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Intervista ad Alessandro Baricco

Intervista esclusiva nella sede della Scuola Holden

“It’s funny. Don’t ever tell anybody anything. If you do, you start missing everybody.”

“E’ strano. Non raccontate mia niente a nessuno. Se lo fate poi comincia a mancarvi chiunque”

          J.D. Salinger

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Se vi capitasse di entrare nella Scuola Holden di Torino (Piazza Borgo Dora, 49) vi salterebbero subito all’occhio, impresse sul muro della scalinata principale, le ultime righe de “Il giovane Holden  di J.D. Salinger (The Catcher in the Rye in lingua originale). Viene da chiedersi, allora, il perché della scelta di Holden e non un altro personaggio letterario a cui intitolare la scuola. L’idea era quella di creare una scuola particolare, una scuola da cui un giovane, sensibile ma emotivamente fragile, inadatto e sognatore, non sarebbe stato espulso. L’obiettivo della Holden è quello di insegnare ai giovani l’arte della narrazione (Storytelling and Performing Arts) e i corsi spaziano dalla scrittura di romanzi a quella giornalistica passando per il cinema, i fumetti, la fotografia, il web e la televisione. Insomma, oggetto delle singolari lezioni della scuola è tutto ciò che ha a che fare con il saper “raccontare una storia”.                           

Dal 2013 la Holden è diventata molto più grande. Si è spostata nella vecchia e affascinante Caserma Cavalli. Prima, fabbrica di bombe, da anni giaceva abbandonata. La città di Torino ha indetto un concorso e la caserma, in meno di un anno, si è trasformata in un posto in cui, invece che bombe si fabbricano narratori. Ci è voluto il lavoro di molti, una discreta vocazione all’ottimismo e la necessaria dose di fortuna. La nuova Scuola ha aperto il 14 settembre 2013. Attualmente gli studenti che la frequentano sono tra i 250 e i 300. Per far funzionare la Scuola ogni giorno lavorano una quindicina di persone, decine di collaboratori e centinaia di insegnanti.

Nei colorati corridoi della Holden echeggiano parole pervase di speranze e ambizione: “fare la scuola più bella del mondo”. In alcuni momenti (rari) di lucidità, la frase viene riformulata in una versione più soft: “fare la scuola che sognavamo quando andavamo a scuola”. Non c’è da sorprendersi: a tutti appare come un obiettivo assolutamente raggiungibile.