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Yemen, la peggiore catastrofe umanitaria nel mondo

Da anni ormai in Yemen si combatte una feroce guerra civile. Ancora una volta, però, i nostri mass media sembrano dimenticarsi di ciò che succede nel resto del mondo...

Lo Yemen è rimasto a lungo il paese più povero del mondo arabo. Il più recente dei molti conflitti interni inizia nel settembre del 2014, quando i ribelli houthi, seguaci dello zaidismo, una variante dell’islam sciita, entrano a Sana’a, la capitale yemenita.
Nel gennaio 2015 gli houthi rovesciano il governo del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi, fuggito poi in Arabia Saudita.
Nel marzo del 2015 l’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh decide di appoggiare i ribelli houthi, bramoso di riacquistare il potere che era stato costretto a cedere dopo 33 anni di governo, dal 1978 al 2012, in seguito alle “primavere arabe”.
Nella primavera del 2015 si aggiunge l’ultima pedina di questo complicato gioco di potere, una coalizione guidata dall’Arabia Saudita, il paese che ha sempre accusato gli houthi di essere pedine degli iraniani. Finora, però, non vi è stata prova che gli iraniani abbiano mandato ai ribelli qualcosa di più del sostegno ideologico.

Alcuni sostenitori dei ribelli houthi.

Dopo 2 anni e mezzo di guerra sono poche le cose che funzionano in Yemen. L’Onu parla della peggior crisi umanitaria in corso nel mondo: oltre ai centinaia di bombardamenti che hanno distrutto abitazioni, ponti, ospedali e fabbriche, l’ 80% della popolazione yemenita deve affrontare la carestia, un’ epidemia di colera, la mancanza di vaccini e di aiuti di prima necessità.

Il 2 dicembre 2017 l’ ex presidente Saleh ha annunciato la rottura del patto stretto con i ribelli sciiti. Sono bastati due giorni agli houthi per assediare la casa del presidente che troppo aveva osato con l’ennesimo cambio di schieramento.
Il 4 dicembre, Saleh è stato trovato morto presso un vicino posto di blocco.
La guerra in Yemen è costata molto all’Arabia, sia in termini economici che di reputazione. Perciò Saleh ha pensato fosse giunto il momento di cambiare schieramento, allearsi con la coalizione araba e forse perfino riconquistare la presidenza.
Nella sua lunga carriera politica era sempre riuscito a gestire tradimenti ed alleanze, stringendo patti con gli islamiti, gli statunitensi, gli iraniani e i sauditi, uscendone ogni volta più forte. Questa volta, però, la storia ha preso un corso diverso. Dopo l’uccisione di Saddam Hussein e Mu’ammar Gheddafi, con la morte di Saleh si volta un’ altra pagina nel mondo arabo.
La morte di questo leader, secondo gli osservatori, non farà altro che creare nuova confusione nel Paese e attacchi ancora più pesanti da parte della coalizione saudita.

Sana’a, capitale dello Yemen.

È lungo l’elenco degli orrori avvenuti in Yemen. Dunque sorge spontaneo chiedersi perché una situazione così drammatica sia rimasta quasi completamente oscura alla sensibilità dell’opinione pubblica. Televisioni e giornali non ne parlano, ma la delicata situazione in Yemen, oltre a provocare sangue e morti, mina dall’interno il già fragile equilibrio politico in Medio-Oriente, rischiando di far precipitare nel caos la regione. È lecito sperare, dunque, che i nostri mass media ci rendano più partecipi di questa straziante situazione.