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Inquinamento verbale

L'emergenza smog nel Nord Italia ha riportato al centro dell'attenzione l'atavico problema del conflittuale rapporto fra uomo e natura.

La cosiddetta “emergenza smog” è diventata uno degli argomenti più popolari, negli ultimi giorni. E stupisce molto rendersi conto di come se ne sia parlato, di quale sia la causa di questo interessamento. Che l’ambiente sia improvvisamente diventato importante per la maggior parte dei cittadini italiani? Non sembra sia questo il motivo di tanto dibattito, o meglio, di tanta polemica. Quello che solleva un gran polverone (come se le polveri sottili non fossero abbastanza) sono le misure adottate dalle giunte regionali e comunali, soprattutto nella città di Torino, che ha corretto alcuni provvedimenti interregionali intervenendo maggiormente a favore della salute dei cittadini. Torino, poi, presenta un’altra peculiarità: una giunta pentastellata. E non sono poche le implicazioni di questo fatto.

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Così i social sono stati inondati di idee confuse, accuse e lamentele legate all’impossibilità di muoversi a causa del blocco della circolazione in città (di tutte le vetture diesel fino agli euro 5). Si fanno precisazioni marginali e per lo più errate per sottolineare ancora una volta la presunta incompetenza di sindaca e assessori. Qualcosa però sfugge ai numerosi fanti da tastiera: non solo si tratta di provvedimenti necessari in casi critici come questo, ma sono misure già adottate in passato, seppure con minore insistenza. E forse è proprio la poca insistenza ad aver contribuito alla situazione odierna. Lo riporta anche la sindaca sulla sua pagina ufficiale di Facebook, ma questo non basta: le polemiche continuano e la colpa resta dell’attuale giunta comunale. La stessa giunta che ha annunciato lo stop ai parcheggi pertinenziali, costruito nuove piste ciclabili, incoraggiato l’uso di vetture elettriche e recentemente presentato i 19 nuovi autobus elettrici operativi a breve a Torino e Novara.


Che la giunta Appendino abbia saputo o meno gestire la città fino a questo punto non è poi così rilevante, in questo caso. Ad essere rilevanti sono i dati oggettivi, ed essi parlano abbastanza senza essere commentati. È oggettiva la futilità di un’indignazione basata sul nulla, sulle dicerie. È oggettiva la confusione ormai quasi automatica tra un’opinione e un’accusa infondata, soprattutto nell’era dei “social”, in cui al dibattito è stato sostituito il soliloquio, le mani sulle orecchie e il rifiuto di qualsiasi opinione differente dalla propria. Quanto al problema in sé, è triste vedere come sia passato in secondo piano, come nessuno si interroghi sulle proprie abitudini. A Torino i mezzi sono pieni, sì, nelle zone a traffico limitato o in quelle in prossimità del centro città, in cui i parcheggi sono già stracolmi e le auto in doppia fila pullulano. Le piste ciclabili non sono tante, ma i cittadini che si spostano in bici sono ancora meno. Di fronte ai supermercati, però, le prime file sono sempre piene di auto, nessuno vuole parcheggiare a più di cinque metri dall’ingresso. E ben venga lo smog, se la ricompensa è la comodità. Quando però qualcuno si accorge dell’emergenza e limita questa comodità, la dipendenza che se ne ha si fa avanti, e ci si scaglia infuriati contro “lo Stato”. E ci si dimentica, purtroppo, che lo Stato siamo tutti noi.