello che sta accadendo e di quello che sta per accadere.

Qui non si giocava soltanto lo scontro tra sinistra, destra e il Movimento 5 Stelle, ad oggi il vero primo partito del paese. Lo scontro si giocava su un terreno più importante: bisognava scegliere tra una società aperta, viva, colorata, interculturale, fatta di viaggi, scambi, comprensione e solidarietà tra i popoli e una società chiusa che ha paura anche della sua ombra, una società che vive di se stessa e solo per se stessa, rivolta esclusivamente al suo interno. Gli italiani hanno scelto la seconda.

Le percentuali per la Camera vedono il M5S in testa al 32%, la Lega al 18%, Forza Italia è al 14% e FDI al 4,3% (con un 36,2% che fa del centrodestra la coalizione vincente ma lontana dalla maggioranza di governo fissata al 40%), il PD al 19%, Leu è al 3,2% e la Bonino al 2,5%. Dati che sostanzialmente si replicano al Senato. Delicata è la situazione per Mattarella che dovrà decidere se affidare l’incarico alla coalizione di centro destra o al primo partito del paese, sperando che riescano in qualche modo a formare un governo.

Sicuramente grandi colpe hanno i partiti del centro sinistra, incapaci di trattenere i voti dei propri elettori, incapaci di mantenere credibilità, troppo distanti dalle idee di sinistra. Un’incapacità di dare soluzioni concrete a problemi seri quali immigrazione ed integrazione. Un’incapacità che ha portato a uno scarso 18% che potrebbe costare le dimissioni del segretario dem. Grave errore aver sottovalutato i propri avversari e la loro campagna elettorale fatta di odio e violenza. Non è un caso che chi può dirsi veramente soddisfatto è proprio Salvini, un soggetto che dell’odio ha fatto la sua arma. Ogni giorno, come un mantice sul fuoco, ha alzato i toni contro gli immigrati, con notizie false e tendenziose, con promesse irrealizzabili, facendo leva sulla paura delle persone e sui recenti, orrendi, fatti di cronaca. Nel mese precedente al 4 marzo i titoli dei giornali italiani hanno usato per ben 334 volte la parola “paura”, un sentimento che ha pesato molto sulle matite degli elettori.

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La retorica di Salvini era imperniata dalla voglia di demolire tutto. E si sa, è più facile distruggere con una ruspa tutto quello che s’incontra, abbattere tutto; la vera sfida è migliorare quello che non va, costruire qualcosa di nuovo. La filosofia ce lo insegna: la pars destruens senza pars costruens è solo dannosa. È più facile aizzare il popolo e illuderlo con menzogne anziché farlo ragionare e chiedere sacrifici effettivi a breve termine per il bene comune a lungo termine.

Così è stato. Ha vinto l’odio. Ma non solo; perché se la spiegazione per Salvini è questa, la vittoria del M5S si spiega perche la gente è stanca, è delusa e arrabbiata. Non si fida più delle solite facce e preferisce un salto nel vuoto. Preferisce chi non ha esperienza, chi grida nelle piazze, chi viene dal popolo perché si spera conosca (e ascolti) i problemi del popolo.

Questo è il grande errore della sinistra: aver abbandonato il popolo, i suoi elettori, le sue origini, le sue battaglie. Le persone disilluse e frustrate dalle politiche dem si sono riversate su altri profili: ecco il tracollo della sinistra.

Ecco chi ha vinto il 4 marzo. Anche se avete votato per M5S o Lega e siete soddisfatti, sappiate che i veri vincitori sono l’odio e la rabbia. E io in un Paese così non ci voglio stare. Non posso accettare che un Paese che è sempre stato generoso, aperto all’incontro delle culture, solidale, vivo e proiettato all’esterno ora imploda su se stesso. Se prevale l’odio vince il razzismo, se vince il razzismo prevale il nazionalismo e se il nazionalismo s’impone non saranno tempi piacevoli quelli che verranno. La seconda guerra mondiale è nata così, perché un popolo pensa di essere migliore degli altri.

Espressioni catastrofiche? No, spero di sbagliarmi ma se il nazionalismo non avrà un argine ben saldo, i fondamenti della nostra società, quali la pace e la libertà saranno seriamente minacciati.

Non potrò mai convincermi che questo Paese sia fatto di odiatori seriali che vivono di rabbia e frustrazione. Questo nazione ha bisogno di un futuro luminoso e di speranza. Non è retorica buonista, ma un’amara riflessione su quanto è accaduto: un epilogo catastrofico per la sinistra, un epilogo senza precedenti di una campagna elettorale infima.

Bravi italiani, avete mostrato di essere un popolo che ha paura di tutto, che vuole essere solo chiuso in se stesso … un popolo scontento e insoddisfatto che sa solo battere i pugni sul tavolo e frignare senza mai minimamente impegnarsi per cambiare le cose. Tenetevi quello che avete scelto: incompetenza da un lato e paura e odio dall’altro. Mentre il resto del mondo corre ad una velocità doppia. Ma si sa, questo è il gioco della democrazia. Ricordate però: chi rompe paga e i cocci sono i suoi. Adesso teniamoci questi cocci.