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La democrazia diretta è un modo per non prendersi responsabilità

E i Cinque Stelle lo sanno perfettamente

“Sono state giornate furibonde, senza atti d’amore, senza calma di vento, solo passaggi e passaggi, passaggi di tempo” cantava Fabrizio De André in “Anime salve”. Mi sembra che questa citazione riassuma tanto poeticamente quanto brevemente quello che è stato il nostro agosto, dove le nostre vacanze si sono inevitabilmente mischiate con il susseguirsi di eventi della crisi politica aperta da Matteo Salvini. Siamo alla risoluzione. Il voto di ieri sulla piattaforma di Rousseau riservato agli attivisti del Movimento 5 Stelle ci ha detto che sarà possibile un governo giallo-rosso tra i grillini ed il tanto odiato Partito Democratico. Non saremo richiamati alle urne per la creazione di una nuova legislatura.

Il progetto di Salvini

Dati i consensi di cui ancora gode, il Capitano del Carroccio spinge verso nuove elezioni tramite la sua consueta propaganda basata su un linguaggio aspro e qualunquista e sui bot online. È da giugno che Salvini ha il desiderio di capitalizzare sul consenso acquisito alle elezioni europee in modo tale da formare un governo a trazione Lega con Fratelli d’Italia e Forza Italia. Sfortunatamente per lui la Costituzione non ha giocato a suo favore. Lo scioglimento delle camere non è possibile qualora vi sia una maggioranza per fare un governo. La maggioranza c’è, ed è rappresentata dal Movimento e dal PD, i partiti che il 4 marzo dello scorso anno hanno ricevuto il maggior numero di voti.

L’alleanza e i problemi che ne derivano

Sia il Movimento che il PD si ritrovano quindi in una situazione scomoda, costretti ad allearsi perché è interesse comune arrestare la cavalcata del capitano. Ciò comporta seppellire l’ascia di guerra e dimenticare l’odio passato. I due partiti si portano dietro molte contraddizioni: solo un mese fa per Di Maio il PD era il “partito di Bibbiano”, e solo un anno fa Renzi aveva nettamente chiuso ad un’alleanza con il Movimento 5 Stelle. Inoltre, essendo il Movimento un ente “post-ideologico”, racchiude al proprio interno più anime, per cui in nome della post-ideologia è stato possibile racchiudere sotto un unico nome personalità come Fico e De Falco e altre come Paragone e Di Maio stesso. Di fronte ad una tale eterogeneità il processo decisionale diventa estremamente complicato, rendendo difficile una situazione tanto complessa da richiedere a più forze politiche di fare dei passi indietro pur di salvare l’attuale legislatura.

A fronte di ciò, quindi, il Movimento ha tirato fuori dal cilindro la soluzione solita che gli permette di fare il Ponzio Pilato della situazione: la democrazia diretta. Il ragionamento sottostante è molto semplice: data la spigolosità della situazione, lasciamo che siate voi attivisti a prendere la decisione ultima, e noi la rispetteremo, cosicché avremo un modo per giustificare una contraddizione che potrebbe distruggerci.

Una cosa simile già era successa in passato, per cui il gruppetto di attivisti aveva deciso di non far processare Salvini sulla vicenda Diciotti, tenuta attraccata su ordine del Ministro dell’Interno al porto di Catania senza far scendere a terra i migranti. La situazione si è evoluta fino a quando il Movimento non si è ritrovato a dover votare per l’autorizzazione a procedere delle indagini sul Capitano. La tenuta del governo giallo-verde era a rischio, e bloccare il processo a Salvini avrebbe fatto cadere in una forte contraddizione i grillini, i quali hanno basato la loro propaganda sul giustizialismo. La soluzione è stata quella di lavarsene le mani e dare parola al “popolo”, in nome della tanto adorata quanto sottovalutata democrazia diretta.

Perché Rousseau non funziona
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La democrazia fai-da-te dei Cinque Stelle è a dir poco ridicola. Un quantitativo esiguo di persone (solitamente cinquantamila, mezzo stadio di San Siro) deciderà per sessanta milioni di italiani. Se non sei iscritto al MoVimento ti tocca subire la decisione di queste poche migliaia di persone, avevi solo da iscriverti sei mesi fa: se non sei del MoVimento la tua opinione non conta, ed è solo un problema tuo.  E se questo non fosse abbastanza, è necessario ricordare la poca trasparenza della piattaforma Rousseau.

La piattaforma prende il nome dal noto filosofo, portavoce dell’ideale di democrazia diretta. Secondo Rousseau il popolo deve avere la facoltà di esercitare il proprio volere, per l’appunto, direttamente, senza intermediari. Potere al popolo, in tutti i sensi. Un’idea quasi utopica, dettata dall’illuminismo, basata sul concetto di popolo visto come un ente che racchiude al proprio interno scarsa eterogeneità ed alta partecipazione alla vita politica. Il Movimento tradisce l’idea di democrazia diretta di Rousseau dato che il voto è riservato ad una élite di persone. Ciò la tramuta nella sopracitata democrazia fai-da-te a tutti gli effetti. Oltre a questo, il numero esiguo di votanti dimostra la fallacità di quest’ideale.

I rischi di Rousseau

La piattaforma di Rousseau è in mano alla Casaleggio Associati, un ente privato. Ciò implica che su di essa non viene esercitato alcun controllo a livello statale. Non ho intenzione di dire che su Rousseau i voti vengono truccati: personalmente, tuttavia, credo che sia necessario essere estremamente trasparenti quando si tratta di raccogliere il volere “popolare”. Quando si tratta di istanze così sensibili è meglio essere maliziosi, piuttosto che fidarsi ciecamente della prima azienda che si sporca le mani a livello politico.

Oltre a ciò, è necessario ricordare come Rousseau sia quasi sempre vittima di hackeraggi ogni volta che vi è una votazione. Sembra quasi che hackerare Rousseau sia diventato uno sport nazionale. Come possiamo fidarci del responso di una piattaforma che risulta essere, agli occhi delle persone, poco sicura?

L’assunzione di responsabilità

Dovessimo tralasciare questi problemi e vizi di forma, rimarrebbe un problema fondamentale: quello riguardante la responsabilità nell’esporsi. La democrazia diretta è l’esempio chiaro di come la politica al giorno d’oggi la si fa sulle persone e non per le persone. Le forze politiche attuali preferiscono vivere di hype e di strategie comunicative guardando ogni giorno i sondaggi piuttosto che sporcarsi le mani ed esporsi. Ciò che ne consegue è che di fronte a situazioni problematiche non c’è mai un responsabile se non il “popolo” o qualunque altro ente astratto.

Il tema della responsabilità politica è la vera urgenza politica attuale. Non fa altro che portare all’immobilismo, ed è un problema che tocca tutti gli schieramenti politici. La differenza tra questi ultimi ed i 5 Stelle è che i grillini preferiscono scaricare le colpe sui propri attivisti piuttosto che sugli avversari politici. Ciò che ne consegue è che il Popolo, quello vero, risulta poco rappresentato. Ed è pericolosissimo nel periodo che stiamo vivendo.