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Insegnare l’arabo a scuola

Conoscere per comprendere: aprirsi alle diversità permette di non chiudersi dal contesto globale e insegnare l'arabo ai giovani è una via verso l'apertura

Quest’anno l’associazione Amicizia Islamo-Cristiana ha portato avanti il progetto di inserire tra le varie attività promosse un corso di lingua e cultura araba per i giovani. La sede di questo progetto è il comune di Pinerolo, in Piemonte. Qualche anno fa, nel 2016, una proposta simile era partita a Molinella, un comune nella provincia di Bologna.

All’epoca le critiche riguardo al progetto, che prevedeva l’inserimento del corso di arabo tra le attività extrascolastiche a scelta dell’Istituto di Molinella, erano state numerose. Esse erano partite dai genitori e dagli studenti, ma anche dalle personalità politiche della regione. Argomentavano soprattutto sul fatto che, in un istituto italiano, dovesse essere insegnata la cultura italiana e non quella straniera.

Dopo qualche anno le cose sembrano fortunatamente migliorate nei confronti della proposta di Pinerolo, anche se essa presenta alcune novità. Prima di tutto il corso è gratuito, in modo da permettere a chiunque di iscriversi. Viene chiesta un’offerta libera di finanziamento a chi eventualmente fosse disponibile. In secondo luogo il corso – anche se svincolato da una struttura scolastica – si rivolge ai giovanissimi: ragazzi dagli 8 ai 12 anni.

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Queste due novità si sposano perfettamente con quello che è l’obiettivo dell’integrazione. Rendere il corso gratuito significa renderlo fruibile da parte di tutti per non generare altri criteri di esclusione; inoltre destinarlo a un pubblico così giovane, mira a sensibilizzare l’individuo sin dalle origini della formazione del suo pensiero critico.

Nell’era della globalizzazione spaventa che un corso di arabo rivolto ai giovani possa essere stato visto come una minaccia. Il territorio non finisce più con il confine fisico, ma siamo avvolti da quella che è una dimensione mondiale. Aprirsi alla conoscenza di più diversità e culture possibili è la chiave per non chiudersi dal contesto globale. Avere la possibilità fin da piccoli venire a contatto con altre culture significa intraprendere un percorso di comprensione che è poi la chiave dei legami umani. Conoscere per comprendere, partendo dalla scuola che fa da veicolo. Essa dovrebbe essere il luogo d’eccellenza di fruizione della cultura e diffusione della stessa. Un luogo che con coraggio deve portare avanti iniziative di inclusione e di umanità.