Officina Magazine
Magazine online d'attualità e opinioni

Muore l’ultimo rinoceronte bianco e l’hai ucciso anche tu

La morte dell'ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco è un campanello d'allarme per un'umanità cinica, cieca ed individualista, che ha bisogno di cambiare e di non affidarsi alla sola ricerca scientifica, se non si vuole estinguere.

“Con grande tristezza l’Ol Pejeta Conservancy e lo Zoo di Dvůr Králové annunciano che Sudan, l’ultimo esemplare maschio di Rinoceronte Bianco Settentrionale, di 45 anni, è morto presso l’Ol Pejeta Conservancy in Kenya il 19 marzo, 2018 (ieri).”

Con questo tweet, postato il 20 marzo, Ol Pejeta – l’associazione per la salvaguardia della fauna selvatica in Africa – comunica la scomparsa dell’ultimo esemplare di rinoceronte bianco settentrionale.

Le ragioni del decesso

Dopo numerosi trattamenti, a causa delle complicazioni dovute alla sua età, gli è stata data la morte per eutanasia. La sua condizione era infatti degenerata in maniera significativa nel giro di 24 ore. Da quanto dichiarato dal team veterinario dello Zoo, era incapace di alzarsi e stava soffrendo molto.

Sudan sarà ricordato per la sua vita insolita e memorabile. Negli anni ’70 scampò dall’estinzione della sua specie in natura, quando venne trasferito nello Zoo di Dvůr Králové. Durante la sua esistenza contribuì in maniera significativa alla sopravvivenza della sua specie, procreando due femmine.

Speranze per la sopravvivenza della specie

L’ultimo rinoceronte bianco settentrionale lascia in eredità al mondo le ultime due femmine della specie, sua figlia Najin e sua nipote Fatu, ma anche il suo patrimonio genetico. L’unica speranza per la sopravvivenza di questa sottospecie di rinoceronte bianco giace nello sviluppo della fertilizzazione in vitro, con successivo trasferimento dell’embrione nell’utero di una femmina.

I rinoceronti bianchi non sono i soli a rischiare l’estinzione e la colpa è degli umani

“Noi di Ol Pejeta siamo tutti rattristati dalla morte di Sudan. Lui è stato un grande ambasciatore per la sua specie e sarà ricordato per il ruolo che ha svolto, nel portare consapevolezza nel mondo riguardo alla difficile situazione non solo dei rinoceronti, ma anche delle migliaia di altre specie che stanno affrontando l’estinzione.”

L’elenco delle specie in estinzione è assai lungo e come ha affermato Richard Vigne, direttore esecutivo di Ol Pejeta, è un risultato dell’insostenibilità dell’attività umana.

Forse un giorno la sua morte sarà vista come un momento cruciale dagli ambientalisti di tutto il mondo.

E forse un giorno l’uomo si renderà conto dell’impatto non sempre positivo che la società umana, capitalistica ed industrializzata, ha sul pianeta Terra e sugli esseri viventi.

Il titolo apparentemente polemico di questo articolo non é volto ad accusare nessuno, quando piuttosto mira a creare un dialogo. Siamo tutti dispiaciuti e innocenti quando si tratta di assistere all’estinzione dei rinoceronti bianchi del nord. Ma ció che non puó passare in secondo piano é che alcuni uomini, che sembrano avere le mani pulite, non sono affato innocenti.

I bracconieri, che uccidono i rinoceronti per impossessarsi dei loro corni, fanno solo il “lavoro sporco”. I veri colpevoli di questi omicidi di massa non sono solo loro, ma soprattutto chi finanzia il mercato, talvolta anche in maniera inconsapevole. Se nessuno comprasse i corni a peso d’oro, nessun essere umano avrebbe interesse a uccidere i rinoceronti.

L’uomo ha agito secondo i propri interessi, che erano contro la natura e contro se stesso.

L’umanità potrà anche aver costruito i grattacieli più alti, le auto più veloci e aver addirittura camminato sulla Luna. Ma tutto questo sempre a scapito di qualcuno, che ne ha pagato il prezzo. Accecato dalla sua sete di grandezza e dalla sua presunzione, l’uomo non sempre valuta le conseguenze delle proprie azioni. Egli tende spesso ad agire con i paraocchi, guardando solo i propri interessi. Non ha una visione sul lungo termine, e non vede come alcune azioni possano danneggiare oltre che l’ambiente, anche lui stesso.

Ti potrebbe interessare anche...

La terra è un unico grande sistema, nel quale siamo tutti connessi. Gli umani hanno inquinato per anni, senza sapere cosa stessero facendo al pianeta. Solo adesso, dopo decenni di uso indiscriminato delle risorse, si iniziano a vedere le conseguenze dell’agire umano. Mi riferisco ai  cambiamenti climatici, del buco dell’ozono e dell’esaurimento delle materie prime non rinnovabili. Essi sono il frutto dello sfruttamento e dell’uso sregolato delle risorse.

