Officina Magazine
Magazine online d'attualità e opinioni

L’Istituto: l’arte di King diventa realtà

Come i fatti reali e le decisioni di Trump sono la concretizzazione delle idee di King

Il nuovo libro di Stephen King ha delle coincidenze sinistre con la realtà e Donald Trump

Nel suo 61esimo romanzo, King parla di un gruppo di bambini con poteri soprannaturali che vengono tolti dalle loro famiglie e incarcerati. Suona familiare?
Ti potrebbe interessare anche...
«Ho sempre più la sensazione che le persone deboli, quelle diverse che non rappresentano la ‘normalità’ vengono sempre più emarginate e tendono a diventare dei simboli del male. A un certo punto, mentre stavo lavorando al libro, Trump ha davvero deciso di mandare in galera dei bambini. La realtà mi spaventava più dei miei incubi creativi».
Questo dice Stephen King basito a Krista Schlueter del New York Times.Faccio due conti. King è ormai sulla soglia dei 72 e ha scritto più di 60 libri. Tenendo conto che ha iniziato a scrivere storie intorno alla maggiore età, vuol dire che ,tra romanzi e racconti e pseudonimi, ha pubblicato più di un libro all’anno. Quasi due in un anno di media ininterrottamente. Questa è stata la cosa che più mi ha scioccato di Stephen King.

Se non sapesse vendere la paura, King non sarebbe rimasto il numero uno nel business dopo 45 anni.
Be’ certo, da uno che ti dice “scrivo i miei incubi” cosa ti aspetti?

L’amore che salva dalla paura (…come in It)

Il seme del nuovo libro (L’Istituto) germogliava già due decadi fa, quando il prolifico scrittore aveva sognato una specie di laboratorio totalmente riempito di ragazzi dagli strani poteri. Presi contro la loro volontà e studiati come topi in laboratorio da una oscura società dagli interessi ancora più sinistri. Quello che può stupire di più del libro è il calore umano che si può avvertire in una storia talmente ghiaccia-sangue; un calore puro ed emotivo così forte che si è sentito solo in It tra tutti i suoi romanzi.

Quando ha iniziato a scrivere la storia- nel marzo 2017- si era immaginato un tessuto escatologico e di sopravvivenza per i piccoli Luke (12 anni, poteri telecinetici), Kalisha (teenager, capace di leggere in pensiero) e Avery (10 anni, poteri elettromagnetici) intenti a organizzare una mini-ribellione all’interno del carcere psichiatrico.

«C’è un senso di affetto forte, di amore puro per la vita e per le vite intorno come una piccola comunità, una famiglia. Adoro le storie di questo tipo», confessa il Re. «Gli amici rendono tutto migliore».

It e L’Istituto sono molto lontani, eppure condividono lo stesso cuore pulsante. Il tema non è creare la paura, ma dispensarla. Questo contraddistingue gli anni pre-2000 dai giorni correnti.

«Dopo anni ad aver cercato di descrivere ogni particella di paura, hai bisogno di vedere una nuova angolazione. E quindi ti chiedi ‘cosa fa paura a me adesso?’. E ho trovato la risposta.»

«Quello che mi spaventa ora è un governo troppo grande che pensa che i mezzi giustifichino i più grandi fini. In cui i deboli devono trovare un modo per trovare delle difese. Questo è L’Istituto».

Per quanto possa sembrare esserci un riflesso grigio della realtà in questa storia, il suo amico storico Bev Vincent ha notato un cambiamento sostanziale nelle ultime storie di Stephen. “Sembra che ci sia sempre più una vena ottimistica, sentirsi più vicini e insieme umanamente come unico modo per fermare il germe onnipresente della paura che oggi sembra ci sia dovunque».

Strane Coincidenze

Quindi da dimenticare i finali in cui l’orrore si perpetua, ma finali più felici in cui la speranza getta luce sulla realtà buia. Molti dei personaggi di questo libro sono presi dai suoi amici (lo stesso Stev) e da ricordi d’infanzia e non a caso lo ha dedicato ai nipoti. Come se nella gioventù veda la cura alll’intolleranza della ‘vecchia casta bianca’. I riferimenti a Trump e al governo americano appaiono fin troppo gelidamente vicini.

Ma anche se all’inizio aveva pensato di creare la storia su affari di governo, si è poi spostato su un’azienda privata- in modo da togliere il velo al nero cancrenico polmone a stelle e strisce che respira solo di denaro e prova a lucrare su tutto anche sulle vite anche a costo di bruciarle.

Poi le cose si fecero strane. Durante la stesura del libro: al confine dei bambini vennero (per decreto diretto del presidente Trump) tolti dalla custodia della famiglia in quanto considerati ‘pericolo alla sicurezza pubblica’. I deboli diventavano il nuovo male di cui aver paura.

«Tutto ciò che posso dire è che l ho scritto nell’era Trump. Non ho la capacità di avere visioni, ma sento sempre di più che i deboli vengono emarginati e stigmatizzati, assunti a simbolo di paura di massa per tenere al controllo una casta ben ristretta di ricchi bianchi americani.»

«Mi sembra di vivere La Fattoria degli Animali. Non era mia intenzione scrivere il libro in questi termini o basandomi sull’attualità. Ma poi Trump ha iniziato davvero a rinchiudere i bambini con problemi psichiatrici. Bambini speciali. Diversi. E questo mi ha fatto venire la pelle d’oca».

Il rabbrividevole episodio politico a cui fa riferimento King è avvenuto il giugno dell’anno scorso. Quando Trump costruì veri e propri lager nel deserto dove rinchiudeva i bambini strappati ai genitori migranti. “Campi estivi” definiti dai suoi sostenitori. Oltre 2.300 bambini separati dai genitori. «Non possiamo essere deboli, altrimenti il nostro Paese sarebbe sommerso da milioni di migranti». Intanto le urla ‘mami‘ e ‘papi‘ dei piccoli (non-)deboli che minacciano il gigante “debole” non sarebbero potute risuonare nemmeno nei peggiori incubi dell’insonne maestro degli incubi.