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Le due Coree: pace in nome dello sport

In occasione dei Giochi olimpici invernali che si terranno in Corea del Sud, le due Coree mettono fine alle ostilità politiche e militari concedendosi una tregua olimpica

Fin dai tempi più remoti, fin dagli albori della civiltà greca, lo sport e tutte le manifestazioni che lo onorano sono state glorificate come sacre e inviolabili.
È per questo motivo che ogni quattro anni tutti i popoli della Grecia antica deponevano le armi e inviavano atleti e delegati verso la città di Olimpia, dove si svolgevano i giochi.

È forse possibile che gli eventi degli ultimi giorni abbiano mostrato uno spirito di aggregazione che da centinaia di anni la competitività sportiva promuove: il 9 gennaio le delegazioni di Pyongyang e Seul (rispettivamente Nord e Sud Corea), si sono riunite presso Panmunjeon, sola e unica città che collega le due nazioni gemelle, lungo il confine più densamente armato del pianeta.
Il resoconto del meeting è risultato positivo: la delegazione nordcoreana ha manifestato l’interesse di far partecipare i suoi atleti ai XXIII Giochi olimpici invernali, che si svolgeranno nella contea di Pyeongchang, una località sudcoreana, vicinissima alla zona di confine.

Il CIO, Comitato Olimpico Internazionale, il 20 gennaio ha autorizzato la partecipazione di 22 atleti nordcoreani nelle discipline di sci alpino, sci di fondo, pattinaggio e hockey sul ghiaccio (le giocatrici nordcoreane e sudcoreane formeranno un’ unica squadra di hockey).
Gli atleti delle due nazioni gareggeranno sotto un’ unica bandiera, denominata Bandiera dell’ ”unificazione coreana”.
Questa bandiera-simbolo, utilizzata già durante le precedenti Olimpiadi, rappresenta la sagoma della penisola coreana in un tenue azzurro celeste, su un pacifico sfondo bianco.
In questa situazione lo sport e la ritualità di cui da sempre si circonda, composta da festose sfilate, solenni giuramenti e pacifiche celebrazioni delle bandiere, ci mostra il mondo come vorremmo che fosse, con le due Coree unificate nello spirito e pacificate, o quantomeno pronte ad impegnarsi per un obbiettivo comune.

Il mondo intero ha accolto con favore la tregua concordata fra i due coinquilini del 38° parallelo in vista dei Giochi, ma come afferma il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, l’ unico vero obiettivo resta la fine del “programma nucleare illegale” di Pyongyang.

Nel frattempo il 22 gennaio una delegazione nordcoreana guidata dalla cantante pop Hyong Song-Wol, che alcuni sostengono sia intimamente legata al dittatore Kim Jong-un, dopo quattro anni, ha oltrepassato il confine che separa le due coree, per visitare i luoghi che ospiteranno gli atleti suoi connazionali.