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La Norvegia torna rossa

L'analisi post-voto ad una settimana dalle elezioni.

Il 13 settembre si sono tenute in Norvegia le elezioni parlamentari. È stata una campagna elettorale combattuta e ha visto primeggiare il partito laburista Arbeiderpartiet che ora dovrà scegliere con quale coalizione governare. Jonas Gahr Støre sostituirà la conservatrice Erna Solberg che è stata alla guida del paese per 8 anni appoggiata da una coalizione di centrodestra. Con queste elezioni cade l’unico governo non socialista tra i paesi scandinavi.

Il sistema elettorale norvegese e lo spettro politico

I cittadini norvegesi eleggono un parlamento monocamerale, sono chiamati a votare per assegnare 169 seggi sul principio della rappresentanza proporzionale in circoscrizioni plurinominali. Il paese si costituisce di 19 circoscrizioni.

I principali partiti sono:

  • Sosialistisk Venstreparti: il partito più a sinistra sullo spettro politico, mescola idee economiche di sinistra con politiche ecologiste ed euroscettiche.
  • Arbeiderpartiet (Ap): il “partito dei lavoratori” (o laburista), è lo storico partito di sinistra, da 94 anni è quello che ottiene più voti. È stato così anche quest’anno, seppur con consensi calanti. Ap riuscirà comunque a governare all’interno di una coalizione con il suo leader come Primo Ministro. È il classico partito progressista, europeista che appoggia teorie economiche care alla sinistra (lotta alle disuguaglianze e garanzia di un sistema di welfare solido).
  • Senterpartiet (Sp): il “partito di centro” che ha molto successo nelle aree rurali del paese. Vuole costruire una società “dal basso”, la sua visione di umanità ha radici nei valori cristiani. Si posiziona al centro su qualsiasi tipo di politica se non sull’UE, è altamente euroscettico.
  • Høyre: I conservatore guidati da Erna Solberg che ha ricoperto la carica di primo ministro per 8 anni, fino a queste elezioni. È il partito storico di opposizione, nel 2013 è riuscito a strappare il potere all’Ap. È un partito moderato con idee economiche che tendono a destra ma comunque europeista.
  • A questi si aggiungono il partito di destra “Partito del progresso”, il partito liberale e ancora i verdi, il partito popolare cristiano e il partito rosso. Specialmente i verdi ed il partito rosso giocheranno un ruolo chiave nella possibile formazione della coalizione del futuro governo.

(SX: J. G. Støre, leader dei laburisti vs. E. Solberg, leader dei conservatori – Fonte: google images)

Modello scandinavo

Prima di descrivere più nel dettaglio la campagna elettorale, i temi discussi e i risultati delle elezioni, è bene analizzare qualche caratteristica della Norvegia.

Il paese è il quarto in classifica (esclusi microstati e paradisi fiscali) per pil pro capite, è uno degli stati più ricchi del mondo, la qualità della vita è altissima come anche l’indice di sviluppo umano. La Norvegia, che non è nell’Unione Europea ma detiene stretti rapporti di collaborazione, è spesso definita, come i suoi vicini scandinavi, un paese “socialista”. Seppur a loro non piaccia essere chiamati tali, è un dato di fatto che lo stato garantisca ai propri cittadini un sistema di welfare solidissimo, un sistema sanitario e d’istruzione gratuiti, una serie di sussidi alle famiglie e pensioni pubbliche.

In quello che sembra un paradiso in terra, non mancano tuttavia problemi su cui discutere. Il sistema “socialista” norvegese, non è completamente “socialista”, l’economia si basa comunque su un modello capitalista. Come altrove, anche la Norvegia non è sfuggita ai difetti di questo sistema, le disuguaglianze tra i più ricchi ed i più poveri sono aumentate in questi ultimi anni come anche è aumentato il numero delle famiglie in difficoltà economica. A questo si aggiungono controversie sull’origine di tale benessere e come affrontare la lotta al cambiamento climatico.

Ipocrisia ambientale: la nazione Verde che si arricchisce con il petrolio

La ricchezza norvegese è stata costruita principalmente sullo sfruttamento delle risorse petrolifere e di gas dal Mare del Nord. Questo è stato uno dei principali argomenti di discussione della recentissima campagna elettorale. Nonostante il 95% dell’energia consumata in Norvegia venga da fonti rinnovabili e 4 macchine vendute su 10 siano elettriche, il 40% dell’export norvegese è costituito da petrolio e altri combustibili fossili.

