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Il taglio dei parlamentari spiegato facilmente

I pro e i contro dell'imminente riforma costituzionale.

DI COSA SI TRATTA

La cosiddetta riforma Fraccaro è una riforma costituzionale che mira a far scendere il numero dei parlamentari dagli attuali 945 a un totale di 600. Oggi il Parlamento italiano consta di 630 deputati e di 315 senatori; dopo la riforma i parlamentari sarebbero 400 alla Camera e 200 al Senato.

Si tratta di una riforma costituzionale che interviene sugli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. Per questo motivo ha necessitato della doppia approvazione da parte della Camera dei deputati e del Senato. L’ultima votazione è avvenuta l’8 ottobre 2019 alla Camera con un esito che contava 553 voti favorevoli e 14 contrari.

Il taglio dei parlamentari è stato da sempre uno dei cavalli di battaglia del MoVimento 5 Stelle, ma è stato supportato dalla maggior parte dei partiti, eccezion fatta per +Europa e Noi con l’Italia.

La proposta di riforma è stata approvata la prima volta al Senato con una maggioranza inferiore ai 2/3 dei componenti. Pertanto, come concesso dall’articolo 138 della Costituzione, 71 senatori si sono avvalsi della facoltà di richiedere un referendum confermativo.

Così il 20 e 21 settembre ci sarà un referendum costituzionale dal titolo “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”.

È bene ricordare che questo referendum non ha bisogno del quorum, dunque non è necessaria la partecipazione della maggioranza più uno degli aventi diritto di voto.

 

GLI ARTICOLI DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE

L’articolo 1 modifica l’art. 56 della Costituzione, portando a 400 il numero dei deputati.

L’art. 57 della Costituzione è il tema dell’articolo 2 della riforma, che diminuisce i senatori a 200.

L’articolo 3 si occupa dell’art. 59 della Costituzione, specificando che il numero massimo di senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica non può essere superiore a 5.

Nell’articolo 4 si tratta la decorrenza delle disposizioni, stabilendo che le modifiche apportate dalla riforma entreranno in vigore solo dopo la data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva all’eventuale approvazione della suddetta legge costituzionale.

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Di seguito il testo della legge costituzionale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2019/10/12/19A06354/sg

Fonte: ANSA
PERCHÉ SÌ

I pro di questa riforma sembrano essere due: il risparmio economico e lo snellimento dell’iter burocratico di approvazione delle leggi.

Riguardo il risparmio economico la questione è in realtà dibattuta. Il ministro Luigi Di Maio aveva parlato di un risparmio di 500 milioni di Euro a legislatura. È davvero così? L’Osservatorio conti pubblici italiani ha fatto alcuni calcoli. Il risparmio lordo sarebbe di 82 milioni l’anno, per un totale di 410 milioni a legislatura. Il vero risparmio per lo Stato, però, va calcolato al netto di imposte e contributi, pagati dai parlamentari stessi – soldi che quindi tornano allo Stato. Il vero risparmio annuo sarebbe, quindi, di 57 milioni di Euro tra Camera e Senato, per un totale di 285 milioni a legislatura. Questa cifra equivale allo 0,007% della spesa pubblica italiana. Al netto di tutto, trattasi non proprio di un risparmio esorbitante e sicuramente distante dalle stime del MoVimento 5 Stelle.

Per quanto riguarda invece l’alleggerimento delle trafile e delle procedure istituzionali, la riforma sembrerebbe garantire maggiore efficienza al Parlamento e una diminuzione della sua macchinosità. Con meno parlamentari l’iter legislativo dovrebbe essere più semplice e immediato, oltre che più rapido. Inoltre, ciò potrebbe essere anche un toccasana per la stabilità del Governo.

 

PERCHÉ NO

Non sono pochi i giuristi contrari alla riforma, accusata di rendere i gruppi parlamentari meno numerosi e meno autonomi. Inoltre, tutte le Regioni perderebbero un cospicuo numero di seggi, cosa che minerebbe non poco la rappresentanza dei cittadini. Per di più alcune zone potrebbero sentirsi più penalizzate di altre, con gravi rischi per quanto riguarda le minoranze etniche e linguistiche.

Non mancano poi critiche inerenti il bicameralismo perfetto, poiché, nonostante il taglio, persisterebbero due Camere con le stesse funzioni.

Infine, per i detrattori di questa riforma non è scontato che il taglio dei parlamentari porti con sé una diminuzione dei partiti – costretti a grandi coalizioni per evitare un molteplice mosaico di gruppi parlamentari. Tutto dipende infatti da quale legge elettorale si adotta e quale percentuale si sceglie per la soglia di sbarramento.

 

COME FUNZIONA NEL RESTO DEL MONDO?

Attualmente l’Italia è il secondo Paese in Europa per numero di parlamentari, dietro solo al Regno Unito (1432). Con la riforma costituzionale scenderebbe al quinto posto, dietro anche a Francia (925), Germania (778) e Spagna (616).

Il problema sarebbe quello della rappresentanza, come sottolineato dai critici. Oggi l’Italia conta 1 parlamentare ogni 63mila abitanti circa, ma con la riforma la proporzione diverrebbe di 1/101mila circa. L’unico Paese europeo con un rapporto maggiore è la Germania. I sostenitori della riforma portano spesso anche l’esempio degli USA, che contano 100 membri del Senato per un numero di abitanti superiore ai 329 milioni. Sia Germania che Stati Uniti, però, hanno un Parlamento federale. Questo gode di poteri diversi dal nostro sistema di bicameralismo perfetto e quindi non è paragonabile con il sistema italiano.