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L’Italia ai tempi del Coronavirus

Spaccato del Bel Paese in questi tempi bui

Com’è l’Italia ai tempi del Coronavirus? Come al solito, in preda all’ipocrisia e alla disinformazione, un paese in cui le bozze dei decreti-legge escono prima del dovuto, in cui il panico porta ad assaltare i supermercati al posto che riflettere sulle precauzioni assennate da prendere, in cui le scuole sono chiuse ma gli sportelli a contatto col pubblico no, perché la gente che fa smart-working ora ha più tempo per andare alle Poste e in banca.

Vi voglio parlare di un’Italia che picchia e insulta i Cinesi per le strade, che fino a ieri chiudeva i porti, ma che adesso in molte parti del mondo non viene neanche fatta sbarcare dall’aereo e viene rispedita a gran velocità a casa propria. (Chissà che non impari la lezione questa volta.)

Di un’Italia che popola i suoi social di meme sulla rivalsa tanto attesa del Sud o sulla disperazione che affligge i rappresentanti di Lega Nord che finalmente hanno ottenuto una scissione, ma non quella che auspicavano e solo fino al 4 aprile.

Di un’Italia che mette le mascherine, ma solo a coprire la bocca, e che un po’ se la sposta se no l’amica al telefono non sente bene.

Di un’Italia che se prima svuotava le mensole dei supermercati affamata di Nutella biscuits, ora arraffa tutto, ma proprio tutto, tranne le penne lisce perché, come gentilmente ci ricorda Instagram, le penne all’Italiano medio vanno giù solo se rigate.

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Di un’Italia che ha chiuso da tre settimane le scuole, nonostante l’incidenza su bambini e ragazzi sia quasi assente o molto bassa, eppure gli impiegati delle banche devono incontrare ogni giorno i clienti, nonostante rischino di contagiarli o di esserne contagiati.

Ma voglio soprattutto raccontarvi una storia, quella del presidente Cirio, che, una volta uscita la notizia della positività di Zingaretti, è stato subito sottoposto ad un tampone, da cui si è scoperta la sua condizione di paziente asintomatico. La cosa divertente, tipica della nostra Italia ipocrita, è che le centinaia di persone con cui è venuto a contatto negli ultimi giorni mica possono farlo il tampone. Perché giustamente è una procedura costosa, che richiede ore di analisi e centri specializzati. E quindi viene da chiedersi cosa ne sarà di queste centinaia di persone e di tutte le altre con cui a loro volta sono state a contatto in questi giorni, in primis le loro famiglie. Ebbene niente. La Regione ha decretato che non si erano verificate condizioni tali da mettere in quarantena tutti coloro che fanno parte dell’Unità di Crisi con cui Cirio ha lavorato particolarmente negli ultimi giorni. Tutte queste persone sono ancora per le strade, sui mezzi pubblici, sul luogo di lavoro, infetti e non infetti senza discriminazioni, fino a che a qualcuno di loro non verranno fuori dei sintomi. E allora sì, finalmente potranno accedere ai tamponi. Per il momento potrebbero stare prendendo precauzioni troppo blande, mettendo a rischio chi vive o interagisce con loro, oppure inutili, perché non toccati dal virus.

Ma questa è l’Italia, che invita i suoi cittadini ad essere responsabili, non avendo ancora capito che l’Italiano medio se ne frega degli altri, basta che possa ancora “fare ape” alle cinque e andare a vedere la partita di calcio al pub con gli amici. E lo ha dimostrato l’esodo di massa dei Lombardi grazie alla pubblicazione sui giornali dell’imminente decreto. Servono misure ristrette, come sono state prese in Cina: lezioni online e smart-working, spese a casa e un po’ di sane precauzioni non soltanto per sé ma anche per gli altri. Altrimenti è meglio lasciare la vita com’è, senza imporre mezzi divieti. Perché chiudere le mostre ma lasciare aperti pub e discoteche, come accadeva fino all’altro ieri, non serve a niente se non a tagliare le ali alla cultura e promuovere la bisboccia.

Ma non pensiate che l’Europa sia tanto meglio, che i Tedeschi ancora lo devono capire che c’è un virus nell’aria e non possono più permettere che a Francoforte milioni di Teutoni pallidi e insandalati siano lasciati partire in direzione Caraibi senza neanche misurare loro la temperatura. E i Francesi ancora sono convinti che gli unici a trasmettere il virus siano Italiani e Cinesi, quindi le feste universitarie ancora si possono organizzare, ma gli untori a casa.

Questa è l’Italia, questa è l’Europa ai tempi del Coronavirus.

Tutto tratto da una storia vera.