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Perché votare il centro-destra? – Elezioni 2018

Dall'economia all'immigrazione, dall'Unione Europea all'istruzione: ecco quali sono le proposte del Centrodestra

Dopo aver analizzato nel dettaglio le proposte del centro sinistra, oggi concentreremo la nostra attenzione sulla coalizione più discussa e controversa, ma al tempo stesso l’unica, stando ai sondaggi, in grado di raggiungere la maggioranza da sola alle prossime elezioni: il centro-destra. Sicuramente non è facile riassumere in un singolo articolo tutte le proposte dei quattro partiti che partecipano alla coalizione (Forza Italia di Silvio Berlusconi, Lega di Matteo Salvini, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e Noi con l’Italia di Raffaele Fitto), ma cercheremo di tirare le somme almeno per quanto riguarda le tematiche principali contenute nel programma comune firmato dai leader delle quattro forze, per cercare di fare chiarezza e mettere un po’ di ordine.

 ECONOMIA

Nonostante ciò che si sente dire in giro e si legge sui giornali, i veri problemi dell’Italia non sono né l’immigrazione, né tanto meno il ritorno del fascismo. L’Italia, infatti, ha un’economia ancora fortemente debilitata dalla crisi del 2008 e le manovre adottate nell’ultima legislatura, per quanto in parte necessarie, non hanno garantito al Paese una ripresa netta (il debito pubblico è continuato a salire e per quanto riguarda il tasso percentuale di crescita annuale del PIL l’Italia fra tutti gli Stati europei è penultima, davanti solo alla Grecia). La prima priorità del prossimo governo dovrà quindi essere quella di dotare il Paese di un apparato economico forte e maggiormente competitivo. In questo senso, il centro-destra propone un’inversione di tendenza decisa rispetto alle ultime politiche economiche, incentrate sull’austerità: la “flat tax“, ossia la tassa unica per famiglie ed imprese, è il cavallo di battaglia della coalizione. L’obiettivo è quello di snellire il fisco, facendo pagare un’imposta con un’aliquota uguale per tutti (si parla di cifre comprese fra il 15% e il 23%: al momento, l’aliquota minima, quella per i redditi più bassi, è di poco superiore al 15%; per i redditi più alti, invece, si parla di cifre superiori al 30%). Di fatto, quindi, verrebbe notevolmente diminuito il carico fiscale, permettendo ai consumatori di aver maggior denaro nelle tasche e di conseguenza garantendo una spesa maggiore, in maniera da dare un impulso forte all’economia nostrana.

Spesso si sente dire che la flat tax favorisce i ricchi, ma ciò è solo in parte vero: infatti sicuramente a trarne maggiore vantaggio saranno in un primo momento i redditi più alti, però nel medio periodo il benessere tenderà a diffondersi in tutti gli strati della popolazione. Molto banalmente, il “ricco”, con i soldi risparmiati, o farà investimenti in un’impresa, ad esempio assumendo nuovi operai o comprando nuovi materiali, oppure acquisterà beni più o meno di lusso: in ogni caso, comunque, aumenterà la domanda e verranno dati nuovi incentivi all’economia, con conseguente abbattimento della disoccupazione. Inoltre, una tassazione più bassa non può che far diminuire l’evasione: meno tasse ci sono da pagare, più evasori tenderanno a mettersi in regola per poter continuare a vivere alla luce del sole e non più nell’ombra. La progressività, e quindi la costituzionalità, della riforma fiscale sarà garantita da una serie di deduzioni che garantiranno agevolazioni per i redditi più bassi (sul sito www.tassaunica.it si possono trovare le risposte che la Lega dà a riguardo).

Il vero problema, semmai, sono le coperture finanziare. La flat tax, infatti, comporterebbe un buco nel bilancio dello Stato abbastanza consistente, pertanto servono delle entrate che bilancino la diminuzione della pressione fiscale. Poiché risulta difficile trovare le coperture necessarie (siamo nell’ordine dei 60 miliardi di euro), è probabile che la nuova tassa verrà applicata gradualmente, proprio per evitare spese eccessive da parte dello Stato.

EUROPA

La coalizione è divisa al suo interno in un’ala europeista (Berlusconi) ed un’ala euroscettica (Salvini e Meloni). Tuttavia, dal programma comune emerge una linea condivisa da tutti e quattro i leader: sì all’Europa, a patto però che vengano revisionati alcuni trattati, come il Trattato di Dublino, e che vengano presi nuovi accordi che favoriscano il Made in Italy (si parlava ad esempio della richiesta di imposizione di nuovi dazi). Inoltre, come già detto prima, il centrodestra si oppone alle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea, richiedendo maggiore libertà di azione e più flessibilità per quanto riguarda il rapporto in percentuale fra debito pubblico e PIL (rapporto fissato al 3% e che la destra chiede di poter sforare).

