Officina Magazine
Magazine online d'attualità e opinioni

La fine del petrolio spiegata facile

Perché non riusciamo ad uscire dall'era dei fossili?

Il 12 marzo 2020 la borsa di Milano chiude con il più grande ribasso della storia: -16,92%. La BCE non sembra aver fatto abbastanza per l’ Italia dicendo che si tira fuori dal problema dello spread, le imprese sono chiuse causa Coronavirus e gli azionisti sono andati nel panico. Ma c’è un’ altra ragione per cui le borse, non solo d’ Italia, hanno fatto tonfo in questi giorni: il crollo del prezzo del petrolio.

Le origini del crollo

La Cina è il più grande importatore di petrolio al mondo: ne consuma 14 milioni di barili al giorno, ovvero quanto Francia, Italia, Spagna, Regno unito, Giappone e Sud Corea messi insieme. Ma dai tempi del Coronavirus, con le aziende chiuse, la domanda è scesa drasticamente.

Questo ha portato l’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) a riunirsi per decidere come agire di fronte a una domanda drasticamente ridotta. L’Arabia e la Russia sono generalmente sempre state di comune accordo, ma questa volta la Russia si è opposta fermamente ai tagli della produzione proposti dall’Arabia.

Questa insicurezza interna all’OPEC è costata carissima ai produttori di greggio.

Il prezzo del petrolio è calato ai minimi dagli anni ’90 e ha portato con sé il tracollo di tutti i grandi nomi degli idrocarburi, italiani e non: Eni, Exxon, Shell, Chevron, che hanno registrato una perdita di capitalizzazione pari al 50% nell’ultimo mese. Eni addirittura -57%!

Il nuovo tabacco

A dire la verità il petrolio se la passava male già da qualche tempo.

A inizio Febbraio, in un’intervista della CNBC alla trasmissione Mad Money, Jim Cramer, uno dei guru della finanza a Wall Street, aveva dichiarato apertamente che <<Non è più possibile fare soldi con petrolio e gas. Nonostante le azioni del petrolio abbiano dividendi ottimi, i migliori dai tempi della crisi, nessuno le vuole più. La nuova classe dirigente è interessata ad accontentare le nuove generazioni, e ciò non è possibile escludendo la sostenibilità. Il processo con cui il mondo si sta allontanando dai fossili è estremamente rapido. Sono il nuovo tabacco>>.

Una grande notizia.

Carbon Lock-in, il fenomeno che rallenterà la lotta alla sostenibilità

Le aziende petrolifere(le Eni, Exxon, Shell e Chevron di prima) non la vedono ovviamente allo stesso modo. Gli accordi di Parigi, che si danno l’obiettivo, probabilmente ancora insufficiente, di limitare il surriscaldamento medio dell’atmosfera a 2 °C rispetto ai livelli pre-industriali le coinvolgono direttamente. Ciò significa che anche loro dovrebbero raggiungere entro il 2050 la Carbon Neutrality.

Ma, pessima notizia, si calcola che queste aziende abbiano deciso di investire sull’estrazione e sullo stoccaggio di quantità di petrolio sufficienti a non rendere neanche lontanamente possibile raggiungere l’obiettivo dei 2 gradi, che, appunto, potrebbe essere ancora insufficiente per evitare gli effetti a catena che ci porterebbero a una crisi climatica probabilmente disastrosa, di sicuro evitabile.

Il direttore economico di Shell, Steven Fries dichiara ufficialmente: <<Estrarremo quanto più petrolio e gas possibile, più a lungo possibile>>.

Dalla vendita del petrolio è ancora possibile ricavare un sacco di soldi, ma, come abbiamo detto, il mondo finanziario e non sembra avergli voltato le spalle.

Ecco perché queste aziende giocano sugli effetti del cosiddetto Carbon Lock-in.

Il Carbon Lock-in descrive un sistema economico, tecnologico e sociale che è caratterizzato da una mutua dipendenza fra sviluppo economico e consumo di idrocarburi, che vanifica gli sforzi pubblici e individuali di passare a energie rinnovabili e, in un arco di tempo relativamente corto, più economiche.

Pensate al mercato dell’automobile e allo sviluppo dei mezzi pubblici.

Più automobili vengono acquistate e utilizzate, più diventano ricche le aziende automobilistiche e i produttori di petrolio, più possono investire in innovazione e marketing. E perché no, anche in greenwashing (basti vedere le pubblicità dell’Eni). Si innesca così un feedback positivo.

Al contrario meno persone utilizzano i mezzi pubblici, meno questi possono investire in innovazione, offrono servizi peggiori, si fanno cattiva reputazione e meno gente li utilizza e finanzia. Feedback negativo.

Spesso utilizziamo le automobili con il solo conducente a bordo. Le spostiamo quasi a vuoto, e spendiamo decine di migliaia di euro per comprarne di nuove e migliaia per mantenerle. E questo ci sembra naturale perché è così da quando siamo nati.

Ma questa non è né la soluzione più efficiente, né la più economica.

Se parte degli investimenti incastrati nel mercato automobilistico venissero destinati allo sviluppo di un sistema di trasporto pubblico più efficiente, avremmo spostamenti mano a mano più facili e veloci.

Un nuovo feedback positivo.

Le metropolitane, ad esempio, riscontrano pochissimi problemi tecnici, non richiedono grande manutenzione e difatti in città come Berlino (500.000.000 passeggeri/anno), Londra (1.000.000.000 pass./anno!) e Parigi (1.600.000.000 pass./anno!!) risultano l’opzione di gran lunga migliore, che soddisfa a pieno le esigenze di tutti.

Un passo necessario

Lo shift verso le energie rinnovabili si dovrà fare, se non per buon senso e salvaguardia della civiltà come la conosciamo, anche solo per l’ esaurimento degli idrocarburi sottoterra. Prima avverrà e prima ne subiremo gli effetti a cascata positivi.

Non sarà un processo immediato ma ognuno di noi può fare moltissimo:

  • usare quanto più possibile i mezzi pubblici.
  • riconoscere le strategie di greenwashing e i movimenti delle grandi aziende petrolifere. Il sito Oil Change International può offrire un grande aiuto.
  • seguire le mosse dei politici. Leggo proprio in questo momento che Trump investirà parte dei 50 miliardi di dollari stanziati per l’ emergenza CoVid nell’aumento delle riserve nazionali di petrolio. Come l’emergenza del virus e l’investimento nel greggio siano correlati lo sa solo lui. Probabilmente vedendo la situazione in cui versava il mercato azionario ha voluto approfittare del panico generale per fare ciò che desiderava fare, senza nessuno che possa criticare. Perché ora c’è questo problema e sembra impossibile parlare di altro.
  • investire sulle rinnovabili, anche solo cambiano contratto. In Italia per esempio Sorgenia offre energia al 100% pulita, senza aumentare di un centesimo il prezzo della bolletta e come lei molte altre. Provare per credere.

Abbiamo tempo per cambiare il modo in cui facciamo muovere la nostra società. C’è tempo, ma non troppo. Il problema esiste e va affrontato. Tanto vale occuparsene, ognuno quanto può, poco alla volta.