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Nel 2020 non si dovrebbe morire a causa di un disegno

Religione e laicità in Francia

1 minuto e 49 secondi. Sembra pochissimo, quasi insignificante in una vita.

Purtroppo, mercoledì 7 gennaio 2015, questo tempo è stato sufficiente ai due terroristi di Daesh per massacrare la quasi totalità della redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo. Poco più di 5 anni dopo, il 16 ottobre 2020, meno di 2 minuti hanno permesso a un fanatico islamista di decapitare Samuel Paty, professore di Storia in una scuola media nella periferia di Parigi e padre di un bambino di 5 anni, prima di pubblicare la testa della sua vittima su Twitter.

La causa di questi due attentati è la stessa: la diffusione di caricature del profeta della religione musulmana, Maometto.

Charlie Hebdo era minacciato già dal 2006 per avere pubblicato le caricature del giornale danese Jyllands-Posten suscitando la rabbia dei paesi arabi e soprattutto dei gruppi terroristi.

La gran parte della redazione del giornale e soprattutto il suo caporedattore, Charb, erano stati messi sotto scorta. Nell’attentato, Charb sarà il primo a morire, 5 proiettili di kalashnikov alla testa. Una totale carneficina.

Vorrei con queste parole scioccanti mostrarvi l’orrore delle immagini diffuse nella Corte di Giustizia di Parigi nel processo ‘’Charlie’’ aperto il mercoledì 2 settembre 2020. Un processo storico, un processo sulla libertà, quella di stampa, di espressione, di opinione…

Per affermare di nuovo questa libertà, Charlie Hebdo ha ripubblicato le caricature maledette il giorno dell’apertura del processo per simbolizzare che la caricatura non è più motivo di morte ma è di nuovo qualcosa che cerca la polemica, che trasgredisce il politicamente coretto, che fa a volte ridere, a volte arrabbiare, ma che è un totale diritto. Ma questo è vero? Il passato terroristico è davvero dietro di noi? Assolutamente no.

Una nuova ondata terroristica, non seguita da una reazione di sostegno

Secondo Abdoullakh Anzorov, disegnare rimane un crimine che vale la pena capitale. Questo cittadino russo di origine cecena di 18 anni è l’assassino di Samuel Paty.

Il professore di Storia aveva tenuto un corso di educazione civica il 6 ottobre 2020 sulla laicità e la libertà di espressione alla sua classe del terzo anno di una scuola media nella periferia di Parigi. Come ogni anno, e come molti professori francesi, ha mostrato le caricature di Maometto, proponendo ai suoi allievi di uscire della classe se non volessero vedere questi disegni. Dopo questa lezione, alcuni allievi hanno riportato i fatti ai genitori che si sono arrabbiati con il professore ma per la grande maggioranza di loro, un dialogo con lui ha allentato le tensioni. Tuttavia, un padre ha pubblicato un video sui socials, accusandolo di blasfemia, citando il suo nome. Questo video, condiviso in massa produce un vero accanimento contro il professore, obbligato a presentare una denuncia a causa delle numerose minacce di morte ricevute. Questo video è arrivato agli occhi di Anzorov, un giovane radicalizzato che cercava un motivo per passare all’atto.

Ecco come il venerdì 16 ottobre, Samuel Paty, tornando a casa è aggredito e decapitato da Anzorov, la sua testa pubblicata su Twitter con la menzione: ‘’A Macron, il dirigente degli infedeli, ho ucciso uno dei tuoi cani dell’Inferno che ha osato insultare Muhammad’’.

Un atto terribile, di una violenza indescrivibile su un professore di scuola media. In effetti, come si può nel 2020 immaginare di essere un poliziotto o un passante e scoprire un uomo decapitato in piena via?

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Ma per di più come si può tentare di giustificare un tale atto? In quanto cittadino francese sono disgustato da tutti i dibattiti nati da questa tragedia.

