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La Finlandia dice addio alle scorie nucleari

Nasce il primo deposito di scorie nucleari a lungo termine. Prime scorie immagazzinate dal 2024.

Nelle profondità della foresta di Olkiuoto (Finlandia) sorge il primo deposito di scorie nucleari a lungo termine. Frutto di un lavoro di circa quarant’anni, che raccoglierà le prime scorie a partire dal 2024.

A idearlo è stata l’organizzazione finlandese Posiva Oy. Impegnata alla ricerca di una soluzione sicura per le scorie dei reattori nucleari finlandesi, progetta il deposito dagli anni Ottanta con il team di Timo Äikäs – in pensione dal 2014.

Oggi il deposito è quasi pronto. Nel 2022 inizieranno i test per il deposito delle prime scorie. Può accumularne fino al 2100, anno in cui raggiungerà la capacità massima.

Struttura del deposito. Credits: Posiva Oy

Onkalo (“caverna” in finlandese) si trova a 450 metri nel sottosuolo. Svariate le misure di sicurezza, a partire dai materiali di costruzione e dalla struttura dei bidoni che immagazzineranno le scorie. La roccia nella quale è scavato il deposito, poi, è resistente all’acqua. In questo modo potrà resistere per almeno i 10.000 anni di permanenza delle scorie, necessari affinché non siano piú tossiche.

La struttura non ha bisogno di sorveglianza fisica. Le fronde di Olkiuoto, poi, ne copriranno l’ingresso.

 

Onkalo, interno. Credits: Posiva Oy

 

“Se tutto va bene”, scrive The Atlantic, “Le generazioni future potranno non sapere che (il deposito) è lí.”.
Veduta aerea (2011). Credits: Posiva Oy

Nasce un problema etico: bisogna avvisarle o sigillare le scorie in silenzio, nel sottosuolo?

E, se anche volessimo avvisare, come potremmo farlo? Quali cartelli utilizzare per un umano che nascerà fra 10.000 anni? Pensiamo a quanto siamo diversi dai nostri “colleghi” di 4.000 anni fa. In tutta probabilità, i posteri non parleranno le nostre lingue. Non ci capiranno.

Il team di ingegneri ha optato per l’inserimento di tutti i tipi di cartelli che segnalano un pericolo.

Per fortuna, la zona in cui sorge Onkalo è stata scelta anche perché poco appetibile per uno scavo minerario.

E dato che le lingue non sono destinate a sopravvivere nel futuro, dobbiamo trovare un modo per comunicare con le generazioni future evitando che incappino in aree radioattive.

La semiotica nucleare è un campo di ricerca che studia soluzioni al problema.

Dai preti nucleari alle lune finte

Ad avviare la ricerca fu la Human Interference Task Force – un team multidisciplinare con ingegneri, scienziati, antropologi, scienziati comportamentali e fisici nucleari – nel 1981. La squadra aveva il compito di ideare un segnale di avvertimento per il deposito di scorie amicano nella Yucca Mountain, che tenesse alla larga le generazioni per millenni.

La Task Force si ispirò alla Chiesa Cattolica, che grazie ai ministri del culto ha tramandato la parola di Dio per 2.000 anni. Fu proposta quindi l’istituzione di un “prete nucleare” che tramandasse, di generazione in generazione, tutte le informazioni sul deposito e sulle scorie.

Un’alternativa è la trasmissione in forma orale. Si sa, infatti, antichissime leggende siano giunte fino a noi essendo state raccontate a voce per centinaia, migliaia di anni.

Svariate le altre idee, da lune artificiali contenenti le informazioni e gli avvertimenti, all’inserimento di informazioni di avvertimento nel DNA delle piante attorno al deposito.

In particolare ha fatto scalpore il “gatto radioattivo”. Basandosi sull’ipotesi che l’amicizia fra uomo e felini possa durare per migliaia di anni, è stato un italiano ad ipotizzare l’allevamento di gatti che, se si trovano vicini ad un pericolo radioattivo, cambiano colore del pelo avvisando il padroncino.

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La soluzione si ebbe però con la creazione di grandi monoliti nei pressi del deposito americano, contenenti avvertimenti in tutte le lingue del mondo.

Un progetto che però non vide mai la luce, in quanto il deposito della Yucca Mountain non è mai stato creato. Troppe le controversie e le proteste degli abitanti circostanti, che non volevano un pericolo tanto grande nel loro territorio.

 

Onkalo. Credits: Posiva Oy
Dove vengono tenute le scorie nucleari?

Dipende dal Paese in questione. Dopo il disastro di Fukushima nel 2011, ad esempio, la Germania ha deciso di chiudere tutte le sue centrali nucleari per darsi all’energia rinnovabile.

I Paesi che si oppongono al nucleare sono Italia, Australia, Grecia, Norvegia, Irlanda, Danimarca, Austria, Latvia, Lussemburgo, Malesia, Malta, Nuova Zelanda, Liechtenstein, Filippine e Portogallo.

In India, nel deposito di Tarapur, le scorie vengono convertite in materia stabile e inerte dentro appositi contenitori. Circa il 25% della struttura è già occupata. Un altro deposito sarà stabilito a Kalpakkam.

Negli altri Paesi, le scorie rimangono in depositi temporanei e sono spesso vicini alla struttura che li produce.

Secondo la World Nuclear Association,

La soluzione piú condivisa per smaltire scorie fortemente radioattive è stata quella dei depositi sotterranei profondissimi. Quando si tratta di scorie con radiazioni minori, lo smaltimento è piú semplice e si può effettuare con sicurezza ovunque. Il combustibile usato, invece, viene tenuto sott’acqua per 5 anni e poi depositato in un luogo asciutto.

Calcestruzzo spruzzato all’interno di Onkalo. Credits. Posiva Oy
Perché le scorie non possono essere riutilizzate?

Come dice la piattaforma di ingegneri WhatIsNuclear, in realtà

I rifiuti nucleari sono riciclabili. Una volta che il combustibile del reattore (uranio o torio) viene utilizzato in un reattore, può essere trattato e immesso in un altro reattore come combustibile. Infatti, i reattori tipici estraggono solo una piccola parte di energia del combustibile. Si potrebbe alimentare l’intera rete elettrica americana con l’energia contenuta nelle scorie nucleari per quasi 100 anni.

L’America, però, vieta il riciclo dal 1977. Da un lato perché non è economicamente conveniente, dall’altro per la paura che le armi nucleari possano diffondersi.

Ma non mancano i Paesi che sfruttano il riciclo, come la Francia, che tramite l’energia nucleare soddisfa l’80% della domanda di elettricità, poi il Regno Unito e il Giappone.

 

Macchinari al lavoro. Credits: Posiva Oy

 

Perché non si lanciano le scorie nello spazio?

In primo luogo è una soluzione troppo costosa, stimata in circa 22.000 dollari al chilo. Una spesa insostenibile e insufficiente a coprire le tonnellate di scorie nucleari prodotte ogni anno.

C’è poi il rischio di esplosioni dei missili. Che cosa succederebbe se esplodesse un carico di scorie nucleari?