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La satira è sparita dall’Italia

Il giornalismo e la televisione a stampo satirico non godono di grande salute

Che fine ha fatto la satira? È scomparsa in Italia. È una scomparsa importante ed eloquente: dimostra la crisi della società contemporanea e il cambio epocale di paradigma. Salvo i soliti casi sparuti, è andata via via indebolendosi e ora è assente.

Nel contesto odierno catastrofico e paradossale il suo silenzio è assordante.

Ormai è chiaro a tutti come il 2020 sia un anno spartiacque, un punto di non ritorno e l’inizio di una nuova era. Guarderemo a questi tempi etichettando gli avvenimenti successi prima e dopo l’annus horribilis. In questa terra di mezzo, in un futuro necessario quanto incerto e un passato da cui emanciparsi, le battaglie da combattere sono numerose. Gli appelli pubblici per rinforzare la risposta no vax, anti-populista e anti-razzista dilagano sulle pagine di tutti i quotidiani. A queste si aggiungono gli slogan della comunità LGBTQIA+, le guerre degli ambientalisti e le preoccupazioni per il nuovo petrolio: i dati sensibili, la privacy. Nella nebulosità della situazione politica vigente, la satira è assente.

Satira: un’arte retorica

Il genere satirico colpisce con scherno aspetti della realtà o caratteristiche di un singolo individuo e può nascere da un risentimento morale o dall’intento di far divertire con arguzia. È un antico costume che affonda le sue radici a inizio ‘800 ed è stato ampiamente diffuso nei periodi post bellici per suggerire all’opinione pubblica di trovare la forza di sorridere dei guai. Lo humor è elegante, allusivo mai greve pur mantenendosi ficcante e incisivo.

Il grande alleato di questo genere letterario è il disegno. Come spesso accade, la grafica funge da perno delle vignette e dotata di una potentissima forza satirica mette alla berlina gli argomenti più esclusivi sconfinando talvolta nell’irrisione di convinzioni di vasta parte della società, con conseguenze che nella peggiore delle ipotesi si possono rivelare tragiche. È il caso del periodico Charlie Hebdo che nel 2014 a Parigi subì un attentato da parte di combattenti dell’ISIS, colpevole di aver rappresentato immagini particolarmente corrosive su convinzioni religiose.

Tra i soggetti trattati dalla satira, il mondo della politica riceve progressivamente una crescente considerazione.      Ha la capacità di attaccare il potere e sottolineare le molteplici contraddizioni che popolano oggi i giornali, le televisioni, che fanno parte del nostro quotidiano. Mettere ferocemente in discussione la realtà permette di restare vigili, di tenere alta l’asticella dell’indignazione, di formulare un pensiero critico. La satira televisiva è scomparsa ed è questo uno dei temi sui quali è necessario interrogarsi.

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Fattori scatenanti

Senza dubbio una delle cause principali è da ricondursi al medium stesso. La televisione infatti ha perso il suo ruolo dominante nel veicolare informazioni, soprattutto per le nuove generazioni. Sebbene costituisca ancora il mezzo primario segnando milioni di ascolti ogni giorno, oggi il padrone della scena è Internet. L’ironia rimane l’alleata prediletta dei momenti difficili, ma il mezzo cambia. Ed è così che i meme piovono come pugni nei giorni della crisi di governo, delle convocazioni di Conte e delle cabine di regia di Draghi. Per quanto la vena ironica sia pungente, il tono non è mai spregiudicato, incarnando lo spirito passivo aggressivo tipico dei social network. L’avvento di Internet ha sì garantito libertà d’espressione a chiunque ma ha altresì stravolto la forma dei contenuti culturali, alti o bassi che siano.

Ugualmente influente è il cambiamento del pubblico. Lo spettatore, il lettore, non concepisce più che si usino armi retoriche per contestare i governi e i loro eccessi. Chi lavora nello spettacolo deve porre attenzione a calibrare ogni parola per non correre il rischio di inciampare in uno scandalo.

L’origine è da rintracciarsi nella dittatura del politicamente corretto che non favorisce la proliferazione di contenuti satirici? Un dato è certo: a ogni angolo è presente un opinionista da strapazzo e le critiche non si fanno attendere.

Di pari passo muta il modo di partecipare alla vita sociale, è in atto una migrazione verso l’individualità a sfavore del bene comune. Gli slogan sull’uguaglianza risultano vuoti. Mentre la coesione generale viene a meno, aumenta lo spazio delle tante piccole realtà frammentate che si autoalimentano nelle pagine satiriche sui social, nei gruppi su Facebook o nei canali di Telegram. Ecco servito il fenomeno dell’“echo chamber”. L’irriverenza si trasferisce in rete e il più delle volte si trasforma in spietatezza. Il sistema, malato, alimenta il clima tossico del web.

O forse come ha affermato in un’intervista l’attore comico Paolo Rossi: “Non è possibile fare la parodia di una parodia”.

Il nemico pubblico da mettere alla berlina esiste, ma le sue azioni e le sue parole sono ridicole già di per sé. Le malefatte della classe politica, quotidianamente sotto i riflettori, sfiancano i cittadini portandoli ad accontentarsi di sorridere di fronte a un tweet.

In conclusione, è doveroso chiedersi come in un momento storico così opprimente e struggente non ci sia qualcuno in grado di interrogare la politica, desacralizzare la sua intoccabilità e sottolineare in chiave umoristica questioni di rilevanza per la società civile. La satira è benefica: veicola delle piccole verità, semina dubbi e smaschera ipocrisie. Per plasmare il nuovo mondo servono le armi della creatività, dell’invenzione e del paradosso come megafono di proteste socialmente condivise.