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Quale futuro per il parco del Valentino?

Incuria e degrado caratterizzano sempre più negli ultimi tempi ampie zone del parco più amato dai torinesi

Il parco

Il parco del Valentino di Torino è uno dei più noti spazi verdi della città, tanto da diventare un simbolo del capoluogo sabaudo. È situato sulla riva del Po, nei pressi di corso Massimo D’Azeglio e Corso Vittorio Emanuele, vicino alla stazione ferroviaria di Porta Nuova. È un’area verde di circa 421.000 m2 apprezzata tanto dai turisti quanto dai torinesi. Si popola soprattutto nella bella stagione per passeggiate, pic-nic, giri in bicicletta e sessioni di running per i più sportivi.

Agli occhi di un non torinese queste righe iniziali potranno sembrare la tipica descrizione di un piacevole spazio verde urbano, simile ai parchi presenti in numerose città europee. Invece chi vive a Torino sa bene che questa descrizione idilliaca è veritiera solo parzialmente. In molte sue parti il parco è infatti diventato, soprattutto negli ultimi anni, luogo di incuria e degrado. Di conseguenza, in particolar modo nelle ore serali, si trasforma da gradevole luogo di giochi e camminate a zona malfamata e off-limits.

Lo spaccio di droga

Lo spaccio prolifera ormai da tempo su tutto il viale alberato a lato di Corso Massimo d’Azeglio e sulla retrostante collinetta, come succede anche nelle vicine vie del quartiere multietnico di San Salvario. Questo è un altro luogo di contraddizione, dove convivono movida e attività culturali da un lato e delinquenza, commercio di droga e prostituzione dall’altro.

Le retate di polizia e carabinieri non sono frequenti e molto spesso hanno efficacia solo nell’immediato e non nel lungo periodo. Chi conosce la zona sa benissimo che dopo le perquisizioni durante le quali magari vengono fermate un paio di persone, la maggior parte degli spacciatori si rifugia nelle vie di San Salvario per poi tornare al Valentino qualche giorno dopo, quando le acque si sono calmate. È ormai opinione diffusa che la collinetta di corso Massimo d’Azeglio sia una piazza stabile di spaccio. Nessuno si stupisce più, anche se a fianco ci giocano i bambini.

Chiusura di locali e discoteche

Con il calar del sole il numero di persone che frequentano il parco diminuisce esponenzialmente. La causa risiede nella chiusura di locali storici che animavano la vita notturna del parco, per problematiche relative a sanzioni e concessioni comunali. I nomi più noti delle discoteche ormai chiuse sono quelli della Rotonda, dello Chalet e del Cacao. A questi si aggiunge il Fluido, music e cocktail bar chiuso di recente dopo 15 anni di vita, per il mancato rinnovo della concessione da parte del Comune. Questi locali, una volta mete apprezzatissime della movida torinese, ora sono solo tristi edifici abbandonati. Qui si accumulano detriti e rifiuti, contribuendo sempre più all’immagine di trascuratezza che pervade il parco.

Un altro nome da aggiungere alla lista è quello dell’Imbarco Perosino, ristorante e bar che presto sarà costretto a chiudere, per via della causa in corso con il Comune e  per le cifre esorbitanti di affitto, come racconta la titolare al Corriere della Sera. Nel  reportage del Corriere è evidenziato anche come, conseguentemente alle chiusure dei locali e con la diminuzione dell’affluenza di persone nelle ore serali, siano andati in crisi anche i numerosi chioschi che vendono cibo e bevande,una volta meta degli avventori delle discoteche.

Conseguenze e reazioni

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Questo contesto diminuisce le occasioni di socialità e aggregazione, il numero di persone che frequentano il parco del Valentino di sera e dunque anche la frequenza dei controlli e la presenza delle forze dell’ordine. In questo modo è inevitabile che aumentino il degrado e la microcriminalità. Dunque complessivamente è anche più “facile” il verificarsi di episodi di violenza, come quello avvenuto a marzo  all’uscita della discoteca Life. Un trentenne proveniente dalla Guinea, già fermato altre volte dalle forze dell’ordine, aveva tentato di aggredire una diciottenne, venendo poi arrestato con l’accusa di violenza sessuale.

