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Jannik Sinner e la Gen Z

Da chi sarà formata la classe dirigente del futuro?

ROTTERDAM, NETHERLANDS - FEBRUARY 14: Jannik Sinner of Italy thanks the fans after his defeat against Pablo Carreno Busta of Spain during Day 7 of the ABN AMRO World Tennis Tournament at Rotterdam Ahoy on February 14, 2020 in Rotterdam, Netherlands. (Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Se state leggendo questo articolo e siete nati tra il 1995 e il 2010, allora rientrate nell’ampia fetta di giovani che appartengono alla Generazione Z. Con molta probabilità possedete, per indole e predisposizione, anche voi le capacità e le competenze per far parte della classe dirigente del futuro.

Jannik Sinner

Nato sotto il segno del Leone, con una chioma rossa scarmigliata, Jannik Sinner è un prodigio del tennis.

Nasce a San Candido, in provincia di Bolzano, e il tennis nemmeno lo considera. Era votato allo sci e non se la cavava male finché non pronunciò le fatidiche parole “Papà non scio più, voglio fare il tennista”. Arriva un allenatore a guardarlo e il gioco è fatto. Quando hai davvero talento, qualcuno prima o poi se ne accorge.
L’organo di governo del tennis maschile professionistico (ATP) è di certo una bella arena per un ragazzo così giovane, ma lui ha saputo destreggiarsi molto bene, diventando un nome noto nell’ambito sportivo. Il New York Times l’ha definito “Un astro nascente” e Federer di lui ha detto: “È uno spettacolo, ne sentiremo parlare”.
Scavalcando le postazioni a suon di dritti e di rovesci, è arrivato anche a giocare contro Rafael Nadal. Per l’accesso alle semifinali, a Parigi ha sfidato questo mostro sacro del tennis che vanta 19 vittorie e 15 anni in più di lui. Deve anche essersela giocata bene perché Nadal ha commentato la sua partita dicendo “Ha un talento enorme e grande umiltà”. Insomma per Sinner si prevedono solo grandi cose: è destinato a un futuro brillante che lo vedrà spiccare con la racchetta in mano.

Classe 2001, di origine tedesca, è diventato il più giovane tennista italiano ad aggiudicarsi un titolo ATP. E’ sicuramente un fiore all’occhiello di cui si parla ancora troppo poco, ma possiamo dire che l’attitudine che l’ha portato ad essere un vincitore è propria anche dei ragazzi che appartengono, come lui, alla Gen Z e che hanno ancora molto da dimostrare sul proprio potenziale.

Gen Z

Nata a cavallo degli anni Duemila, la Generazione Zeta cresce in contemporanea ad uno dei più famosi e feroci attacchi terroristici. L’11 settembre, infatti, è il giorno dell’attentato alle Torri Gemelle che ha segnato per sempre il futuro degli Stati Uniti.
Le sorti del mondo intero furono ribaltate e con loro la visione del futuro per quei bambini che sarebbero germogliati in terre meno sicure e meno fiduciose del prossimo, nella consapevolezza che non potranno essere sempre protetti. Cresciuti in questo clima di sfiducia, si riteneva che sarebbero diventati una generazione sedentaria, meno propensare a viaggiare e che preferisse “non correre il rischio”. Tuttavia, si sono rivelati capaci di affrontare la vita nel mondo impervio e traballante lasciatogli dai Baby Boomer, i loro genitori.
I primi anni del Duemila sono anche caratterizzati da una abissale e lacerante crisi economica. Invece di dimostrarsi avidi e inconcludenti, i ragazzi e le ragazze della Gen Z sono diventati adolescenti responsabili e determinati. Sotto i baffi dei Millennials, i loro fratelli maggiori, che non sono abbastanza tecnologici per essere una generazione high-tech e che hanno dovuto affrontare per primi la Grande recessione.

I Post-Millennials, d’altro canto, sono ufficialmente i primi veri nativi digitali. Nati connessi, Internet è parte integrante del loro quotidiano. Il rito di passaggio che segna l’ingresso di un bambino nell’adolescenza è ricevere in regalo uno smartphone. Chi di voi non se lo ricorda?

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Sono anche una generazione più informata, probabilmente grazie al rapporto con il digitale, che li ha portati ad essere più votati al multiculturalismo. Le loro idee politiche sono spesso a supporto delle minoranze e dei gruppi discriminati. Il progresso per loro è il mezzo e non solo il fine.

I leader di domani

Sono 2 miliardi in tutto il mondo e lo sanno. Sanno di dover spiccare, emergere e farsi notare, altrimenti faranno parte del gruppo dei tanti. Questo genera molta paura del futuro e ansia del presente, sentirsi all’altezza è sempre più difficile.
Il momento storico della loro adolescenza è fortemente competitivo, c’è chi, a soli 18 anni, è già una star del tennis. Per questo la Generazione Zeta, la cui linea che separa online da offline è sempre più sottile, è più propensa a pensare al futuro già da molto giovane.

Molti di loro scelgono la strada dei social media, più semplice e redditizia, ma non alla portata di tutti.

Charli e Dixie D’Amelio sono le sorelle che spopolano su TikTok. Charli è stata la prima persona al mondo a raggiungere 100 milioni di followers e ha 16 anni. La loro capacità di sapersi inventare e adattare alle diverse piattaforme e tendenze le rende dei perfetti esempi della forma mentis dei Centennials.

I Maneskin, invece, sono stati la band rivelazione di X-Factor 11, sotto la guida del giudice Manuel Agnelli. Hanno organizzato un tour sold out in tutta Italia, al quale hanno dovuto aggiungere altre due tappe. Hanno inciso un brano che è stato certificato disco di Platino, superando Ed Sheeran (Millenial), un traguardo non da poco. La loro grinta e ambizione è in parte riconducibile alla loro età: hanno tutti meno di 22 anni.

Chi ha visto Stranger Things sa che Millie Bobby Brown è un’attrice tanto talentuosa quanto poliedrica. La rivista Time l’ha inserita, nel 2017, nella lista dei trenta adolescenti più influenti al mondo. Classe 2004 ha già collezionato una serie di premi e riconoscimenti nel mondo cinematografico. Il suo passato è simile a quello di Sinner: nata in una famiglia impegnata nella ristorazione, il cui trasferimento le ha poi permesso di essere notata da un agente.
È anche la più giovane nominata alla carica di Ambasciatrice di Buona Volontà dall’Unicef.

La lista è lunga e non finisce di certo qui, ma qualcosa l’abbiamo già intuito. Questi giovani sono oggi dei ragazzi portentosi e ciò che li ha condotti ad essere delle star internazionali è non solo il loro talento, ma anche la loro indole naturale.

La Generazione Zeta si sta già preparando per un domani che li vedrà, senza troppi ostacoli, svettare e distinguersi. Hanno tirato fuori gli artigli e da loro ci si potrà aspettare di tutto.