Officina Magazine
Magazine online d'attualità e opinioni

La follia del regime militare argentino

Il Paese, già nel caos totale, fu facile preda di spietati generali avidi di potere e sangue

Dopo una visita ad Auschwitz Primo Levi disse: “è avvenuto, può accadere di nuovo”. Negli anni settanta le nefandezze del nazifascismo sembravano consegnate dolorosamente alla storia, mentre l’Europa progrediva ad una velocità mai conosciuta prima.

Oltreoceano, nella assolata e dimenticata Argentina dei gauchos, quel fiore del male che si credeva appassito stava per sbocciare in tutta la sua malvagità.

Il sogno del peronismo era svanito, ricordo sbiadito di almeno un ventennio prima. L’instabilità politica ed economica esasperò lo scontro tra forze governative conservatrici e movimenti di guerriglia radicali, portando avanti la conta dei morti. Inutile fu il ritorno dell’esiliato Juan Domingo Peron e la sua rielezione nel 1973. Morì l’anno dopo, lasciando la presidenza a sua moglie Isabel Martinez, politicamente troppo debole rispetto ai vertici militari che si andavano rafforzando violentemente.

Il golpe militare

Il 24 marzo 1976 fu l’inizio della fine. Il generale Jorge Rafael Videla destituì Isabel, proclamando la presa al potere di una giunta militare formata dai capi di Esercito, Aeronautica e Marina. Da allora l’imperativo fu uno solo: eliminare qualsiasi avversario. La follia collettiva di quegli anni è testimoniata dai racconti sia dei sopravvissuti, sia degli stessi orgogliosi carnefici. Evitando gli errori commessi dal già ben avviato regime cileno di Pinochet, la junta non lasciò trapelare nulla all’esterno. Il mondo fu a lungo ignaro di ciò che accadeva davvero in Argentina.

La repressione fu sistematica. Chiunque fosse ritenuto un pericolo veniva rapito, torturato e spesso giustiziato, nella più assoluta riservatezza. Non risparmiarono nessuno: la noche de los lapices è tristemente nota per le sevizie e l’uccisione di sei adolescenti ritenuti “sovversivi” e prelevati direttamente a scuola.

Migliaia di bambini vennero fatti nascere con la forza negli ospedali trasformati in luoghi dell’incubo, affidati agli stessi militari o simpatizzanti del regime per essere cresciuti nella menzogna. Le madri venivano uccise dopo il parto. Anche per gli orfani resi tali dal regime il destino fu lo stesso. Ancora oggi molti di loro, ormai adulti, non conoscono la verità.

Un’intera generazione fu inghiottita da quella oscurità. Un’altra ne avrebbe portato la croce negli anni a venire. Le anime di almeno trentamila di desaparecidos vagano senza pace sulla terra calpestata dai loro figli ignari, strappati al loro stesso sangue da uomini che ne versarono a fiumi.

La reazione popolare

Le madri di queste vittime scesero in piazza con coraggio, marciando sotto gli occhi dei generali. Le “madri di plaza de Mayo” portarono avanti clandestinamente attività di supporto e indagine per cercare risposte sulla sorte dei loro cari. La missione delle madri e poi delle “nonne” (abuelas) non si è mai fermata. Tuttora uomini e donne ormai adulti scoprono la verità sulle loro origini grazie a queste instancabili associazioni.

La sconfitta delle Falkland segnò la fine regime, schiacciato dalla crisi interna e dalle pressioni internazionali. Terminò nel 1983, lasciandosi dietro una scia di segreti e morte che la lunga e accidentata vicenda giudiziaria ha in gran parte svelato, aprendo gli occhi del mondo su questa terribile pagina di storia recente.

È avvenuto, ancora. Non deve accadere di nuovo.