Questo episodio aveva stimolato l’organizzazione di una Notte Bianca del Valentino, svoltasi sabato 11 maggio 2019. Era una reazione spontanea della cittadinanza per “riprendersi il parco” contro la violenza e il degrado. La serata era stata coordinata dalla Stampa e dalla Circoscrizione 8, con aperture straordinarie degli edifici più importanti, interventi musicali, letture collettive e prove di canoa fino a notte inoltrata.

Un altro episodio di reazione alla desertificazione culturale del Valentino e della città, si è verificato più recentemente, durante la notte di San Giovanni. Un gruppo di attivisti dei centri sociali, insieme ad alcuni gruppi musicali, ha occupato lo spazio abbandonato dell’ ex discoteca Cacao. L’idea era una versione alternativa della festa patronale, con fuochi d’artificio e musica, in opposizione allo spettacolo di droni organizzato dal Comune.

Cultura al Valentino?

Effettivamente quali sono le occasioni culturali (nel senso più ampio del termine) per chi, torinese e non, si avventura al parco del Valentino? Solamente una visita alle mostre d’arte organizzate presso la Promotrice o al Borgo Medievale, costruito in occasione dell’Esposizione Universale del 1884, ed ogni tanto qualche gara podistica o le serate nelle poche discoteche rimaste, ovvero il Life e il Club 84.

Ultimamente ha fatto discutere la presenza del Salone dell’Auto, esposizione di veicoli che ogni anno invade letteralmente l’intero parco, e la cui critica è costata proprio in questi giorni la rimozione dell’incarico al vicesindaco Guido Montanari. Senza entrare nel merito della polemica politica, è lecito tuttavia interrogarsi su quali benefici possa apportare ai non appassionati di automobili un evento così invasivo per uno spazio verde della città.

Prospettive future

Ci si domanda come mai uno spazio verde con un così grande potenziale in termini di posizione, estensione e strutture, frequentato anche dai turisti, sia sfruttato così poco e male. Dovrebbe invece essere il motore di eventi culturali di vario genere, dalla musica all’arte e al cibo, con una partecipazione ampia e trasversale. Solo in questo modo il parco potrebbe davvero diventare il cuore pulsante della vita cittadina, luogo di aggregazione e centro di socialità, facendosi promotore di una cultura diffusa e realmente fruibile da tutti i cittadini.

Nell’ultimo periodo però, è arrivata anche qualche bella notizia. Infatti il bilancio del Comune del 2019 ha destinato circa 800 mila euro di fondi. A questi vanno ad aggiungersi altri 2 milioni stanziati da Regione, MIBACT e Cipe, per i lavori di restauro e manutenzione straordinaria del Borgo Medievale, che avranno inizio nel 2020.

Inoltre l’Imbarchino, altro storico locale del capoluogo torinese, chiuso dal 2016, riaprirà questo mese. Avrà un ristorante, un bar, una sala studio e spazi per concerti e mostre.  La gestione è stata affidata all’Associazione amici dell’Imbarchino. Questa, insieme a Banda Larga e ad Aegee-Torino si è aggiudicata il bando per la gestione degli spazi. Sicuramente la sfida sarà impegnativa, dato che la struttura ha subito due anni di abbandono e due alluvioni. Nonostante ciò Lorenzo Ricca, presidente dell’Associazione amici dell’Imbarchino, sembra positivo nel dichiarare al Corriere che avranno la missione di diventare un presidio socio-culturale permanente all’interno del parco.

Basteranno questi timidi segnali di ripresa per far uscire il “Vale” dall’incuria odierna?