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Polonia, in migliaia contro le limitazioni all’aborto

Il PiS sta demolendo lo stato di diritto: in pericolo i diritti umani e quelli delle donne

Da qualche anno a questa parte la Polonia è una sorvegliata speciale. Il suo stato di diritto si sta sgretolando sotto gli attacchi del partito conservatore clericale Giustizia e Libertà (PiS), che da quando ha preso il potere nel 2015 ha fatto razzia di tutta una serie di diritti, dall’indipendenza dei giudici alla libertà di espressione ai diritti delle donne.

In migliaia protestano contro la nuova legge sull’aborto

L’ultima mossa di questo progetto politico reazionario e integralista che rischia di far capitolare la democrazia polacca è la sentenza del 22 ottobre scorso. Con essa la Corte costituzionale si è dichiarata a favore di ulteriori restrizioni alla legge sull’aborto. Una pronuncia inconcepibile e inammissibile per le donne di un paese che già dal 1993 aveva una delle leggi più severe in materia in Europa.

Stando alla testimonianza di un’amica, da una settimana migliaia di persone, donne e uomini di tutte le età, gremiscono le piazze e le strade di Varsavia. Manifestano con cartelli e mascherine contro l’ennesimo affronto del governo. Il simbolo che ostentano è un fulmine rosso, che lo speaker del Parlamento R. Telecki, vicino al leader del PiS, ha paragonato alle rune delle SS della Germania nazista, mettendo così in cattiva luce i manifestanti e irrigidendo ulteriormente la posizione della destra. Le proteste sembrano pacifiche e ordinate, ma il governo ha schierato l’esercito a difesa delle chiese e per dividere e disperdere la folla. Ma questa mossa è stata fatta soprattutto a dimostrazione delle sue forza e irremovibilità.

La sentenza e le sue ripercussioni
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La sentenza che ha scatenato i moti di piazza accoglie il ricorso che 119 deputati avevano presentato nel 2019, con cui indicavano la vecchia norma sull’aborto incostituzionale. Essa ha ridotto l’accesso all’intervento a soli due casi: in caso di grave minaccia per la vita o la salute della donna incinta o in caso di stupro o incesto. Pertanto se il feto presenta malformazioni o per tutte le altre evenienze è obbligatorio portare a termine la gravidanza.

Stando ai dati del Ministero della Salute oggi il 97% dei casi di aborto è  giustificato proprio per motivi eugenetici (non più ammessi dalla nuova legge). Le conseguenze di questa decisione saranno enormi: come prima conseguenza aumenteranno inevitabilmente gli aborti clandestini. Inoltre accrescerà lo stesso turismo abortivo, avente come destinazione prevalentemente Germania o Slovacchia. E i viaggi per sottoporsi all’Ivg (interruzione volontaria di gravidanza) saranno sempre più costosi al punto che le donne meno abbienti o provenienti da città piccole e remote saranno costrette a rinunciare anche a questo surrogato di diritto che rimane loro.

La Chiesa sostiene la decisione del PiS

Papa Francesco, che continua la sua piccola rivoluzione nella Chiesa e giusto una settimana fa ha finalmente sdemonizzato le unioni civili, sul tema dell’aborto resta intransigente. Alla riunione del Consiglio permanente della Conferenza episcopale polacca dello stesso 22 ottobre ha ribadito “l’amore privilegiato per gli ultimi e gli indifesi e per la tutela di ogni essere umano, dal concepimento fino alla morte naturale”. La Chiesa sarà sempre dalla parte delle vita e sosterrà iniziative che la proteggono. Per il presidente della Conferenza l’aborto è “in netta contraddizione con il principio di uno stato democratico governato dalla legge”. Nel comunicato ufficiale c’è anche un appello all’assistenza per quelle madri e famiglie che accolgono e crescono bambini malati. Affermazioni e prese di posizione che hanno indignato le donne polacche e contro cui si è scagliata la contestazione della sinistra e dei gruppi pro-choice come la Federazione per le donne e #WyroknaKobiety della National Women’s Strike.

Una causa di tutti

I diritti delle donne sono diritti umani e il diritto all’aborto sicuro e legale è una delle garanzie fondamentali della civiltà europea. Non è più possibile che si dia spazio ai capricci di governi autoritari. Con lo spostamento in Europa di sempre più Paesi verso destra, la sicurezza dei diritti e delle libertà dei cittadini e la stessa democrazia non sono da dare per scontate. La Commissione e il Consiglio dell’Unione dovrebbero avere più polso, a partire dalla solidarietà alla causa delle donne che da giorni manifestano in Polonia. Una causa che ci riguarda tutti da vicino.