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Just what is it that makes today’s cellphones so different, so appealing?

Un’analisi sociale a partire dal celebre collage di Richard Hamilton

La Pop Art, The Independent Group & Richard Hamilton

La Pop Art è una corrente artistica del secolo scorso che nasce dalla consapevolezza di quanto il mondo sia cambiato sotto l’influsso dei nuovi mezzi di comunicazione di massa: la televisione, la pubblicità, il cinema. Gli anni ‘50 e ‘60 segnano la ripresa dopo gli eventi traumatici del secondo conflitto mondiale e la diffusione in larghi strati della popolazione di un rinnovato benessere che si esprime nella sfrenata voglia di consumare. E da qui al Brillo Box di Andy Warhol il passo è breve; l’arte abbandona i tradizionali canoni estetici per far posto alla pubblicità, al consumismo, agli oggetti di tutti i giorni.

Meno conosciuta è però l’origine di questo movimento, che, nonostante abbia costruito un incredibile successo in America attorno alle figure di Andy Warhol e Roy Liechtenstein, in realtà pone le sue fondamenta in Inghilterra, in particolare in un gruppo di artisti denominato “The Independent Group”. Ne fanno parte Richard Hamilton, Eduardo Paolozzi, il critico Reyen Banham, architetti come Alison e Peter Smithson e altri ancora. Il gruppo si riunisce dal 1952 al 1955 e raggiunge l’apice della sua celebrità con la partecipazione alla mostra “This is Tomorrow” tenutasi alla Whitechapel Gallery di Londra nel 1956. L’esibizione è composta di dodici padiglioni ospitanti dodici gruppi di artisti diversi, tra cui risaltano i componenti dell’Independent Group.

Il manifesto della mostra, passato alla storia, è il collage “Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?”, realizzato da Richard Hamilton. L’opera è interessante proprio per l’accostamento di diversi elementi che definivano la nuova società moderna: la televisione, il registratore, l’aspirapolvere, una vera rivoluzione nella vita delle casalinghe, il cinematografo che si scorge fuori dalla finestra, una striscia di fumetti (da cui prenderà ispirazione Roy Liechtenstein), solo per citarne alcuni.

L’artista presenta poi due figure in primo piano: il culturista, che regge un enorme lecca-lecca con la scritta POP, e la pin-up, distesa in modo provocante sul divano mentre cerca di rispecchiare i canoni di bellezza e seduzione che vede trasmessi in televisione. Nell’ambiente aleggia però un senso di inquietudine, che è una cifra caratteristica della Pop Art inglese e invece manca in quella americana. La fotografia di Marte, ingigantita, copre l’intero soffitto, come ad incombere sulla scena. Hamilton vuole mettere in guardia l’osservatore rispetto al risvolto poco gradevole a cui questi nuovi mezzi di comunicazione di massa, che gli anni ‘50 pubblicizzano a gran voce per il loro carattere rivoluzionario, potrebbero portare.

Come sempre l’arte è abile a comprendere e prevedere sviluppi che ancora sono in germe, quando ancora le attuali tendenze sono al massimo del loro apice. Le Avanguardie, infatti, mostrano una sensibilità già proiettata verso il futuro e quindi impossibile da comprendere per gli uomini del loro tempo. Ed è per questa incapacità di guardare avanti che spesso non sono apprezzate dalla massa. Il Marte nell’opera di Hamilton è proprio emblema di questa lungimiranza che suggerisce agli uomini inebriati dal benessere e dal consumo che prima o poi saranno chiamati a fare i conti con questo progresso.

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Uno sguardo alla contemporaneità

L’altra importante caratteristica dell’arte è la sua estrema contemporaneità, la sua capacità di “parlare” a qualsiasi epoca. La vera opera d’arte è veicolo di messaggi, emozioni, riflessioni, anche decenni o secoli dopo la sua composizione. E un movimento come la Pop non si esime da questo discorso, soprattutto in una società che ha costruito il suo successo sul costante progresso tecnologico, sulla proliferazione dei dati e sull’annullamento della distanza fisica tramite un’iper-connessione digitale. Solo ultimamente ci si è iniziati ad interrogare sul risvolto della medaglia, sul prezzo da pagare sotto forma di privacy, di dati venduti, di costante controllo. Questa è anche l’epoca in cui il mondo (forse) ha preso coscienza sia della limitatezza delle risorse che dei danni ambientali causati dalla noncuranza e dall’ingordigia della produzione di massa.

Se potessimo creare un nuovo collage, il nostro non avrebbe Marte ad incombere sul soffitto, ma una Terra in cui l’Earth Overshoot Day, ovvero il giorno in cui l’umanità ha terminato le risorse prodotte dal pianeta per quell’anno, cade in piena estate, con più di 4 mesi di anticipo rispetto alla fine dell’anno. Le novità tecnologiche di Richard Hamilton ormai sono talmente entrate a far parte della nostra vita che nessuno fa più caso alla loro utilità rivoluzionaria (aspirapolvere e televisione), o sono completamente scomparse perché rimpiazzate da strumenti nuovi e migliori (registratore).

Il nuovo quadro dovrebbe mostrare i computer, gli smartphone, la realtà aumentata, le stampanti 3D. Questi ultimi decenni hanno visto una proliferazione incredibile di invenzioni, il nuovo diventare subito obsoleto, perché si sono riuscite a sfruttare al meglio le capacità di grandi menti per ideare grandi prodotti. E questo è indubbiamente positivo, ma Richard Hamilton ci ricorda che c’è sempre un “ma”.

Per quanto riguarda i due protagonisti in primo piano, il culturista sarebbe probabilmente rimpiazzato da un businessman con in mano non più un lecca-lecca ma smartphone e computer. Anche la donna sarebbe risucchiata dallo schermo del telefono e in esso, e non più nella televisione, troverebbe il canone di bellezza provocante che ambisce imitare. Le due figure, insomma, sarebbero accomunate da questa protesi tecnologica in cui è custodita gran parte della loro esistenza e senza la quale pare ormai impossibile vivere.

Se la data di composizione fosse proprio questo sfortunato 2020, fuori dalla finestra le luci del cinematografo sarebbero tristemente spente, ma ci sarebbero dei balconi colorati da striscioni e lenzuola per resistere al virus con la forza di tanti “Andrà tutto bene”. Questo strano tempo di quarantena ci ha sicuramente insegnato la potenza della tecnologia e tantissime iniziative hanno potuto avere luogo proprio (e soltanto) grazie a questo mezzo. Ma allo stesso tempo la lezione più importanti è stata che la vita vera è quella in strada, fatta di relazioni e contatto, di cui abbiamo capito il valore nel momento in cui ne siamo stati privati, non quella effimera vissuta attraverso uno schermo. E allora “Just what is it that makes today’s cellphones so different, so appealing?”.