Ma quando i provvedimenti vengono presi troppo tardi, non è sempre detto che si possa riparare il sistema e farlo tornare come prima. Quando il petrolio finirà, finirà; e dovremmo sostituirlo con altre fonti. E ora che il buco dell’ozono esiste, possiamo cercare di contenerlo, ma non ricostruirlo. A causa dell’avidità di alcuni, molte specie sono state portate all’estinzione, e molti ecosistemi sono già stati distrutti. Ma sono stati tutti gli uomini che utilizzano automobili, beni industriali, e producono rifiuti a compromettere l’intero ecosistema terrestre. Ed è scioccante sapere che quasi tutti lo hanno fatto in maniera inconsapevole.

Si è arrivati ad un punto in cui si cercano di salvare specie che senza la fertilizzazione in vitro sarebbero già estinte. E questo è un modo di agire specchio della nostra società. Molto spesso, anziché prevenire, si distrugge e poi si cura; o perché c’è ignoranza, o perché non ci sono interessi economici. Si spera che non si debba arrivare al momento in cui l’aria non possa più essere respirabile, per rendersi conto che se l’umanità avesse avuto maggior rispetto e cura della propria casa e dei suoi abitanti, forse si sarebbe potuta salvare.

Le soluzioni ai problemi dell’umanità non sono solo nella ricerca scientifica

Salvare le specie in estinzione conservando il loro patrimonio genetico non basta. E ci tengo a sottolineare che con la fertilizzazione in vitro si va nella direzione di salvare un fantasma. Questa è infatti una strada che porta dritto a Jurassic Park. Le specie vanno salvate prima di essere portate all’estinzione. E’ facile rompere un vaso, ma è difficile rimettere insieme i pezzi e riuscire ad riottenere ciò che si aveva.

Inoltre, come diceva Oriana Fallaci, la scienza è come un bambino incosciente, non si chiede mai se ciò che fa è bene o è male. E’ uno strumento nelle mani degli umani, che fanno cinici calcoli nei laboratori, fallendo numerosi esperimenti prima di ottenere dei risultati positivi. Spesso gli esperimenti falliti sono sinonimo di morte per le cavie che vi partecipano. Ed è opportuno ricordare che nel corso della storia le cavie sono anche state umane.

Prima di avere certezze la scienza è dunque incerta e talvolta pericolosa. Ovviamente non si può sperare nel progresso senza correre dei rischi, ma affidarsi solo alla ricerca scientifica, per rimediare agli errori umani, potrebbe non sempre essere la soluzione migliore. Da sola essa non basta, come non bastano né la sola razionalità, né i meri calcoli cinici svolti nei laboratori e nelle compagnie che speculano sull’ambiente.

Investire nella cultura e nella filosofia per preservare l’ambiente è utopistico?

C’è bisogno di più cultura e di filosofia della vita. Se l’uomo riuscisse a guardare oltre al proprio naso, oltre al proprio portafoglio; se riuscisse a guardare oltre all’umanità, e a percepire gli altri esseri viventi come dignitosi di rispetto, forse non agirebbe in maniera così sconsiderata, aggressiva e distruttiva. Forse riuscirebbe a bilanciare la sua sete di grandezza, imparando a prendersi cura del pianeta e a convivere con le altre specie.

Se ci fosse più compassione, più umanità e meno cinismo, forse l’umanità aprirebbe gli occhi e si renderebbe conto di come le azioni di ogni singolo abitante della Terra abbiano un impatto sulla vita di tutti gli altri.

E a questo punto bisognerebbe poter essere in grado di poter compiere una scelta consapevole: Vivere la propria vita con i paraocchi, pensando solo ai propri interessi, senza guardare né l’ambiente, né il mondo che si lascia in eredità ai posteri; oppure vivere aprendo gli occhi, rispettando gli ecosistemi e curandosi della vita di coloro che ci stanno attorno, e di coloro che verranno.

Un futuro oscuro e incerto per i rinoceronti bianchi settentrionali

L’unica certezza è che l’uomo abbia rotto il vaso, ma non sa se potrà ripararlo. Così come ha estinto il rinoceronte bianco, ma non sa né se la Fertilizzazione in Vitro salverà la specie, né se sia giusto manipolare la vita di questi esseri, giocando con delle provette, e riportando alla vita fantasmi di specie che lui stesso ha condannato.

Riuscire a ristabilire gli equilibri e riportare i rinoceronti bianchi in natura sarebbe un sogno. Ma non basterebbe a fare giustizia alle specie estinte. Perché non può esserci giustizia in un sistema con dei valori oscillanti, nel quale si guarda alla vita altrui come ad un numero, con delle probabilità di sopravvivenza calcolate mediante statistiche, o come ad una fonte di profitto. Agendo in questo modo ci si dimentica che dietro ai numeri ci sono degli individui, delle anime; e si diventa cinici, disumani, capaci di commettere nuovamente omicidio, e genocidio.

La vita non ha un prezzo, ma siamo succubi di un sistema che vive di stime, percentuali, numeri ed approssimazioni. Talvolta sarebbe salutare riuscire ad uscire da quest’ottica numerica, per osservare i volti delle vittime dell’agire umano, e fermarsi.

Addio Sudan.