Per contestualizzare questo naufragio ideologico e geopolitico dobbiamo tornare al 21 ottobre, 5 giorni dopo l’assassinio del professore, al suo funerale. Emmanuel Macron prende la parola e fa la promessa di ‘’non rinunciare alle caricature’’. Una frase simbolica e che dice tanto sulla laicità e la libertà di espressione della Francia ma che fa nascere il dibattito: ‘’La Francia, un paese anti-musulmano?’’. Risultato: un boicottaggio dei prodotti francesi e molte manifestazioni antifrancesi in molti paesi autoritari come il Pakistan, l’Arabia Saudita o la Turchia, e scrivo paesi ‘’autoritari’’ perché scrivere paesi arabi, come si potrebbe fare, significherebbe rassegnarsi all’amalgama di tutti i paesi arabi mentre quelli che hanno reagito con forza sono soprattutto i paesi i più autoritari della regione.

Parliamo di paesi autoritari che accusano la Francia di discriminare i musulmani ma che allo stesso tempo appoggiano la politica cinese quando lei rinchiude i musulmani Uiguri in campi di ‘’rieducazione’’, perché considera la religione musulmana come un ‘’pericolo nazionale’’.

Parliamo di paesi islamisti radicali che impongono la sharia non accettando nessun’opposizione né politica né religiosa nel loro paese e sputando sui diritti umani.

Parliamo di paesi che hanno sostenuto organizzazioni terroristiche o che non si sono davvero opposti al loro operato.

Per questo motivo, queste reazioni non pongono un grave problema perché anche se fanno paura e insultano la Francia, questi paesi fascisti islamici non possono e non devono essere né credibili né ascoltati a livello mondiale. Il vero problema è altrove.

La memoria delle vittime messa da parte per un dibattito ideologico sterile

Il più grave problema è il sostegno mondiale.

Di fronte ad ogni attentato ci dovrebbe essere un sostegno unanime dalla comunità internazionale. Per gli attentati contro Charlie Hebdo, così è stato. L’opera di New York che canta l’inno francese, o quella di Sidney in blu, bianco e rosso, come la Mole di Torino, dei piccoli gesti ma con un grande valore simbolico, quello dell’unità mondiale. Mentre oggi, quest’unione è venuta meno, e perché? Perché molti paesi mettono in dubbio la laicità francese attribuendo a questo fondamento della Repubblica un carattere anti religioso e soprattutto anti musulmano. Questa laicità non è perfetta ma nella sua sostanza non stigmatizza una religione più di un’altra, al contrario promuove l’accettazione di ogni culto, e invito tutti coloro che avessero dubbi a riguardo a leggere la legge del 1905. Parlare serenamente e dignitosamente della laicità francese e delle sue debolezze non si potrebbe fare in un articolo di stampa ma necessiterebbe quasi di una tesi di laurea.

Tuttavia, siamo tutti d’accordo per dire che questa laicità, fondamentale in qualsiasi tipo di Repubblica libera, deve essere riformata in Francia per fare fronte alle nuove sfide del mondo odierno. Ma basarsi sui punti oscuri di questa legge per dire che la Francia è antimusulmana è sbagliatissimo; basarsi sulle teorie di estrema destra per spiegare la laicità francese è un grave errore e soprattutto prendere la laicità francese come giustificazione degli attentati islamici in Francia è un insulto vergognoso alla memoria di tutte le vittime. Oggi non dovrebbe esistere nessun dibattito, l’unica cosa che dovrebbe esistere è un sostegno ampio e generalizzato di fronte a questi tempi oscuri e a queste numerose tragedie.

Un assassinio, soprattutto di questo tipo, dovrebbe essere soltanto e unanimemente condannato.

Si può dire che non ci piacciano le caricature, ma negare questo diritto di espressione non è democratico ed è un grave atto di sottomissione a qualunque tipo di fascismo e di fanatismo.