SICUREZZA ED IMMIGRAZIONE

I leader del centrodestra sono unanimemente d’accordo quando parlano di estensione del concetto giuridico di legittima difesa e di maggiore certezza della pena, con sanzioni più dure per i crimini più gravi. Strettamente legato alla sicurezza c’è lo spinoso tema dell’immigrazione, da sempre al centro delle campagne politiche della destra più radicale. Innanzitutto, però, è necessaria una precisazione: quando si parla di espulsioni e respingimenti, si fa riferimento agli immigrati clandestini, ossia a quei migranti che entrano in Italia illegalmente e senza nessun documento che possa permettere loro il libero ingresso nel Paese (solamente il 10% del totale dei migranti riesce poi ad ottenere l’asilo politico, gli altri continuano ad essere irregolari). La destra, nonostante i pomposi slogan, di fatto seguirebbe quella che è stata la linea tracciata dal ministro degli esteri uscente Marco Minniti: ossia, maggior controllo dei confini, più respingimenti, minor libertà d’azione alle ONG straniere. Inoltre, verrebbero presi degli accordi bilaterali con i Paesi d’origine per permettere, nei casi in cui si possa risalire all’identità del profugo, il rimpatrio nella maniera più rapida possibile (seguendo il modello virtuoso della Germania). Poiché il problema è la mancanza di documenti, si pensa di implementare e favorire la costruzione di centri di raccolta e di identificazione negli Stati africani ritenuti sicuri, ad esempio la Tunisia, come già in parte avviene, proprio per gestire meglio il flusso migratorio. Nel programma comune, infine, si parla esplicitamente di “Piano Marshall per l’Africa“, cioè una serie di investimenti sul suolo africano volti a migliorare le condizioni di vita della popolazione locale, come da anni già si impegna a fare la Cina (in questa maniera si darebbe lavoro anche a molte imprese italiane). Poiché queste nuove misure difficilmente saranno retroattive, la destra dovrà trovare una maniera per regolarizzare o quanto meno gestire meglio i migliaia di clandestini già presenti sul suolo italiano.

PENSIONI, ISTRUZIONE, AMMINISTRAZIONE

Nel programma comune si legge che uno degli obiettivi di governo è “l’azzeramento della legge Fornero“, ossia la cancellazione di quella che è la legge che al momento gestisce l’apparato pensionistico italiano. Le nuove proposte prevedono che si possa andare in pensione dopo 41 anni di contributi (ossia dopo 41 anni in cui si è lavorato e si sono pagate regolarmente le tasse), oppure dopo il raggiungimento della quota 100 (nel momento in cui la somma di età anagrafica ed età contributiva fa 100, allora si può andare in pensione). Dal punto di vista dell’istruzione, la destra si propone di rendere gratuiti gli asili nido, per incentivare la nascita di nuovi bambini, e di correggere “le storture della Buona Scuola” (ad esempio, i leader della destra si sono dimostrati scettici sul reale funzionamento ed utilità dell’alternanza scuola-lavoro). Per quanto riguarda l’apparato amministrativo-istituzionale, si è parlato dell’introduzione del vincolo di mandato (un parlamentare che venga eletto come rappresentante di un partito non può cambiare schieramento nel corso della legislatura), di elezione diretta del Presidente della Repubblica e di rafforzamento delle autonomie locali, sul modello di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Ovviamente ho preso in considerazione solo alcune delle proposte della coalizione, quelle a mio parere più significative. Tuttavia, non si può votare il centro-destra senza tener conto di alcune problematicità legate ad un voto in tale direzione. Innanzitutto, bisogna considerare l’ingombrante e controversa figura di Silvio Berlusconi: il Cavaliere, pur essendo incandidabile e quindi ineleggibile,  riveste un ruolo centrale nella coalizione, quindi viene spontaneo chiedersi chi sarà premier in caso di vittoria di Forza Italia. Berlusconi ha fatto espressamente il nome di Antonio Tajani, attuale Presidente del Parlamento europeo, o, in alternativa, quello di Mario Draghi, Direttore della Banca Centrale europea: in ogni caso, però, si tratterebbe di personalità di assoluto spessore nello scenario continentale. Anche se rimangono ancora dubbi legati al ruolo di Berlusconi nel momento in cui verrà costituito il nuovo governo.

Destano dubbi anche le strategie di comunicazione adottate da Salvini & Co. (ho trovato inopportuna, ad esempio, la scelta del leader del Carroccio di giurare sul Vangelo). Tralasciando le accuse di razzismo che piovono da tutti i fronti, e che personalmente ritengo senza né capo né coda, rimangono perplessità sulla retorica martellante e talvolta populista di Salvini e Meloni, che, più nelle piazze, a dir la verità, che non in radio o in TV, preferiscono parlare alla pancia e non al cervello degli elettori. Così come non è ancora chiaro quanto realmente sia solida la coalizione, anche se, come abbiamo visto, su molte tematiche-chiave i quattro leader sono sostanzialmente d’accordo.

Questo è il mio parere sulla coalizione di centrodestra, lascio a voi i commenti (e buon voto!).

 

Per chi si fosse perso i precedenti articoli:

“Perché votare il centro sinistra? – Elezioni 2018”

“Perché votare Emma Bonino? – Elezioni 2018”

“Appello ai giovani elettori: come si vota? – Elezioni 2018”

“Come orientarsi? – Elezioni 2018”

“Come funziona il Rosatellum bis? – Elezioni 2018”

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