L’industria di produzione ed estrazione impiega ca. 200 mila persone che costituiscono il 7% di tutta la forza lavoro.  I ricavi derivanti dall’export servono ad alimentare l’enorme fondo di investimenti statale che sostiene e finanzia il solido sistema di welfare. (Nb: solo una piccolissima parte di fondo – che vale 11 500 miliardi di corone o 1 120 miliardi di euro – può essere spesa dal governo, ma questo costituisce comunque il 20% ca. del budget di stato annuale).

 

(Mappa impianti di estrazione e raffinamento del petrolio sul territorio norvegese – Fonte: The Norwegian Petroleum Directorate)

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La campagna elettorale

In questo quadro, si è inserita e svolta la campagna elettorale per le elezioni che si sono tenute il 13 settembre con tutti i partiti a discutere sul futuro dell’economia e le disuguaglianze sociali.

Sul primo punto si ritrovano fermamente schierati tutti i partiti politici. I conservatori avrebbero ignorato il report delle Nazioni Unite che invita la Norvegia a interrompere le trivellazioni e convertire le proprie industrie nella produzione di energie rinnovabili. Il partito di Solberg, infatti, vede in questo report una minaccia per le centinaia di migliaia di posti di lavoro e la richiesta di uno sforzo troppo imponente per la conversione delle industrie in impianti di produzione di energia verde. Anche i laburisti pensano che l’estrazione dovrebbe continuare, almeno sul breve periodo, e convertire il proprio settore secondario lentamente. I laburisti rischiano però di dover governare con i verdi, secondo i quali la produzione di greggio dovrebbe cessare entro il 2050 ed investire massivamente sulle energie rinnovabili come hanno fatto i vicini Danesi.

Il secondo punto discussione sono le accresciute disuguaglianze, ignorate dal governo conservatore. La proposta del leader laburista è quella di alleggerire la pressione fiscale sulle famiglie a basso reddito, aumentando quelle sui redditi molto alti senza però ad andare ad alterare il budget di spesa corrente (quindi non prevede un aumento della spesa pubblica).

Da notare che, diversamente a quanto avviene per gli altri Stati europei, immigrazione e pandemia da Coronoavirus non sono state al centro dei confronti politici.

Le relazioni con l’Unione lo sono state, ma solo marginalmente. Come già scritto, la Norvegia non è nell’Unione ma detiene proficui rapporti economici che non sono tendenzialmente messi in discussione (European Free Trade Association ed European Economic Area) dai due principali partiti Ap ed Høyre.

I risultati delle elezioni e la partita a scacchi delle coalizioni

Alla luce di ciò, le elezioni hanno avuto luogo e hanno visto trionfare il Ap, che con il 26.4% delle preferenze ottiene 48 parlamentari, seguono i conservatori con il 20.5% di preferenze e 36 eletti.

È chiara la vittoria della sinistra che però non può assolutamente governare da sola e si vede obbligata a creare una coalizione.

Støre dovrà infatti cercare di accontentarsi del solo sostegno del partito di centro e la sinistra socialista per evitare di includere i Marxisti del partito rosso o i verdi all’interno della coalizione di governo.

Questo perché, pur volendo rispettare gli accordi di Parigi del 2015 e indirizzare le politiche economiche verso una economia più verde e tagliare le emissioni di CO2, il leader laburista non vuole interrompere le trivellazioni contrariamente a quanto invece vorrebbero i verdi.

Similmente, i laburisti e il partito rosso hanno visioni diverse sul sistema di tassazione. In entrambi i casi governare con questi due partiti considerati estremi, sarebbe molto complicato per il leader del partito dei lavoratori e rischierebbe di perdere consensi a favore degli storici alleati. La coalizione Ap, centro e socialisti non è comunque priva di ostacoli. Anche i socialisti vorrebbero interrompere le trivellazioni ed entrambi centro e socialisti sono tendenzialmente più scettici sull’accordo con la UE.

Støre dovrà quindi lavorare per formare una quadra e trovare il corretto compromesso tra la fonte principale di ricchezza della Nazione e le esigenze ambientali, solo così riuscirà a restituire al il primo Paese esportatore di petrolio in Europa il governo socialista dopo la parentesi conservatrice.

(Immagine: Risultati finali elezioni parlamentari Norvegia 2021 – Fonte: Nrk)

(In copertina: Picture of the refinery at Mongstad. Photo: Øyvind Hagen, Equinor (Statoil))