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La rielezione di Orban fa tremare ancora l’Europa

Orban è il nuovo presidente ungherese con il 48,53% dei voti

L’Ungheria si è riconfermata un paese nazionalista, euroscettico, xenofobo, conservatore, sovranista. Le elezioni presidenziali tenutesi l’8 aprile hanno decretato la rielezione di Viktor Orban, leader del partito di destra Fidesz, che con il 48,53% ha ottenuto una vittoria schiacciante. Non solo, grazie al premio di maggioranza il partito ha anche ottenuto 133 dei 199 seggi parlamentari (più dei 2/3), assicurandosi quindi la maggioranza necessaria per varare riforme in ambito costituzionale. A saltare all’occhio è anche il fatto che il secondo arrivato (19,51%) sia il partito di estrema destra Jobbik, anch’esso antieuropeista e nazionalista.

Subito dopo la vittoria, Orban ha affermato: “Questa è una vittoria decisiva, in futuro saremo in grado di difendere la nostra madrepatria”. Al governo dal 2010, nei suoi precedenti mandati Orban ha promosso un programma politico ispirato a quello di Putin ed Erdogan, portando avanti il progetto di “democrazia illiberale”.

Nel corso del suo governo Orban ha più volte messo in discussione i valori democratici del suo Paese. Già nel 2010 il presidente ungherese aveva varato delle leggi che reprimevano la libertà di espressione. Nel 2013 infine, Orban è riuscito a far approvare una serie di emandamenti alla costituzione di carattere “antidemocratico”, che pongono delle limitazioni alle libertà politiche e civili. Ora si teme che Orban, grazie alla sua schiacciante maggioranza in parlamento, possa sferzare un colpo ancora più forte alla democrazia, varando una nuova riforma costituzionale.

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In questi anni l’Ungheria si è anche distinta come uno dei Paesi europei meno accoglienti verso i migranti. Durante la presidenza di Orban sono stati costruiti tre muri anti-immigrazione, al confine con la Romania, con la Serbia e con la Croazia. Ma il provvedimento più duro è stato preso nel 2017 con l’approvazione di una legge che impone a tutti i richiedenti asilo di rimanere confinati in appositi campi profughi gestiti dal governo per tutto il tempo necessario ad esaminare la loro richiesta. La legge viola le norme vigenti in materia di diritti umani e rifugiati, in quanto obbliga i richiedenti asilo ad essere trattenuti contro la loro volontà per un tempo indeterminato, spesso molto lungo. Sempre nel 2017, Orban aveva anche provato senza successo a far passare un emendamento che avrebbe vietato l’insediamento dei migranti nel Paese, in risposta alle quote stabilite dall’Unione Europea per l’accoglienza dei migranti.

L’Ungheria, però, non è un’eccezione. Le elezioni ungheresi, caratterizzate da una notevole affluenza (66,8%), si sono poste sulla scia dell’ondata di movimenti  populisti ed antieuropeisti che ha colpito tutta l’Europa. Molti di questi partiti sono al governo all’interno di coalizioni, come il Partito Nazionale slovacco, o hanno dei seggi in Parlamento, come il Front National in Francia. La rielezione di Orban in sé non sorprende, colpisce per lo più lo schiacciante successo ottenuto, a conferma di come i cittadini ungheresi sostengano e condividano pienamente le politiche del loro presidente.