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La Retorica Di Fusaro

Ovvero populismo e benaltrismo

D’altronde non è poi così difficile, chiunque può riuscirci. Basta prendere il vocabolario, aprire una pagina a caso, scegliere la parola più complessa, o perlomeno più anacronistica, che si trova, metterla in una frase, senza curarsi troppo dei passaggi logici e delle dimostrazioni, e il gioco è fatto.

Diego Fusaro ragiona così, lavora così e parla così. Ma è proprio su queste basi che ha costruito la sua fortuna.

Il sedicente filosofo nasce a Torino, il 15 giugno dell’83, e, dopo essersi diplomato al liceo classico Vittorio Alfieri, si laurea in storia della filosofia. Per quanto riguarda la carriera didattica e di saggista, senza dubbio una mente brillante, come dimostrano le numerose pubblicazioni, curatele e commenti.

Il suo più grande problema è stato però il volersi ritagliare uno spazio in campo socio-politico. Qui, pur professandosi marxista, e quindi con una formazione di stampo hegeliano, ha esternato, e continua a farlo, tesi non troppo velatamente filo-fasciste, senza tralasciare spunti reazionari, radicalmente cattolici e complottismi di vario genere. Insomma, non si fa mancare nulla.

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E se il marxismo vedeva nell’eradicazione delle idee sovraniste la via per un mondo migliore, Fusaro si scaglia contro ogni forma di apertura, contro l’Unione Europea, contro idee di solidarietà. La sua accusa, rivolta alle sinistre, è di essersi piegata alle logiche di mercato; può essere anche vero, ma Fusaro sbaglia nei modi. Non entra nel merito, non parla di manovre economiche, forse perché non ne è esperto, non essendo un economista. Lui parla per slogan, pubblicando articoli con solo il titolo, e senza contenuto, sul suo sito filosofico.net. Strategia che funziona forse per Lercio.it, ma da un filosofo ci si aspetterebbe qualche motivazione.

Da vero marxista, critica il capitalismo, la globalizzazione, l’imposizione di una logica consumistica. Una pars destruens apprezzabile, ma manca totalmente una pars construens. Non parla neanche, come sarebbe prevedibile, viste le posizioni che dichiara, di una rivoluzione, coerente, sebbene utopica. D’altronde, come potrebbe farlo, visto che ha scritto per il settimanale Tempi e scrive per Il Primato Nazionale. Per chi non li conoscesse, il primo è un settimanale ultracattolico, tanto che aveva avviato una raccolta firme in opposizione alla legge Cirinnà. Il secondo è invece il giornale online di CasaPound. Quantomeno insolito che un marxista si abbandoni fra le braccia dei sostenitori dell’oppio dei popoli e della propria nemesi.

Fusaro è una continua sorpresa. In occasione dell’iniziativa delle magliette rosse contro l’emorragia di umanità, la risposta del filosofo è l’emblema del benaltrismo. In un video pubblicato su Facebook, risponde domandando alla sinistra dove fosse quando la legge Fornero colpiva i lavoratori, quanto il governo Monti esigeva austerità. Domande legittime, ma più affini a un sofista che a un idealista.

Egli, per concludere, è l’essenza del populismo. Può dire qualsiasi cosa, parlare di ciò che non conosce – si guardi ai vaccini, o alle riforme economiche – per poi essere una contraddizione vivente. Tutto questo con un linguaggio più anacronistico che aulico, al solo fine di far sembrare credibili le sue quantomeno discutibili teorie.

La sua fortuna è però proprio l’essere una macchietta. Questa caratteristica, e forse anche abilità, gli consente una visibilità altrimenti immeritata. Fusaro vive dei suoi oppositori, vive della visibilità da loro garantita.

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